Il secondo conflitto russo-ceceno: la guerra personale di Putin | CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

CeceniaSOS [ Un blog sul conflitto in Cecenia. Un osservatorio sulla Russia, il Caucaso e i dintorni. ]
 


 

Prima del crollo dell'URSS

Il primo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Eltsin


Il secondo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Putin


Alcune cose da sapere

La situazione in pillole

I cinque miti sulla Cecenia:
IIIIIIIV - V

Referendum, elezioni ed amnistie in Cecenia

Al-Qaeda e il terrorismo ceceno: mito e realtà

Immagini dall'inferno ceceno

Sezioni d'informazione in italiano
   
Partito Radicale Transnazionale
   Forum radicale sulla Cecenia
   PeaceReporter
   Peacelink
   Warnews

Un genocidio nel cuore d'Europa

L'appello di Adriano Sofri

In ricordo di Antonio Russo

Tesi di Laurea/Master e rapporti di ONG sulla Cecenia (.pdf/.doc su richiesta):

"La dimensione internazionale del conflitto separatista tra Russia e Cecenia nel contesto
post-sovietico"


Analisi del ruolo del petrolio nel Dagestan post-sovietico

La guerra asimmetrica nel contesto dei nuovi conflitti.
Caso studio: Le guerre in Cecenia

"The current Russian nuclear policy"

"Cecenia: una guerra senza fine tra il neoautoritarismo post-sovietico in Russia e lo scontro geopolitico nel Caucaso"

"Organizzazioni non governative e tutela dei diritti umani: l'esempio di Memorial in Cecenia"


APM: "Genocidio strisciante in Cecenia"


Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!

(Il piano di pace dell'ex governo di Maskhadov, chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l'egida dell'ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est, e che possa finalmente condurla alla pace, all'ordine, alla democrazia, la libertà e infine all'indipendenza o almeno ad un'ampia autonomia. Per maggiori informazioni clicca qui.)

Popoli oppressi: unitevi!

  Italian Blogs for Darfur

Appello per l'Iran libero e democratico

    

Montagnard Foundation
  

           Free Tibet


 

 

 

 

 

   
         Free Cuba





    Free East Turkistan




Human Rights in North Korea

          

   Unrepresented Nations
and Peoples Organization

          


1 dicembre 2003


Il secondo conflitto russo-ceceno: la guerra personale di Putin

Ma la vera pace era ancora lontana. I Ceceni dovevano fare i conti innanzitutto con se stessi e tentare di isolare l'abbondante quantità di frange estremiste, terroriste, mafiose e criminali che si instaurarono nel tessuto sociale anche grazie agli eventi bellici.

Malgrado sia stata firmata la pace e la popolazione cecena abbia trovato una nuova libertà e indipendenza, quelle bande criminali e mafiose, che come abbiamo detto, furono precedentemente anche ampiamente finanziate e armate dai russi con lo scopo di destabilizzare gli equilibri nella repubblica, erano ancora tutte in circolazione. In particolare avvennero tutta una serie di rapimenti (tra i casi più clamorosi quello organizzato dal gruppo di Salman Raduev, comandante noto anche per essere additato come psicolabile tra i ceceni stessi, che rapì 22 soldati russi). Nel frattempo riappare Shamil Basayev che, almeno in apparenza, voleva ritornare ad una vita civile riprendendo la sua carriera di venditore di computer. Basayev era diventato una sorta di Garibaldi ceceno per una parte della popolazione e riuscì impossibile metterlo da parte. Si presenta, assieme a Maskhadov ed altri alle elezioni presidenziali del gennaio 1997.


Aslan Maskhadov

Le elezioni presidenziali in Cecenia del 1997 sono un momento estremamente importante per capire il conflitto in corso. Tali elezioni infatti furono monitorate dagli osservatori internazionali (p.es. l'OSCE) e la cui validità fu unanimemente riconosciuta. La popolazione cecena era chiamata non solo ad eleggere un proprio legittimo presidente ma anche nel fare una scelta precisa. Da una parte scegliere se promuovere una linea politica moderata che vedeva una Cecenia fondata sui valori della democrazia e della libertà come si proponeva  Maskhadov, o dall'altra parte optare per la linea dura ed islamista del suo acerrimo avversario di sempre, cioè Basayev.

La risposta fu inequivocabile: Maskhadov vince di gran lunga con il 60% dei voti lasciando Basayev al 23% e un 10% per cento a Iandarbiev,
il presidente allora ad interim (e che verrà eliminato sette anni dopo con un "omicidio mirato" da parte dei servizi segreti russi a Doha, nel Qatar). Pertanto, nel gennaio del 1997, Aslan Maskhadov diventò il legittimo presidente della repubblica cecena.

