Referendum, amnistia ed elezioni in Cecenia: fu un processo politico o una farsa? | CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
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16 luglio 2003


Referendum, amnistia ed elezioni in Cecenia: fu un processo politico o una farsa?

Per valutare il processo politico che il governo russo ha portato avanti nella piccola repubblica caucasica in questi ultimi anni riporto qui alcune informazioni assieme a qualche link credo significativi perchè si possa conoscere i termini della questione.

Le parole d'ordine con cui si è voluto tentare di portare avanti un processo di normalizzazione politica in Cecenia sono: "referendum", "elezioni presidenziali", "ampia autonomia" e in alcune occasioni "amnistia". Si tratta evidentemente a prima vista di un'ottima idea. Pensare di pacificare la regione con un referendum che prevede uno status di larga autonomia, la possibilità della popolazione di eleggersi un presidente, e garantire l'amnistia ai guerriglieri che non si siano macchiati di atti di terrorismo è sicuramente uno degli ingredienti fondamentali che sarebbero necessari per riportare sotto controllo il conflitto.

Tuttavia, come sempre succede, oltre agli atti in se stessi, bisogna anche valutare i metodi e le intenzioni che li ispirano. Se infatti si va a guardare un pò dietro alle quinte per comprendere meglio che cosa ha caratterizzato questo presunto processo politico negli ultimi anni diventa anche possibile comprenderne meglio il fallimento.

Che cosa prevedeva la costituzione per la Cecenia votata nel referendum del 23 marzo 2003?

Elenchiamone brevemente solo alcuni aspetti.

In questa costituzione è previsto che il presidente ceceno potrà essere deposto in qualsiasi momento da quello della Federazione Russa, lo stesso presidente ceceno potrà anche non essere un ceceno (p.es. potrebbe diventarlo lo stesso Putin se dovesse lasciare il suo posto da Presidente della Federazione), il parlamento ceceno potrà essere dissolto in qualsiasi momento dalla Duma Russa, solo la lingua Russa sarà quella ufficiale (che è la madrelingua di solo il 5% dei ceceni), la procura federale avrà un controllo completo della procura locale cecena (cioè tutti gli ufficiali delle procure cecene saranno designati esclusivamente dal Cremlino), lo sfruttamento delle risorse petrolifere, naturali, ecc. da parte delle istituzioni federali sarà possibile senza alcun consenso da parte di alcuna autorità cecena, le organizzazioni politiche dovranno fare parte di partiti esistenti su tutto il territorio russo (cioè non si possono fondare partiti locali), la cittadinanza cecena è abolita (quando perfino altre repubbliche della federazione russa hanno una loro propria cittadinanza).

Questo è quanto si è fino ad ora inteso come "ampia autonomia" per la Cecenia.

In quali condizioni si sono tenute il cosiddetto "referendum" e le "elezioni presidenziali" in Cecenia?

Non ci sono media liberi e pluralisti (è in realtà un falso problema, la maggior parte delle famiglie cecene non hanno nemmeno la TV), malgrado siano ufficialmente ammessi partiti e/o movimenti politici che possano avanzare delle obiezioni, è un fatto ben noto che chi osa farlo "sparisce" nel nulla. Non c'è sostanzialmente alcun dibattito pubblico. Per quanto rigurada l'ultimo referendum hanno perfino potuto partecipare 36.000 soldati russi (foto: trupe russe in coda davanti ad un seggio), a nessun ceceno è stato concesso di controllare e visionare il conteggio dei voti (un giornalista francese del Le Figaro ed uno britannico del Guardian hanno scoperto che potevano votare anche loro.... e lo hanno fatto!), e dato che non si è rifatto alcun censimento serio dal 1989, si fa risultare che gli aventi diritto al voto nell'ormai spopolata repubblica, sono 600.000 quando da stime indipendenti si sa che in realtà non possano esserci più di 400.000. Come hanno votato i rimanenti 200.000 "fantasmi" non si sa. Nessuno ha potuto assicurarsi che i 180.000 morti (o più?) nelle due guerre non siano stati fatti "resuscitare" per l'occasione.

Inoltre, i gli unici candidati credibili e con qualche rappresentatività della popolazione cecena (come p.es. Malik Saydullaev, Ruslan Khasbulatov, o Aslanbek Aslakhanov), e che nei sondaggi risultavano nettamente in testa rispetto agli uomini imposti dal Cremlino, come Akhmad Kadyrov prima e Alu Alkhanov poi, furono costretti a ritirarsi. O perchè gli furono offerti dei posti alternativi che non "potevano rifiutare" (Aslakhanov ha pensato bene di diventare consigliere di Putin), oppure, perchè chi si rifiutò di ritirarsi dalla competizione elettorale fu espunto con mezzi burocratici e "legali". In certi casi poi la TV e la radio di Grozny sono state spente in piena campagna elettorale, un fatto che è palesemente in violazione di qualsiasi principio di libera espressione politica.


Infine, secondo varie ONG per i diritti umani, le minacce ai rifugiati di confisca dei viveri se non andavano a votare erano ben più che fenomeni isolati e i villaggi che non avrebbero votato in modo "appropriato" rischiavano di andare incontro ad operazioni di "pulizia" (le cosiddette "zachitzkas").

