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23 maggio 2005


I cinque miti sulla Cecenia -parte seconda

Continua con la seconda puntata il ciclo sui miti della Cecenia curata dalla Società per l'amicizia russo-cecena. Traduzione di Chiara Zambrini.


2)
Cecenia: nazione di malviventi. Peculiarità etnica: propensione al brigantaggio e alla presa di ostaggi

Nella storiografia russa del XIX secolo si ammette che la più grande attività sul piano delle scorrerie di briganti nel Caucaso, da sempre (già nel XVIII secolo) si rivelò non quella dei ceceni, ma quella dei cosacchi russi, disposti sulla "linea caucasica" lungo il fiume Terek. Attacchi sistematici e rapine nella loro parte di territorio costrinsero i ceceni a sistemarsi più lontano dai loro bellicosi nemici, ma vivere entro i limiti della raggiungibilità dei russi era considerato da loro come una manifestazione di coraggio.

Successivamente le scorrerie trovarono applicazione da entrambe le parti, e nello stesso tempo avvenne che esse si caratterizzarono per un carattere "contrattuale": i cosacchi, spesso con l'approvazione del potere, da specialisti, autorizzarono i ceceni a realizzare le loro incursioni, per avere delle basi per delle "spedizioni di castigo", e per la presa delle estrazioni del sottosuolo. (Questa storia non ricorda la marcia del reparto di Basaev in Daghestan?).

Per quanto riguarda la cattura e le uccisioni dei sequestrati, il record storico non appartiene ai ceceni. Il sistema dei rapimenti di massa fu largamente utilizzato nel Caucaso proprio dai condottieri russi, in particolare dall' "eroico" generale Ermolov (da notare che tutto ciò ha avuto origine molto prima della comparsa in Russia dei bolscevichi che, come ora è "noto a tutti", sembra abbiano inventato questo metodo barbaro). La maggioranza degli ostaggi veniva catturata negli aul e, senza indugio, venivano impiccati nei casi di qualche tradimento o disobbedienza da parte degli abitanti delle montagne, e nello stesso tempo spesso subivano ripercussioni non solo i parenti dei colpevoli, ma semplicemente le prime persone che capitavano a tiro.

Parlando di criminalità e rapimenti di persona in Cecenia oggi, dopo due guerre, bisogna anche porsi un problema: cosa succederebbe nella stessa Russia se i loro villaggi e città venissero trasformati in rovine, se l'economia di fatto fosse distrutta, come è successo in Cecenia, come risultato della prima guerra? Non aumenterebbe forse la quantità di delinquenti, in condizioni di quasi completa assenza di normali fonti di sostentamento e in una generale esasperazione? Si può dire con sicurezza che fra i russi in questa situazione si troverebbero non meno persone desiderose di risolvere i loro problemi con la delinquenza, che fra i ceceni. D'altra parte, sulle bocche della propaganda ufficiale russa, del potere e dei soldati lo sdegno per il pretesto del "terrorismo ceceno e del banditismo" ha raggiunto i più alti apici del cinismo. Persone che approvano, che realizzano e giustificano il terrorismo governativo. È loro la responsabilità per le uccisioni di massa, per le torture, per i maltrattamenti, per i tagli delle orecchie e per tante altre cose, ma essi non hanno nessun diritto di intervenire in qualità di tutori della "legge".

Ritorna al mito precedente




permalink | inviato da il 23/5/2005 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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