Ufficialmente il risultato venne riconosciuto da Basayev, Iandarbiev e anche dai russi stessi. Ma purtroppo, dietro ai proclami ufficiali, si stava già tramando per distruggere la nuova repubblica. Non solo la società russa ma evidentemente anche la coscienza collettiva cecena non era ancora pronta nel concepire forme di opposizione politica civile. Le frange più estremiste guidate da Basayev ed altre "teste calde" come Arbi Barayev che organizzò svariati rapimenti tra cui anche quello di personale straniero (e che era lo zio dei Mosvar Barayev il capo del gruppo d'assalto al teatro di Mosca), infatti stavano già accumulando armi e soldi per organizzare violente azioni terroristiche e criminali.

Mosca, che non vedeva l'ora di riscattare la pesante sconfitta subita nella prima guerra, non esitò un istante e non si fece scappare l'occasione: riesumò l'usuale politica di destabilizzazione di stile sovietico già adottata da Eltsin.

Di nuovo il rubinetto delle finanze per la ricostruzione della Cecenia venne chiuso, mentre si aprì quello che fece fluire ingenti quantità di denaro e armi nelle casse delle organizzazioni estremiste o mafiose e criminali. L'opposizione politica a Maskhadov venne organizzata a colpi di finanziamenti e mazzette distribuite agli esponenti politici del suo stesso governo e si susseguono un'infinita serie di provocazioni molto probabilmente organizzate dietro alle quinte dai servizi segreti russi (in particolare si rumoreggia del lavoro occulto compiuto dall'oligarca russo Boris Berezovsky, oggi in esilio a Londra).

Che si trattasse di una politica ben mirata alla destabilizzazione politica, economica e sociale e orchestrata da forze occulte si deduce da vari elementi. Ne citiamo solo alcuni. P.es. inspiegabile è l'improvvisa disponibilità dell'opposizione di ingenti quantità di denaro per finanziarsi campagne denigratorie del governo al potere tramite TV, giornali e tutti i media. Il rapimento di giornalisti era all'ordine del giorno. Stranissima è la coincidenza che nei rapimenti venivano presi di mira non più militari russi, ma ormai quasi esclusivamente i dipendenti, anche stranieri, che lavoravano agli impianti petroliferi, ovvero l'unica grande risorsa finanziaria su cui si sarebbe potuto ricostruire una repubblica economicamente autosufficiente. Incredibile è il silenzio del Cremlino sulle dichiarazioni scandalose di Iandarbiev che fa l'apologia delle azioni criminali di Raduev, mentre lancia invettive spietate e furibonde contro un Maskhadov che ha sempre preso le distanza da qualsiasi atto di terrorismo. Misteriosa è la decisione di Putin di liberare l'ex sindaco di Grozny, Bislan Gantemirov, che fu colto con le mani nel sacco nel rubare ingenti somme adibite alla ricostruzione della città e per finanziare l'opposizione di Maskhadov. Avvengono misteriosi attentati che vengono addebitati ai signori della guerra ceceni, senza mai fornire prove convincenti, ma che svolgono egregiamente la funzione di criminalizzare la popolazione cecena nel suo insieme. E ancora più inspiegabile è l'atteggiamento di Mosca che, quando Maskhadov manda un suo rappresentante, Turpal Atgeriyev,  per chiedere aiuto nel combattere una criminalità dilagante, non solo rifiuta ma perfino fa arrestare lo stesso Atgeriyev (il quale morirà poi in un carcere in Daghestan in circostanze misteriose). E di aneddoti di questo genere se ne potrebbe fare una lunga lista.

L'azione destabilizzante raggiunge l'effetto sperato. In questo clima politico del "divide et impera" che amplificò oltre ogni misura le attività criminali, il moderato e democratico Maskhadov perde evidentemente il controllo e si butta in una politica di compromessi assai dubbia che lo inducono in una serie di errori imperdonabili, trascinandolo infine in una spirale senza uscita. Maskhadov e la società cecena intera dimostreranno di non essere stati all'altezza nel resistere alle provocazioni e nel mantenere fermo il timone di un vascello nel pieno di una tempesta creata e alimentata appositamente per distruggere lui e il suo governo.