Come è andato a finire il referendum?

Dopo 230 anni che la popolazione cecena ha apertamente mostrato il suo ostinato e risoluto carattere separatista, nel referendum del 23 marzo 2003 risulta che hanno votato a favore di tale costituzione il 96% dei ceceni. Si tratta evidentemente di una farsa tanto quanto lo è stata l’elezione di Saddam Hussein a presidente dell’Iraq con il 99% dei voti.

In che cosa consisteva l'amnistia?

Era una proposta già avanzata e messa in atto tempo fa e che mostrò purtroppo di celare ben altre intenzioni (come nel caso dei soldi per la ricostruzione, la ripetuta dichiarata promessa mai mantenuta delle autorità di punire o almeno fermare i crimini di guerra dei propri soldati e lo stesso referendum). Si è trattato di una mera proposta di resa incondizionata. All'amnistia infatti non venne affiancata alcuna dichiarazione per una apertura alle trattative verso qualche rappresentante ceceno che godesse di qualche sostegno e credibilità tra la popolazione. Si insistette anzi sulla la validità della costituzione e l'indisponibilità verso i "ribelli".
Il rifiuto di trattare non certo con il terrorismo, che va da sè, è una impossibilità logica e morale, ma neppure con quelle autorevoli leadership cecene non compromesse con atti di terrorismo, e che esistono in tutti gli strati sociali, ha finito per rinforzare le ale più estremiste e radicali della guerriglia.

Sempre per quanto riguarda l'amnistia bisogna anche ricordare che nei casi precedenti (nel 1934 e anche più recentemente nel 1999) i guerriglieri che deposero le armi volontariamente furono pochissimi. Ma questo non perché, dopo anni di guerra, non ci sia ormai uno sfinimento generalizzato anche tra di loro, ma perché si scoprì ben presto che alcuni, quando vennero allo scoperto e si presentavano alle forze armate russe, "sparivano" o venivano uccisi, e non di rado questo assieme a parte dei loro famigliari che vennero arrestati subito dopo nelle "zachitzkas" notturne.

Le responsabilità della comunità internazionale.

La cosa peggiore è che la Comunità Europea e il governo USA dichiararono per lungo tempo apertamente che tali "amnistie", "referendum" e costituzioni che prevedono "ampie autonomie" sarebbero una dimostrazione della disponibilità di Mosca verso una soluzione politica del conflitto. Questo ha contribuito a far si che l'ala moderata, laica, democratica e di ispirazione liberale occidentale della comunità cecena si è sentita tradita dall'occidente. Anche questo ha di fatto contribuito a spianare la strada alle tendenze di estremismo islamista che sono ormai ben evidenti. I media occidentali poi sono stati prevalentemente distratti, focalizzandosi quasi esclusivamente sul conflitto iracheno e limitandosi in buona parte a ripetere le agenzie stampa russe senza verificarne l'attendibilità. Il tema veniva alla ribalta solo nei casi in cui si verificano atti di terrorismo. 

Almeno la comunità internazionale non ha mandato osservatori per monitorare la presunta leggitimità di simili "elezioni" dato che erano già viziate a priori. Mosca reagì facendo leva sulla disinformazione attorno al caso e chiedendo come si possano dichiarare illegittime delle consultazioni elettorali se non si mandano degli osservatori? Ma se abbia ancora senso madare osservatori in un simile contesto lo lasciamo al buon senso del lettore... 

Conclusione

In conclusione bisogna riconoscere che se l'idea di Mosca nel portare avanti un processo di normalizazzione politico è in quanto tale una intenzione da appoggiare, non si può tuttavia prescindere dai metodi a dalle intenzioni che lo accompagnano. Il tentativo di presentare un percorso politico già deciso a priori, l'avere imposto un potere totalmente estraneo alla popolazione e che non gode di alcuna rappresentatività con delle consultazioni farsa, assieme ad una ostinata chiusura delle autorità russe ad aprire un tavolo dei negoziati con le componenti della società civile più moderata, non poteva altro che vanificare il tutto, e semmai ha portato ad una ulteriore radicalizzazione delle posizioni.
E' ormai sotto gli occhi di tutti che il presunto processo politico di Putin in Cecenia, e di cui si è parlato diffusamente in questi ultimi anni, non solo è fallito, ma di fatto non è mai esistito.

Il 27 Novembre 2005 il tutto si ripeterà  per le elezioni parlamentari. Anche questa volta il Consiglio d'Europa ha già dato ad intendere che non hanno intenzione di mandare osservatori perché anche in questo caso nulla è cambiato rispetto a prima, le condizioni sono le stesse.

Links sull'argomento: 

"CHECHNYA - The new constitution" della The NIS Observed: An Analytical Review - Volume VIII Number 7 (23 April 2003) - sezione CHECHNYA verso la fine.


e dal sito web Prague Watchdog:

"The Russian referendum in Chechnya"

"Chechen amnesty serving political PR campaign?"

"Chechnya: From a pseudoreferendum to pseudoelections"
                                                                                                                                                            




permalink | inviato da il 16/7/2003 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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