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14 novembre 2003


Breve storia del conflitto russo-ceceno. Dagli Zar al crollo dell'Unione Sovietica

Il conflitto tra la Russia e la piccola regione Caucasica e che ora è conosciuta come la "Repubblica di Cecenia" denominata dai ceceni la "Repubblica di Ichkeria", ha radici secolari. Si tratta di un conflitto che risale nei secoli addietro e non si è mai spento. Il tentativo di assimilazione della Cecenia all'interno della Russia degli zar prima, dell'Unione sovietica poi e della Federazione Russa oggi, ha inevitabilmente cocciato contro una ostinata resistenza e lunga ribellione.

Fin dai tempi di Pietro il Grande la Cecenia fu invasa dai Russia già nel 1770. Il conflitto ha pertanto delle origini lontanissime.

La storia cecena non è però mai entrata in contatto con quella Russa prima di quella data. La Cecenia si è formata a partire da un ampio gruppo di tribù che abitavano le catene montuose del Caucaso e le cui origini risalgono fino a tremila anni addietro. La società cecena si è sempre basata su una struttura arcaica di clan e famiglie spesso rivali tra loro che, se lo ritenevano necessario, perseguivano anche la vendetta di sangue. Questa frammentazione sociale con tali usi è uno degli aspetti in parte ancora esistenti nella società cecena presente e su cui può fare facilmente leva il loro comune nemico di sempre. D'altra parte non esistevano però reali differenze di ceto o di classe, al contrario della società russa degli zar dove le classi contadine erano praticamente ridotte in schiavitù o comunque vivevano in condizioni di pesante miseria e povertà a spese di una piccola ma ricca borghesia. Sotto questo aspetto le nozioni di libertà e autodeterminazione proprie della struttura a clan rendono la cultura cecena più vicina a quella dei principi democratici occidentali di quanto non lo sia la concezione accentratrice e uniformante di stato russa.

La lingua cecena è antichissima e, come il basco,  non sembra avere alcuna parentela con qualsiasi lingua conosciuta. Potrebbe essere definita il "basco del Caucaso". E' sopravissuta, e rimane la madrelingua del 95% dei ceceni, malgrado sia stata bandita nelle scuole e negli enti pubblici e fu vietata, fino agli inizi degli anni ottanta, perfino quale lingua con cui potersi esprimere in pubblico.

La religione non è sempre stato l'Islam. Prima dell'invasione russa erano presenti varie religioni, e a partire dal IX secolo anche il cristianesimo. Solo nel 1485, durante la prima lotta contro un dominio straniero, allora dell'impero ottomano, un sultano riuscì ad importarvi l'Islam. Ma il tipo di Islam che fece presa più di ogni altro in Cecenia fu, e rimane tutt'ora, quello Sufi, ovvero l'ala più mistica e quella solitamente più pacifica. Un Islam bellicoso che predica la jiihad non fece mai veramente presa sulla popolazione, se non in quei momenti della sua storia, come quello attuale, in cui ne veniva minacciata l'esistenza.


Mappa del Caucaso

Così fu anche nel 1770: Il fuoco della guerra santa era il coagulante per formare un blocco di resistenza nella società cecena contro gli invasori. La prima grande rivolta cecena si registra dal 1773 al 1791. Ma il capo dei ribelli, Mansur Usurma (curiosamente un italiano, tal Giovanni Battista Boetti, ex Domenicano missionario convertitosi all'Islam), venne catturato dai russi. Segue una spietata repressione, le terre vengono espropriate e conquistate dagli zar che, nel 1813, conquistano anche il Daghestan.

Nel 1824 la rivolta si riaccende ed è guidata dal celeberrimo imam Shamil, un daghestano, e dura fino al 1859. Di nuovo la religione risultò un agente catalitico nell'unire la popolazione contro una prospettiva di quel che chiamano "russificazione". Si tratta della ribellione più consistente e più nota nella storia cecena contro l'incorporazione nello stato russo. Una occhiata alle date può dare una idea di quanto ostinato fu già allora il rifiuto all'assimiliazione e quanto difficile dovesse essere stato riuscire a sottometterli prima che Shamil venisse battuto nel 1859, data ufficiale dell'annessione della Cecenia alla Russia.

Nel 1864 già stavano fervendo nuovi preparativi di rivolta che vennerò però scoperti quasi subito ed a cui i russi fecero seguire uno stato di polizia in tutto il territorio corrispondente alla Cecenia, Inguscezia e l'odierno Daghestan. In origine tutti questi territori andavano a formare un unico popolo che solo le vicende belliche qui descritte hanno finito per spezzare in più parti distinte. Prima le tre repubbliche andavano a formare un'unica nazionalità.

Agli inizi del XX secolo, sull'onda dell'industrializzazione si scopre il petrolio in Cecenia. Nasce così la capitale Grozny (nel 1893 nascono i primi pozzi petroliferi), ovvero un'ulteriore "invasione" russa di tipo industriale ed affaristico nelle adiacenze dei pozzi di petrolio. Si costruiscono gli insediamenti industriali e la Russia si vanterà, non a torto, di avere costruito la capitale cecena Grozny e che, a suo dire, ha "elevato" il proletariato ceceno.