Infatti, nella vana speranza di riuscire a riportare sotto controllo le frange più estremiste e convincerle ad azioni più moderate, Maskhadov li accontenta accettando di fare entrare nel suo governo sia Iandarbiev che Basayev e altri personaggi di dubbia moralità. Ma come noto, dare il contentino al diavolo è rischioso. La mossa di Maskhadov si rivelerà un boomerang. Basayev chiede ben presto che venga dichiarata la legge islamica della sharia in tutta la repubblica, e che di fatto riduce il potere del presidente, minacciando altrimenti una crisi di governo. Di nuovo Maskhadov cede alle pressioni e si autodegrada nella speranza che questo possa calmare gli animi. Una vana chimera: proprio grazie a questa imperdonabile concessione di Maskhadov, Basayev forma un corpo di governo alternativo, la shura - un consiglio islamico - che chiede le dimissioni del presidente e del suo parlamento ed una nuova costituzione. Siamo nel marzo del 1999 e la Cecenia è nel caos, in mano alle bande terroristiche e criminali. Proprio come speravano a Mosca.

Il ministro degli interni Serghei Stepashin incomincia a parlare della necessità di "prendere misure estremamente rigorose per riportare la legge, l'ordine e la sicurezza" ed accusa, non Basayev o Iandarbiev, ma cinicamente Maskhadov di essere il responsabile delle attività criminali della regione.

Come abbiamo visto il Daghestan, la Cecenia e l'Inguscezia sono il risultato di separazioni che sono avvenute via via nel recente processo storico e non rappresentano nella psiche collettiva una reale divisione. Specialmente per islamisti wahhabi (ala islamica estremista di origini saudite) e ultranazionalisti come Basayev, il Daghestan e la Cecenia sono un tutt'uno e l'unità persa deve essere ristabilita a tutti i costi in uno stato islamico.

Basayev, è ormai completamente fuori dal controllo di Maskhadov, e ritorna alle sue usuali attività belliche e terroristiche. Basayev è il classico "signore della guerra" a cui in realtà gli ideali, o l'indipendenza o il bene della propria nazione non interessano realmente. Non è nemmeno un sentimento anti-russo che lo muove. Basti ricordare infatti come partecipò nella guerra in Abkhazia assieme alle truppe dell'esercito dell'ex armata rossa. In circostanze diverse, Basayev oggi potrebbe essere al posto di un Akhamd Kadyrov o di un Alu Alkhanov (i successivi "presidenti marionetta" che il Cremlino appunterà nella regione).

E anche in questa occasione sembra fare quasi più il gioco di Mosca, piuttosto che quello di un movimento d'indipendenza ceceno.
Infatti assieme al suo commilitone di origini saudite, Katthab, e un nutrito gruppo di 1200 uomini che li affiancheranno, organizzano una clamorosa quanto inaspettata azione militare, nell'agosto del 1999, contro la vicina repubblica del Daghestan. Questo naturalmente non poteva non diventare che un ottimo pretesto per la controparte per dare inizio al secondo conflitto ceceno.

In retrospettiva diventa però del tutto evidente che in realtà l'attacco al Daghestan, che in quanto tale meritava certamente una energica risposta da parte russa, si rivelerà invece essere l'inizio di una invasione in grande stile di tutta la Cecenia. Una invasione premeditata per rivalersi della sconfitta della guerra precedente. Infatti Sergei Stephasin, uno dei più stretti collaboratori di Eltsin, ma licenziato dallo stesso per dissidi interni e che, a quanto pare volle vendicarsi del torto subito, rivelò che l'attacco contro la Cecenia era stato deciso già cinque mesi prima dello sconfinamento in Daghestan, ovvero nel marzo del 1999. Inoltre si verificarono di nuovo strane coincidenze. Le forze russe vennero ritirate dalla frontiera proprio pochi giorni prima dell'incursione, quasi come se si volesse aprire la strada a Basayev. Strano è anche quel comunicato ufficiale alla stampa dei servizi segreti francesi secondo cui Basayev e personaggi dello staff di Eltsin ed ufficiali dei servizi segreti russi si incontrarono in Francia per uno scambio di ingenti somme in denaro. Anche incomprensibile è la decisione dell'oligarca russo Berezovsky di finanziare Basayev poco prima dell'attacco con due milioni di dollari per costruire scuole per bambini ceceni, quando tutti sapevano benissimo chi fosse Basayev.

