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16 settembre 2005


Anna Politkovskaja, una giornalista contro il Cremlino

Ci sono vari resoconti molto interessanti sulla visita della Polikovskaya a Mantova. Probabilmente ne posterò anche altri nei prossimi giorni.


Anna Politkovskaja, una giornalista contro il Cremlino

Nel libro "La Russia di Putin" l'accusa senza reticenze di una donna coraggiosa contro un potere corrotto, violento e antidemocratico, che non esita a sacrificare i cittadini per affermare la propria logica.

 «Io sono un essere umano tra i tanti, un volto nella folla di Mosca, della Cecenia, di San Pietroburgo o di qualunque altra città della Russia.» Così si considera Anna Politkovskaja nell'introduzione del suo libro La Russia di Putin (Adelphi, pp. 293, euro 1Cool, presentato domenica scorsa al Festivaletteratura di Mantova. Ma questa donna coraggiosa, conosciuta in Occidente soprattutto dopo la pubblicazione di Cecenia. Il disonore russo, stampato in Italia da Fandango, non può essere considerata una persona tra le tante. E', al contrario, una professionista che cerca, e ci riesce certamente, di fare il suo mestiere con una serietà ormai rara in un mondo dell'informazione sempre più condizionato dal potere politico ed economico. Una coerenza che nel suo paese può anche significare rischiare la vita, come ricorda Oleg Panfilov, direttore del centro di giornalismo russo, che denuncia l'uccisione, ogni anno, di oltre venti professionisti dell'informazione ed oltre cento aggressioni.

Per queste ragioni Anna Politkovskaja è «una delle rare persone - come ha detto Paolo Flores d'Arcais - che oggi stanno raccontando e analizzando quel paese continente che è la Russia..» E nel suo ultimo lavoro non lo fa con il piglio di una professionista della politica: «Le analisi politiche le fanno i politologi» scrive sempre nella prefazione. Dà, al contrario, un'immagine nitida del suo paese attraverso una serie di aneddoti, di piccole o grandi storie, più efficaci senz'altro di qualsiasi analisi. Racconta l'esercito, e con esso ritorna inevitabilmente la guerra di Cecenia, racconta le violenze, le torture, gli stupri, le uccisione sommarie. Racconta senza reticenze la corruzione, il lavoro di una magistratura asservita al potere e ai più ricchi, le gravi inefficienze di un sistema statale che ancora gestisce, per esempio, il riscaldamento centralizzato delle abitazione. Senza essere capace però di sottrarre all'ipotermia i propri cittadini, anche quelli ormai alla fine della  propria vita, pieni di ferite e medaglie conseguite per aver combattuto i nazisti e ai quali Putin invia ogni 9 maggio ipocriti messaggi di auguri. E racconta le tante, tantissime storie di ingiustizia che ormai segnano la vita quotidiana della stragrande maggioranza dei russi.

Una delle vicende centrali del libro riguarda paradossalmente uno dei pochi casi di giustizia ottenuta in seguito all'uccisione di una giovane cecena da parte di un alto ufficiale russo: «Il 25 luglio del 2003 - scrive Politkovskaja - il tribunale militare del distretto del Caucaso Settentrionale emette finalmente la sentenza relativa al caso dell'ormai ex colonnello dell'esercito russo Jurij Budanov, che ha combattuto in entrambe le guerre cecene ed è stato insignito di due medaglie al valore. E' una condanna a dieci anni da scontare in un carcere duro per crimini compiuti in Cecenia...». Dunque un fatto positivo ma che per la giornalista è solo il frutto di una serie di circostanze eccezionali - un magistrato coraggioso e nuove compatibilità internazionali - che non fanno altro che mettere in risalto quel quadro più generale fatto appunto di impunità e compiacenza nei riguardi di chi si macchia di gravi crimini. «Budanov ha compiuto questo terribile delitto - ricorda la giornalista - esattamente lo stesso giorno in cui Putin è stato eletto per la prima volta. Quel giorno il colonnello e gli altri militari avevano bevuto molto, come si suole fare per festeggiare l'elezione del presidente e anche il compleanno della figlia di Budanov. Il quale, ad un certo punto, ha sentito il desiderio di una donna e i suoi sottoposti si sono adoperati per cercarla, portando poi una ragazza negli alloggi dell'ufficiale, la giovane cecena El'za Kungaeva, poi brutalmente assassinata dal militare.» L'iter che ha fatto seguito alla denuncia di questo episodio ha ricalcato la prassi dominante in Russia e ha cercato di sfruttare il fatto che la giovane era complice della guerriglia separatista cecena e che non aveva voluto rivelare i nomi dei terroristi. Ma a quel punto l'assassinio di El'za non era più un fatto privato dei russi. La notizia era arrivata anche alle orecchie di Joschka Fischer, ministro degli esteri tedesco, che fece sapere direttamente a Putin che la comunità internazionale non avrebbe mai accettato la scelta del Cremlino.[*] A quel punto i russi fecero marcia indietro. «Si è trattato dunque di un gioco squisitamente politico e comunque un'eccezione» dice la scrittrice. Anna Politkovskaja non può non ricordare nel suo libro i due episodi più tragici della recentissima storia russa: il massacro del teatro Dubrovka di Mosca dell'ottobre 2002, oltre cento morti, perpetrato dalle forze di sicurezza russe dopo l'occupazione da parte di un commando ceceno; e la strage della scuola di Beslan, quando, per annientare anche in questo caso i separatisti che avevano preso in ostaggio studenti e insegnanti, non si esitò a rifiutare qualsiasi trattativa con la conseguente uccisione di 360 persone tra cui 186 bambini. In questa circostanza la giornalista si offrì per trattare ma non riuscì ad arrivare sul posto perché qualcuno cercò di avvelenarla e venne salvata solo dall'intervento dei medici. Da allora, scrive ancora Anna Politkovskaja, «la seconda guerra cecena non solo non è finita, ma ha stretto ancora di più la sua morsa.» In una spirale «terrorismo e antiterrorismo, macine di uno stesso mulino che ci riduce in farina.» A Mosca come a Washington.

Vittorio Bonanni

Fonte:www.liberazione.it 14.09.05

[*] Questo non lo sapevo e, se è vero, tanto di cappello a Fischer. Ma c'è poco da applaudire al governo Schroeder il quale ha mostrato di essere il più cinico ed omertoso dei governi occidentali nei confronti dell'involuzione autoritaria russa. La Politkovskaya stessa ha dedicato l'introduzione del libro (almeno nella versione tedesca) a questo aspetto.




permalink | inviato da il 16/9/2005 alle 21:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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