Siamo ormai alla rivoluzione d'ottobre e, come noto, fu tutto un subbuglio. Dopo la caduta degli zar tutto il territorio dell'impero si risveglia ed il Caucaso non sta a guardare. Nel dicembre del 1917 una alleanza Caucasica, paradossalmente incoraggiata proprio da un Lenin che firmò una "Dichiarazione sui diritti dei popoli della Russia", dichiara l'autonomia politica e amministrativa del Caucaso del nord e nel maggio dell'anno successivo si dichiara sovrana e indipendente.

Ma risulterà solo un effimero tentativo di riconquistare una indipendenza la cui memoria i Ceceni preservano ormai solo attraverso le generazioni. Le forze controrivoluzionarie guidate dal generale Denikin con la sua "armata bianca" e che contesero il potere ai bolscevichi pongono fine all'indipendenza solo cinque mesi più tardi e infine, due anni dopo, i bolscevichi sconfiggono Denikin a sua volta. Tutto ritorna in sostanza come prima: il Caucaso, e quindi anche la Cecenia, ritorna ad essere un protettorato russo.

Nasce l'Unione Sovietica e, nel 1922, Lenin dichiara il Caucaso come "Repubblica Sovietica autonoma della  montagna". La Cecenia risulta una regione autonoma, assieme al Daghestan, Inguscezia e l'Ossezia. L'autonomia non era solo virtuale: Lenin diede effettivamente un certo grado di autonomia amministrativa alle regioni Caucasiche e, sia pur sempre nei limiti dell'impero, accettò un certo grado di autodeterminazione dei popoli sovietici. Quando muore nel 1924, Stalin, che non vedeva di buon occhio le aperture di Lenin in materia, dissolse la Repubblica Sovietica autonoma della Montagna e ritorna ad imporre un rigido controllo ed una centralizzazione economica e politica. Introduce l'ateismo di stato, la collettivizazione forzata e il russo e il cirillico come lingua parlata e scritta obbligatoria.

E' troppo per un popolo così attaccato alla religione ed alle sue tradizioni. Nel 1929 scoppia nuovamente la rivolta. E anche questa volta la Cecenia diede del filo da torcere ai russi che dovettero combattere aspramente fino al 1936 per domare la ribellione. Il 1936 coincide anche con l'anno in cui si forma ufficialmente la Repubblica Autonoma Cecena-Inguscia.

Poi, la seconda guerra mondiale arriva anche nel Caucaso, dove Hitler conquista la Georgia e il Cabardino-Balcaria per impossessarsi dei pozzi di petrolio. Il popolo Caucasico non vedeva l'ora che arrivasse un qualsiasi altro popolo invasore per liberarlo dal giogo sovietico, ed alcuni, in particolare i caracini, si allearono con le armate naziste. Ma Hitler, e questo va sottolineato, non entrò mai in Cecenia e Inguscezia e non vi trovò una collaborazione rilevante.

Eppure, con la falsa accusa di collaborazionismo, la vendetta di Stalin non farà alcun distinguo. Giungono implacabili le purghe Staliniane di un grado di inciviltà pari soltanto a quelle dei nazisti. Il 23 febbraio del 1944 tutti i ceceni, caraciai e inguscezi vengono deportati in massa in Siberia e nell'Asia centrale. L'8 marzo la stessa sorte tocca ai Balcari. Furono deportati quasi un milione di persone con modalità analoghe a quelle delle SS. La deportazione venne attuata stipando la gente all'inverosimile nei treni merci e vi fu anche una "notte dei cristalli" in cui vennero dati alle fiamme tutti i libri e le opere di cultura cecena. Si calcola che 400.000 ceceni furono deportati e circa 100.000 morirono durante il trasporto per stenti, assiderazione e fatica. Il risultato della "pulizia etnica" di Stalin in Cecenia e Inguscezia fu un deserto disabitato. La tragedia delle deportazioni del 1944 viene ancora oggi commemorata ogni 23 febbraio, ed è forse l'esperienza più sconvolgente che è rimasta impressa nella loro coscienza nazionale fino ad oggi. Praticamente tutti i Ceceni che sono nati prima del 1957 sono figli dei deportati di Stalin e pertanto non sono neppure nati in Cecenia. Infatti fu in quell'anno che Kruscev riconobbe il crimine Staliniano e li riabilitò, concedendogli di ritornare alle loro terre. Ma intanto le case furono occupate da famiglie russe, con tutte le prevedibili conseguenze. Nuovi scontri avvengono tra la comunità russa, che nel frattempo vi si era stabilita, e la popolazione cecena che al loro ritorno si trovavano le case occupate e le terre espropriate.

Segue un lungo periodo di calma relativa. Probabilmente perché esausti e senza più forza ne voglia di combattere la comunità cecena accetta, almeno in apparenza, la sottomissione al regime sovietico. I trenta anni successivi sono infatti contrassegnati da una apparente convivenza. Fino a quando non crollò il muro di Berlino. Momento in cui divenne fin troppo evidente che i sentimenti "anti-russi" erano rimasti gli stessi di sempre.

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Continua: "Dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Il primo conflitto russo-ceceno: la guerra personale di Eltsin"
                                                                                                                                                         




permalink | inviato da il 14/11/2003 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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