Se l'attacco al Daghestan fosse una mossa pianificata deliberatamente dai russi (e se così fosse certamente Putin in quanto a capo dei servizi segreti ne sarebbe l'autore) forse non lo sapremo mai, ma certo è che con la scusa di difendersi da uno sconfinamento di 1200 uomini, nei successivi quattro anni, le forze federali russe rispondono con l'invasione dell'intera Cecenia, l'uccisione di altri 80.000 - 100.000 civili, la rinnovata sparizione nelle fosse comuni di migliaia di innocenti, la riapertura dei campi di concentramento e trasformano nuovamente la repubblica in un inferno Staliniano. Si può quindi dire tranquillamente che lo stupro della Cecenia di cui siamo testimoni oggi non è giustificabile con quella pur riprovevole e fatidica aggressione di Basayev e Katthab contro il Daghestan.

Intanto il delfino di Eltsin, Vladimir Putin, e che era un personaggio ancora sostanzialmente sconosciuto ai più, continua la sua irresistibile ascesa al potere che lo incoronerà presidente della Federazione Russa alle elezioni del marzo del 2000. Prima di diventare presidente era a capo dei servizi segreti russi FSB (parte dell'ex KGB sovietica). Un Eltsin malato e che nel frattempo è rimasto pesantemente coinvolto in loschi affari di corruzione (l'affare Mabetex), ha bisogno di protezione e promette di sostenere Putin nella campagna elettorale se quest'ultimo gli garantisce l'immunità e una sontuosa dacia in cui passare la sua pensione una volta divenuto presidente. Putin non si fa scappare l'occasione, accetta e ottiene pertanto l'appoggio dell'uomo più potente della Russia.

Ma Putin ha bisogno anche di un qualche argomento forte per la sua campagna elettorale. Un argomento che possa fare leva sul sentimento nazionale. Così, la guerra in Cecenia diventa il trampolino di lancio dell'ex capo dei servizi segreti e il ristabilimento di quello che lui chiama "ordine" e "legge" in Cecenia è uno dei temi elettorali su cui punterà più di ogni altra cosa. Ma i sondaggi indicavano chiaramente che il popolo russo era assai restio nel continuare questa guerra. Solo degli eventi drammatici avrebbero potuto convincerli del contrario. E gli eventi che aiuteranno Putin a fare leva sui più bassi istinti xenofobi contro la comunità cecena anche all'interno della Russia, e dargli un nuovo slancio per continuare nello sforzo bellico, arrivarono puntuali.

Nel settembre del 1999 si verificano tre esplosioni in palazzi civili. Due a Mosca ed uno a Volgodonsk, nella regione di Rostov. Totale: 300 morti. Gli attentati non furono mai rivendicati ma le autorità russe, senza evidenze convincenti non esitarono nel dichiararne la matrice cecena. Poco dopo un colpo di scena incredibile. Due agenti del FSB, l'organizzazione dove Putin era ancora capo pienamente in carica, vengono scoperti in flagrante, su segnalazione di cittadini che avvertono la polizia locale, nel posizionare ingenti quantitativi di esplosivo (l'hexogen) in un grande complesso abitativo a Ryazan. Una imbarazzata FSB si giustifica affermando che si trattava di "esercitazioni". Da quel momento gli attentati si fermano ma rimangono avvolti nel mistero fino ad oggi. Questo fatto ha dato il via ad una interminabile sequenza di teorie del complotto. Il sospetto che i servizi segreti russi stessi avessero organizzato gli attentati per promuovere il loro direttore alla presidenza sull'onda emotiva di una campagna elettorale di stampo xenofobico anti-cecena, rimangono fino ad oggi. Ed è anche supportato dal fatto che chiunque, come nel caso di Mikhail Trepashkin, oserà indagare su questi misteriosi eventi verrà poi perseguitato dalle autorità. 

Ma comunque stiano veramente le cose, il fatto è che questo non impedì a Putin di usare le stragi negli appartamenti per fare leva sull'odio xenofobo contro i ceceni e che ne risultò ampiamente amplificato. Si propone come l'uomo forte, il nuovo presidente che avrebbe risolto il problema in pochi mesi. A pochi  importava che nel frattempo le proprie forze armate stavano perpetrando crimini di guerra uccidendo migliaia di civili. Uno degli ultimi massacri ancora abbastanza bene documentati prima che si avviasse la censura generalizzata in Russia era quello del 21 ottobre del 1999 in cui un missile colpisce il mercato di Grozny e uccide almeno un centinaio di persone. E ancora meno interessava che ci fossero già 120.000 profughi ceceni disperati che cercavano di mettersi in salvo.


Un missile lanciato sulla popolazione di Grozny nel 1999.


