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16 maggio 2005


I cinque miti sulla Cecenia -parte prima

Inizia una serie di cinque puntate sui luoghi comuni che circolano sulla Cecenia. I "cinque miti" sono stati scritti dall'ONG per i diritti umani, la Società per l'Amicizia Russo-Cecena (in russo: link, versione parziale in inglese: link) , i cui membri sono sia russi (quartiere generale a Nizhni Novgorod, nel centro-sud della Russia) che ceceni. Non attenendosi alla versione ufficiale del governo, come abbiamo già visto, hanno dei grattacapi con le autorità: link & link. Consiglio questa piccola serie in particolare a tutti i giornalisti e coloro che vogliono fare una ricerca per un confronto critico delle notizie e la situazione cecena.


Dal sito www.friendly.narod.ru/literat/five.htm

Cinque miti sulla Cecenia - parte prima

La macchina ufficiale di propaganda, che serve la guerra in Cecenia, funziona a pieno regime. Il suo scopo è quello di fare un massiccio lavaggio dei cervelli, di formare nella coscienza pubblica l'immagine del "nemico malvagio" e di giustificare le ragioni delle "nostre" azioni. Per questo sono in circolazione dei miti, sia nuovi che vecchi, partiti con le loro radici dai tempi dello zarismo e dello stalinismo.

Proviamo a confrontare quelli più diffusi con i fatti e con la logica.

1) Cecenia: secolare parte della Russia

La conquista della Cecenia da parte dell'impero russo cominciò nel XVIII secolo e terminò a metà del XIX secolo. Lo zarismo aveva lo scopo di "conquistare i popoli delle montagne o sterminare coloro che ancora non erano stati sepolti" (Nicola I). Nel corso della conquista i ceceni furono cacciati dalle terre fertili delle montagne e sgomberati in Turchia, e i loro villaggi furono distrutti (l' "antica città russa" di Groznyj fu fondata al posto di antichi aul (villaggi del Caucaso e Asia centrale, N.d.T.) ceceni distrutti). Nel corso di quasi ottant'anni, dal 1780 al 1859, gli abitanti delle montagne condussero contro i colonizzatori una lotta armata. Il suo apice fu la guerra Caucasica (1817- 1859), la guerra coloniale più duratura nella storia. Durante la repressioni degli abitanti delle montagne, a capo dei quali c'era l'imam Shamil', furono inviate più truppe che contro l'esercito di Napoleone. E non meno tenacemente i villaggi ceceni non desideravano entrare a far parte  dell'impero. Un corrispondente di guerra di uno dei giornali moscoviti scrisse: "In Cecenia il solo posto che ci appartiene è quello dove c'è il nostro reparto; quando il reparto si sposta ecco che quel posto velocemente passa nelle mani dei ribelli". Molti soldati russi, non desiderando prendere parte all'avventura coloniale, disertarono e scapparono in Cecenia, libera dalla servitù della gleba: nell'esercito di Shamil' essi formarono addirittura un reggimento russo riservato. Le forze democratiche e rivoluzionarie in tutto il mondo salutarono la resistenza anti-imperialistica nel Caucaso come parte della lotta di liberazione di tutto il mondo. "I popolo d'Europa dovrebbero seguire ed imparare dall'esempio della lotta eroica degli abitanti delle montagne per la libertà contro lo zarismo russo" scrissero a quel tempo Marx e Engels.

Ma le forze in questa lotta furono piuttosto disuguali. Dopo qualche decennio di lotte sanguinose le forze dello zarismo riuscirono a reprimere la resistenza dei popoli caucasici e ad inserirli violentemente nell'impero.

Così andarono le cose per quel che riguarda la motivazione "storica" del "diritto" del potere russo sul possesso della Cecenia.

Traduzione di Chiara Zambrini



permalink | inviato da il 16/5/2005 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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