Il mercato di Grozny dopo l'attacco missilistico.
(Foto di Bruno Stevens. Liberation)

Ma la comunità internazionale continua a considerare Putin il "garante della stabilità e della democrazia" in Russia. Il silenzio dell'occidente sui crimini contro l'umanità compiuti in Cecenia è assordante e anzi viene accompagnato dall'annullamento del debito russo di 4.5 miliardi di dollari da parte dei G8 nel giugno 1999 e che senza dubbio aiutò a rendere il massacro in Cecenia economicamente molto più facile da attuare.

Quando Putin, sull'onda dell'emotività popolare viene rieletto presidente in nome della "lotta al terrorismo", una delle prime cose che si premura di fare è quello di non ripetere gli errori commessi dal suo predecessore. Prima di tutto fa chiudere le frontiere della Cecenia agli osservatori o giornalisti indipendenti, ufficialmente per ragioni di "sicurezza". In realtà affinchè nessuno documenti le atrocità commesse nella piccola repubblica secessionista. La censura è pressoché totale e il mondo rimane all'oscuro di che cosa sta succedendo veramente. La copertura dei mass media, sia da parte di quelli occidentali che di quelli russi ancora parzialmente liberi, era infatti una delle cause principali della sconfitta che dovette subire Eltsin.

Poi Putin incomincia a fare una fortissima pressione sui media interni perché adottino una sorta di auto-censura nei riguardi della guerra. Chi non si adegua subisce pesanti minaccie o viene spesso eliminato fisicamente. Durante la dirigenza di Putin gli omicidi di politici e giornalisti sono aumentati vertiginosamente. Le persone critiche della sua dirigenza per misteriose coincidenze cadono con aerei da turismo, annegano nei fiumi, vengono uccise da "banditi", muoiono per improvvisi infarti oppure si suicidano senza nessuna ragione apparente. Sotto la presidenza Putin i grandi media e network televisivi vengono fatti chiudere con vari pretesti legali o costretti a cambiare tono. Attualmente tutti i network TV di estensione nazionale sono saldamente in mano al governo. Rimangono solo piccole reti locali che mostrano ancora di avere il coraggio di fare una reale opposizione. Ma si tratta comunque di forze d'oppinione limitate che non riescono ad influire veramente. Probabilmente è solo una questione di tempo che anche queste subiranno prima o poi la stessa sorte.

I russi che durante la guerra di Eltsin avevano un certo accesso alla verità sulla tragedia cecena ora sono tenuti all'oscuro di tutto quello che possa essere compromettente per la strategia del Cremlino. Al popolo russo non è più concesso di conoscere le reali  dimensioni della guerra ed i costi che sta sopportando. P.es. pochi di loro sanno che tra i 20.000 e 30.000 soldati russi sono ormai morti in Cecenia, portando i costi in vite umane alle dimensioni uguali o anche peggiori di quelli della guerra russo-afghana. Non sanno, e forse non vogliono nemmeno saperlo per un processo di rimozione collettiva, delle disumane violazioni dei diritti umani che stanno perpetrando le proprie truppe. Non gli è concesso di sapere che ancora oggi, dopo anni di battaglie, le truppe russe continuano a subire pesanti perdite e umilinati sconfitte da parte dei gruppi guerriglieri (ogni settimana vengono uccise una dozzina di militari russi in attacchi di guerriglia). L'unica cosa su cui sono informati sono gli attentati dei terroristi ceceni, perché questo naturalmente favorisce ad  aumentare l'odio razzista contro le comunità caucasiche e quindi fornisce l'alibi per ulteriori brutali azioni di repressione.

Putin giunge alla presidenza quando la riconquista tecnica, in senso militare, della Cecenia è cosa ormai quasi fatta ed avviene attorno all'aprile del 2000. Ma sarà solo l'inizio di pesantissime perdite anche per i russi. La guerra regolare tra eserciti è finita, ma una intensa ed interminabile attività di combattimento tra forze speciali e guerriglieri continua senza tregua fino ai giorni nostri. Il presidente russo lascia infatti tutto in mano ai suoi fedelessimi dei servizi segreti, che per ovvie ragioni, conosce meglio di qualsiasi altra struttura governativa. In particolare l'FSB si occupa, sotto la direzione di Putin, della conduzione di una guerra "sporca" fatta di rastrellamenti indiscriminati nei villaggi ceceni dei presunti guerriglieri, di raid degli squadroni della morte che si moltiplicano e derubano e terrorizzano la popolazione civile e della pratica della tortura dei prigionieri e la loro "sparizione" che risulta sempre più la regola piuttosto che l'eccezione. La costante di queste atrocità è all'ordine del giorno, tanto che è impossibile pensare che possano avvenire senza il beneplacido presidenziale. I campi di filtraggio, ovvero dei veri e propri campi di concentramento degni di essere messi alla pari dei gulag sovietici, e che furono pesantemente criticati dalle organizzazioni umanitarie per i diritti umani, per continuare ad esistere in modo meno evidente (le centinaia di migliaia di rifugiati in Inguscezia riuscirono a darne notizie dettagliate, malgrado tutto) vengono allora trasformati nei cosiddetti "punti di filtraggio". Si tratta di luoghi che vengono istituiti temporaneamente e dove le vittime vengono interrogate, torturate e spesso eliminate senza che lascino traccia. Una volta che si sono "filtrati" i guerriglieri dalla popolazione civile (che invece spesso e volentieri invece "sparisce" assieme ad essi) il punto di filtraggio viene smantellato per essere ricreato nei luoghi delle successive operazioni di "pulizia", le cosidette "zakitzka". Questa situazione rimane invariata sostanzialmente fino ad oggi.


Quel che rimase del centro di Grozny nell'aprile del 2000.


Non meno selvagge si mostrano come risposta le azioni terroristiche cecene. Rapimenti, attentati e un escalation del terrorismo di frange sempre più radicalizzate si mostra in tutta la sua ferocia.

Si giunge all'undici settembre. L'evento fornì a questo punto alla dirigenza di Mosca un ottimo alibi. Ora la guerra in Cecenia, che fino ad allora fu condotta in nome del "ristabilimento dell'ordine e della legge", viene condotta improvvisamente in nome della "lotta globale al terorismo". Putin riduce la questione cecena al solo problema del fondamentalismo islamico. L'origine della tragedia cecena si lascerebbe tutta ricondurre al terrorismo finanziato da Al Qaeda o a organizzazioni estremiste arabe. Una formula facile e semplice che una buona parte dell'occidente, traumatizzato dal crollo delle torri gemelle, accetterà quasi acriticamente (quanto poi ci possa essere di vero nell'ipotesi sulle connessioni tra la guerriglia cecena e il terrorismo internazionale vedi qui). 

Ma questa chiusura totale delle frontiere e dei mezzi d'informazione fornirà anche l'alibi per il comportamento delle autorità occidentali che possono finalmente fare finta di niente. Praticamente tutti i capi di stato occidentali, da Bush a Blair, Chirac, Berlusconi, Schroeder, ecc., oltre che a complimentarsi per lungo tempo con Putin quale garante della "democrazia in Russia" o per le sue "riforme democratiche". Non ci soffermiamo sulle sconcertanti affermazioni di Berlusconi in difesa di Putin nel summit UE-Russia del novembre 2003, dove definiva come "leggende" gli eventi in Cecenia. L'abbiamo fatto ampiamente su questo blog. Possiamo però dire che anche nel recente passato, in alcune occasioni, gli stati occidentali si sono perfino prodigati nel fornire una collaborazione attiva. Infatti oltre ai finanziamenti indiretti che abbiamo già menzionato si potrebbero p.es. citare come in Germania, nell'aprile del 2000, la rivista "Der Spiegel" ha rivelato che i servizi segreti tedeschi (BND) stavano (e stanno tutt'ora?) aiutando le forze federali russe a rintracciare la guerriglia cecena tramite una stazione di ascolto radio nelle montagne del Pakistan.

Ma anche il consiglio d'Europa non fa certo bella figura. Il consiglio d'Europa è un organismo il cui compito principale dovrebbe essere quello di osservare e denunciare le violazioni dei diritti umani degli stati membri, tra cui la Russia. Eppure in tutti questi anni si è mosso con estrema riluttanza e, malgrado l'enorme quantità di evidenze documentate da ONG come Amnesty International e Human Rights Watch, sostanzialmente esita nel prendere una posizione netta nei confronti dei crimini di guerra commessi dalle forze russe. La credibilità del Consiglio d'Europa su questi temi negli ultimi anni è stata molto scarsa.

Tutti i capi di stato che si sono incontrati a San Pietroburgo nel giugno 2003 hanno applaudito al "proccesso di pace" del Cremlino. Un processo che ha anche un nome: "cecenizzazione". La cosiddetta "cecenizzazione" prevista dagli strateghi di Mosca consiste nello spaccare la società cecena in più fronti mettendo gli uni contro gli altri e nel designare al potere della repubblica ceceni fedeli al Cremlino. Il processo di cecenizzazione ha condotto una politica del divide et impera che ha frammentato la società cecena. Questo ha creato un’atmosfera pregna di sfiducia, si verificano tradimenti e delazioni, cosicchè le linee del conflitto attraversano obliquamente tutti gli strati della società, le famiglie e le comunità. Molti, che prima erano guerriglieri sostenitori del movimento indipendentista, si sono lasciati convincere, in parte in seguito a massicce pressioni, ad arruolarsi nelle file delle forze che lavorano per Mosca. In realtà dunque questo cosiddetto "piano di pace",  è consistito in un referendum e di elezioni presidenziali e parlamentari farsa, la cui validità e democraticità è paragonabile p.es. alle elezioni presidenziali di Saddam Hussein in Irak. L'attuale presidente ceceno, Alu Alkhanov, è in realtà un uomo del Cremlino e che non ha alcun sostegno nella popolazione cecena. Ci fu anche una cosiddetta "amnistia" che avrebbe dovuto dare il salvacondotto ai guerriglieri ceceni che si sarebbero arresi. Alcuni di loro lo hanno fatto e poco dopo sono "spariti", probabilmente in una delle innumerevoli fosse comuni cecene. Parte del "piano di pace", che p.es. Blair non esitò a dichiarare "assolutamente giusto", prevedeva anche un "ritorno dei profughi in patria", che in realtà non è stato altro che una deportazione forzata di centomila rifugiati dall'Inguscezia in Cecenia e dove la guerra e specialmente gli squadroni della morte sono una realtà di tutti i giorni. Per fortuna, quando si arrivò alle cosiddette "elezioni presidenziali" del 5 ottobre 2003, l'assoluta mancanza di qualsiasi garanzia democratica divenne così evidente che l'occidente si vide costretto suo malgrado a riconoscerne la portata e rifiutare l'invio di osservatori alle consultazioni viziate già a priori ed esprimere, sia pur assai tardivamente, una generale disapprovazione. Venne allora "eletto" Akhmad Kadyrov, che però ebbe i giorni contati: solo cinque mesi dopo viene ucciso in un attentato della guerriglia. L'elezione presidenziale farsa dovette essere dunque ripetuta il 29 agosto 2004, dove fu instaruato al potere Alu Alkhanov, sempre un fedele uomo di Mosca. Infine, nel quadro di questo "processo politico", il 27 novembre 2005 si tennero delle elezioni parlamentari dove naturalmente vinse in larga misura il partito del Cremlino, Russia Unita. Ma l'uomo forte di Mosca nella regione è in realtà Ramzan Kadyrov, il figlio del defunto presidente. Ramzan è in particolare noto per essere a capo di un nutrito battaglione (alcuni dicono di soli 1.000, altri di 5.000 uomini), i cosiddetti "Kadyrovity", e che sono di fatto gli squadroni della morte che oggi terrorizzano la Cecenia. La sua fama se la è costruita specialmente per la sua crudeltà. E' l'uomo più fedele a Putin che lo ha anche insignito della medaglia d'onore come "eroe della Russia".

Davanti a questa situazione di violenza, falsificazione, umiliazione e totale abbandono, un popolo si sente ridotto alla totale disperazione. E purtroppo parte di esso si sta sempre più convincendo, probabilmente imparando bene la lezione dal terrorismo mediorientale, che l'unica carta da giocare rimasta sia quella del terrorismo kamikaze. Continua così una spaventosa escalation del terrorismo ceceno. Dal famoso assalto al teatro di Mosca, il 23 ottobre 2002, e agli attentati suicidi sia in Cecenia che a Mosca e che tutti conoscono, gli aerei che esplodono e, il più mostruoso di tutti, quello della scuola di Beslan del 3 settembre 2004.
Questo a sua volta crea sentimenti di vendetta, risentimento e frustrazione nell'altro popolo che tende a ricorrere ancora di più ai mezzi che stanno alla base del tragico conflitto russo-ceceno.

Ma anche l'approccio del dialogo non è servito. A più riprese Maskahdov, che sempre si distanziò nettamente dagli attentati terroristici di Shamil Basayev,  tentò di aprire un dialogo con Mosca. In particolare verso la fine del 2004 dichiarò un'armistizio unilaterale e si rese disponibile all'apertura di trattative. Invano, visto il rifiuto di Mosca. l'8 marzo del 2005 infine, Aslan Maskhdov viene intercettato ed ucciso. La morte di Maskhdov segna così una svolta definitiva per la guerriglia cecena le cui derive di stampo radicale-islamista sono ormai sempre più evidenti. Tutto ciò ha finito per favorire infatti la componente più radicale e vicina a Basayev. A sostituire Maskhadov sarà Abdul-Halim Sadulayev, uomo molto vicino a Maskhadov, ma anche molto meno incline ai suoi ideali laici. Sadulayev è un teologo dell'Islam e che non vedendo più alcun vantaggio nel proseguire la politica laica e filo-occidentale di Maskhadov che di fatto non produsse risultati, e malgrado che anche lui continuerà a sottolineare che non ne condivide l'azione terrorista, non esiterà nel tirare all'interno del suo governo Basayev come vice-primo ministro. Tuttavia, va notata che almeno per tutto il 2005, sotto la sua presidenza non ci furono più attentati terroristici ceceni.

Conclusione

Non bisogna dimenticare che il popolo russo, e lo stesso vale per quello ceceno, non hanno mai vissuto in un regime democratico in cui il rispetto dei diritti civili fosse una linea guida. Le rivoluzioni socio-culturali quali l'illuminismo e il risorgimento che hanno fertilizzato la coscienza e cultura collettiva occidentale, non hanno trovato un reale sbocco in Russia. L'esercizio della democrazia, della libertà, dei diritti umani e del rispetto delle minoranze, che sono valori che anche la cultura occidentale è riuscita a conquistare solo dopo secoli di dure lotte e sofferenze, è un qualcosa di sostanzialmente alieno e sconosciuto nella cultura delle ex repubbliche sovietiche. La nascita di una democrazia in Russia, oggi lo possiamo dire con certezza, è stata abortita. I valori liberali non sono riusciti a fare breccia nell'attuale coscienza collettiva russa e cecena. Anzi, a causa anche di una disastrosa situazione socio-economica, la stragrande maggioranza della popolazione del più grande stato del mondo è ritornata a sognare una "grande Russia" guidata da un immaginario "uomo forte" e che considera i valori democratici ed i diritti umani come astrazioni, un sorta di "paravento" dietro a cui ama nascondersi l'occidente (e, forse, non hanno tutti i torti).
Del processo di riforme e di trasparenza, della Perestroika e della Glasnost, oggi, nella Russia dominata dai potentissimi servizi segreti, rimane solo una pallida traccia.

La situazione attuale è caratterizzata da una società cecena profondamente legata da dei codici tribali e arcaici basata sulla legge del delitto d'onore e della vendetta che è degenerata verso una pratica del terrorismo, sempre più brutale e disumano. Dall'altra parte questa si scontra con una mentalità Stalinista che era e continua a rimanere la linea guida che influenza i vertici delle autorità russe e rappresenta l'essenza del metodo con cui affrontano i problemi. Ed è stato molto ingenuo da parte della comunità internazionale il credere che la mentalità di un capo dell'ex KGB potesse porre un freno a tutto questo, quando invece proprio lui è uno degli artefici principali di questa situazione. Le conseguenze di questa politica di cecenizzazione di carattere stalinista si sono viste anche al di fuori delle ftontiere della Cecenia. Nelle repubbliche confinanti come in Dagestan, Inguscezia e il Cabardino-Balkaria si è testimoni da alcuni anni di una escalation della violenza contro l'autorità precostituita che, come in Cecenia, si esprime tramite attacchi e attentati contro le forze di polizia e le strutture governative della regione nord-caucasica. Si osserva una espansione a macchia d'olio del conflitto nel Caucaso preoccupante e che l'occidente ha per troppo tempo ignorato e sottovalutato per le conseguenze geopolitiche che può avere anche e soprattutto per i sui propri interessi.


                                                                                                                                                       




permalink | inviato da il 1/12/2003 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sfoglia     novembre        gennaio
 
rubriche
Diario

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
Comitato per la Pace nel Caucaso
Russia sconosciuta
Osservatorio sul Caucaso
Caucasian Knot
Studisenzafrontiere
Progettohumus
Mondoincammino
Forum radicale sulla Cecenia
Kavkaz Center
Paolo Guzzanti
Interfax
Ria-Novosti
Itar Tass
Travel-Georgia
Georgien
Kaukasus
Etudes sans frontières - Tchétchénie
Caucasus-pictures
Progetto Kavkas
Politkovskaja: il blog
Ania
Serghei24
La Vita Leggera
Siberiano
Siberian Light
Registan
Viaggio all'inferno
Glucksmann file
Russiablog
Russia-Italia
Samovar
Russianitaly
Ragoburgo
Ragoburgo.it
Poganka
Il Cordigliere
Jimmomo
Le Guerre Civili
Nessuno tocchi Caino
Associazioneaglietta
Sannita
Il Salotto
Panther
Stanza di Montag
Itablogsforfreedom
Musica russa
Viaggio in Russia
Le Ragazze russe
Germanynews
Bhtimes
1972
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom