CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
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CeceniaSOS [ Un blog sul conflitto in Cecenia. Un osservatorio sulla Russia, il Caucaso e i dintorni. ]
 


 

Prima del crollo dell'URSS

Il primo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Eltsin


Il secondo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Putin


Alcune cose da sapere

La situazione in pillole

I cinque miti sulla Cecenia:
IIIIIIIV - V

Referendum, elezioni ed amnistie in Cecenia

Al-Qaeda e il terrorismo ceceno: mito e realtà

Immagini dall'inferno ceceno

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Un genocidio nel cuore d'Europa

L'appello di Adriano Sofri

In ricordo di Antonio Russo

Tesi di Laurea/Master e rapporti di ONG sulla Cecenia (.pdf/.doc su richiesta):

"La dimensione internazionale del conflitto separatista tra Russia e Cecenia nel contesto
post-sovietico"


Analisi del ruolo del petrolio nel Dagestan post-sovietico

La guerra asimmetrica nel contesto dei nuovi conflitti.
Caso studio: Le guerre in Cecenia

"The current Russian nuclear policy"

"Cecenia: una guerra senza fine tra il neoautoritarismo post-sovietico in Russia e lo scontro geopolitico nel Caucaso"

"Organizzazioni non governative e tutela dei diritti umani: l'esempio di Memorial in Cecenia"


APM: "Genocidio strisciante in Cecenia"


Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!

(Il piano di pace dell'ex governo di Maskhadov, chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l'egida dell'ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est, e che possa finalmente condurla alla pace, all'ordine, alla democrazia, la libertà e infine all'indipendenza o almeno ad un'ampia autonomia. Per maggiori informazioni clicca qui.)

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31 ottobre 2003


Salta la laurea honoris causa a Putin

Come non detto....

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ITALIA-RUSSIA: SALTA LAUREA PUTIN, IMPEGNI E RISCHI SICUREZZA ANNULLATA LA CERIMONIA ALLA SAPIENZA DI ROMA

Roma, 31 ott. - (Adnkronos) -

E' saltato il conferimento della laurea ''honoris causa'' in economia a Vladimir Putin. La cerimonia, che avrebbe dovuto tenersi nel pomeriggio di mercoledi' nell'aula magna dell'Universita' di Roma ''la Sapienza'', in occasione della visita in Italia del presidente russo, slitta a data indefinita per i troppi impegni di Putin a Roma. Ma non solo.

(Sip/Rs/Adnkronos)

31-OTT-0316:31




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31 ottobre 2003


Protesta on-line contro il conferimento della laurea honris causa a Putin

Come specificato nell'ultimo post l'università della Sapienza ha deciso di conferire la laurea honoris causa a Vladimir Putin in economia.

Si tratta di una decisione di un cinismo senza pari! Quest'uomo si è non solo macchiato dei peggiori crimini di guerra, ma è anche responsabile di una ulteriore degenerazione mafiosa e autoritaria di tutta l'economia russa, che ha si aumentato il PIL, ma quasi esclusivamente a vantaggio dei potenti oligarchi (e che però non devono osare mettersi di mezzo...) ed ha promosso riforme economiche che si sono fatte sentire solo nei grandi centri urbani, mentre su tutto il terriotirio russo la gente continua a fare la fame come prima, se non ancora più di prima. E proprio costui viene perfino insignito di un riconoscimento accademico in materia di economia? Pare inoltre, stando al Corriere della Sera, che ci sia lo zampino del Berlusca che a tutti i costi vuole fare un piacere al suo amico Putin accogliendolo perfino con simili onori accademici.

Ma possiamo fare sentire la nostra voce.... o meglio i nostri e-mail!

Mandate lettere di protesta al rettore dell'universita la Sapienza Giuseppe D'Ascenzo che è colui che ha ratificato simile decisione e al preside di Facoltà di Economia, Attilio Celant che è l'ideatore e promotore di questa bella idea.

Scrivete una lettera di protesta (ma educata!) ai seguenti indirizzi:

rettore@uniroma1.it

attilio.celant@uniroma1.it




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30 ottobre 2003


La Sapienza: laurea honoris causa ai criminali di guerra

A proposito, una notizia che anche io, che navigo molto di più nella stampa internazionale, ho seguito solo distrattamente e che mi ha segnalato uno di voi e che avrebbe meritato molto più spazio, ma non se ne sa molto....

Un mese fa il Consiglio della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università La Sapienza ha deciso di dare una laurea honoris causa a Vladimir Putin. Per quanto mi riguarda questa la dice lunga sul livello morale delle nostre accademie. Per maggiori info:

http://www.radicali.it/organi/news.asp?q=7470

http://www.radicali.it/organi/news.asp?q=7486 (qui il numero 300.000 è un tantino esagerato.... leggere 200.000)

http://www.radicali.it/organi/news.asp?q=7493

http://www.radicali.it/organi/news.asp?q=7592

http://www.radicali.it/organi/news.asp?q=778




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29 ottobre 2003


Figlio di Putin chi dimentica la Cecenia




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28 ottobre 2003


Qunado Putin colpisce i petroldollari....l'occidente si accorge della Russia nazi-Stalinista

E' stato arrestato (a quanto pare con tanto di percosse e maltrattamenti fisici in una azione farsesca dei reparti speciali) Mikhail Khodorkovski, uno dei più potenti olgirachi russi a capo dell'azienda petrolifera Yukos. Quale la sua colpa? Ufficialmente quella di essere indagato per frode. Capo d'accusa non del tutto improbabile dato che in Russia non è facile arricchirsi legalmente. Ma la realtà è che Khodorkovski ha avuto il coraggio di proprorsi come rivale politico di Putin. Voleva pompare i suoi miliardi in campagne contro il regime dispotico del Vladimir e perfino presentarsi alle presidenziali del 2008. Qualcosa di intollerabile per il "riformatore" Putin che ha, come è sempre stato nel suo stile, eliminato i suoi avversari con metodi spicci. Non mi dilungo perchè troverete di tutto in rete su questa storia.


Mikhail Khodorkovski

Ma è interessante notare come questa vicenda abbia fatto risvegliare la stampa internazionale sull'assenza di democrazia e libertà sotto il regime putiniano. Come se fosse una novità! Massacrare in Cecenia 200.000 civili e farne sparire migliaia nelle fosse comuni non ha costituito un problema di alcuna rilevanza per la stampa nostrana. Si è potuto tranquillamente spiegare che il conte Vlad è un "riformatore democratico". Ma quando viene arrestato in un modo alquanto sospetto un miliardario dei petroldollari (o petrolrubli), facendo per altro crollare le borse, questo è troppo, perbacco! Adesso tutti si sono accorti che in Russia non c'è democrazia. Buongiorno!!




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24 ottobre 2003


Una classica spy story Russa

Una storia intircata e ridicola, e in fondo di scarsa importanza se non fosse per il fatto che è alquanto illuminante su chi e cosa sia il regime putiniano e come lavora sotterraneamente.

Sulla stampa anglosassone una settimana fa si è fatto un gran parlare su un presunto attentato alla vita di Putin che sarebbe dovuto essere messo in atto da altrettanto ex presunti uomini dei servizi segreti russi. Un paio di agenti, arrivati in GB, avrebbero tentato di organizzare l'attentato in occasione di future visite di Putin ma, scoperti da Scotland Yard, sono stati arrestati e poi estradati di nuovo in Russia.

Questa la versione ufficiale rivelata dal Sunday Times. Tutto chiaro dunque? Forse fino a pochi mesi fa la maggior parte dei giornalisti avrebbe accettato questa come la versione dei fatti finale. Per fortuna, da un pò di tempo a questa parte l'occidente si sta sveglianodo lentamente dal suo sonno profondo, e non si è fatto mettere nel sacco così facilemnente come è successo tante altre volte dai tempi del crollo del muro di Berlino.

Preocediamo con ordine. Analizziamo in particolare tre figure che appaiono in questa spy story.

Boris Berezovsky





Un potente oligarca che oggi vive in Inghilterra in esilio perchè perseguito per accuse di corruzione dalla polizia russa. E' uno dei figuri più oscuri della prima guerra cecena dove lavorava per la FSB (ex KGB) e, con il suo impero mediatico, organizzava provocazioni tramite campagne propagandistiche per izzare il furor di folla contro il nemico ceceno. Se ne sono dette di tutti i colori sui suoi conti. Dal lavaggio di denaro sporco al finanziamento di terroristi come Basayev. Sostenne Putin alle presidenziali, ma poi entrò in collisione con il presidente della Federazione Russa. Da li in poi incominciarono i guai e improvvisamente, guarda caso, si ritrovò perseguito con una miriade di accuse per corruzione e fu costretto a fuggire. Oggi è il più ricco sostenitore della causa cecena, della democrazia in Russia, ecc., ecc,....ma chissà con quale sincerità.

Aleksandr Litvineko





Ex agente segreto della FSB, anche lui in esilio a Londra, reo di non avere ubbidito agli ordini del potente servizio segreto di uccidere Berezovsky. Fu condannato l'anno scorso a vari anni di prigione (ovviamente non per questo ma, come al solito per corruzione). Litvinenko è anche noto per avere scritto un libro in cui vegnono descritti i meccanismi e le funzioni dei servizi segreti russi dal titolo molto eloquente: "Il gruppo criminale di Lubyanka" (la piazza Lubyanka a Mosca ospita i quartiri generali della FSB).

Akhmed Zakayev: Rappresentante del deposto governo ceceno di Maskhadov. Anche lui a Londra. Mosca lo persegue per accuse di terrorismo e vari altri presunti crimini. E' in attesa di giudizio definitivo da parte delle corti britanniche, malgrado sia già stato assolto dai giudici danesi (....l'Europa unita...). Dovranno decidere se estradarlo o meno. Il verdetto è atteso per il 13 di Novembre [verrà assolto anche dai giudici inglesi ed otterrà asilo politico; nota inserita dopo la data di questo post]. Per la foto e altre info si veda anche il mio post del 27 Luglio.

Andrey Ponkin(primo da sx) & co.





Agente segreto del FSB molto meno noto ma antico collaboratore di Litvinenko con cui lavorò assieme per molti anni. Anche lui fece parte del gruppo di Litvinenko designato per uccidere Berezovsky e anche lui rifiutò di obbedire all'ordine. Essendo però rimasto nelle fila del FSB riuscì evidentemente a scrollarsi di dosso la "colpa" di non avere eseguito un omicidio. Secondo la versione dei servizi segreti ceceni (esiste pure questo... da cui la foto) è conosciuto anche per avere organizzato l'assassinio di Dudayev, l'ex presidente della Cecenia.

Che cosa è successo di recente? Ebbene, sia Berezovsky che Litvinenko hanno finalmente ottenuto l'asilo politico in Inghilterra. Le accuse del governo russo non sono state riconosciute e la richiesta di estradizione rifiutata. Probabilmente Putin & co. non l'avranno presa bene. Per chi sta al Cremlino è del tutto incomprensibile perchè non si possa ottenere l'estradizione dei propri cittadini verso la madre patria, senza uno straccio di prova e senza garanzie per l'incolumità fisica degli imputati (le "confessioni" sotto tortura sono una cosa del tutto normali nelle carceri russe).

Allora che succede? Una settimana fa ricompare sulla scena Ponkin e un suo collaboratore, Aleksey Alekhin, che arrivano a Londra. Ponkin si rimette in contatto con Litvinenko, spiegandogli che è uscito dalle fila del FSB in cui non crede più, e anzi rilancia con una proposta che ha dell'incredibile: gli propone di organizzare un attentato a Putin. In particolre suggerisce a Litvinenko di mettersi in contatto con Berezovsky (il cui capitale ammonta a miliardi di $) per finanziare la cosa e con Zakayev che trovi un cecchino ceceno per eseguire fisicamente l'operazione.

Avete capito.....? Compito per casa: capire che cosa c'era sotto.
A centinaia di provocazioni di questo genere l'occidente ha creduto ciecamente per quasi un decennio.

Litivnenko, che conosce bene le provocazioni del FSB, rifiuta il tutto e si mette in contatto con Berezovsky il quale a sua volta contatta Zakayev. Si decide di denunciare la cosa alla polizia e Scotland Yard arresta i due. La cosa si viene a sapere e viene sbandierata ai quattro venti da tutti i giornali che scrivono: "Fallito attentato a Putin".

A questo punto, se tutta la vicenda avesse un benchè minimo di fondamento è ovvio che Ponkin e Alekhin dovrebbero essere oggetto di accuse pesantissime da parte degli inglesi e dai russi e i due dovrebbero guardarsi molto bene dal farsi estradare in patria. E invece come per miracolo... Scotland Yard li rilascia perchè non riceve alcuna richiesta formale da parte della Russia per arrestarli, che non ha quindi intenzione di procedere e loro tranquilli non chiedono neppure asilo politico e se ne ritornano beati in patria.

Si trattava dunque di una ridicola messa in scena da parte dei servizi russi stessi.
Peccato che gli sia andata male. Altrimenti avrebbero preso tre piccioni con una fava: Berezovsky, Litvinenko e Zakayev. E tutto il mondo avrebbe tuonato "Sventato un piano dei terroristi ceceni", con Bush a Blair, fino al Berlusca che avrebbero dichiarato la loro solidarietà alla Russia nella lotta al terrorismo internazionale. Proprio quello che avrebbe voluto il Cremlino e proprio come è andata a finire in molti altri casi di attentati terroristici veri di cui nessuno sa nulla degli autori....

Ma il Cremlino ha vinto comunque di nuovo nella sua azione propagandistica. Su tutti i giornali del mondo infatti apparivano titoloni di questo genere. Quando si è scoperta la "bufala" il lettore del giorno dopo non trovava più la rettifica.

L'azione di criminalizzazione di un intero popolo procede.




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23 ottobre 2003


Frattini: le perplessità ipocrite.

Oggi è passato esatttamente un anno dall'assalto al teatro di Mosca. Lo ricordo solamente dato che ne ho già parlato un paio di post fa.

Prendo invece spunto da una Associated Press che ho appena letto.

Si scopre che improvvisamente il nostro glorioso ministro degli esteri Franco Frattini si dice "perplesso" dei risultati e dei modi delle ultime elezioni presidenziali in Cecenia. "Gli standard correnti dei diritti umani possono essere migliorati" e le elezioni erano "decisamente non in linea con gli standard Europei e occidentali".

A quanto pare il Berlusca, attualmente presidente di turno alla presidenza Europea, per voce di Frattini, dopo che le ultime elezioni in Cecenia furono criticate anche dagli USA e da tutto il mondo democratico, ora non può far finta di niente, dato che il 6 di Novembre Putin sarà a Roma.

Ma bravo Frattini! Sempre più nobile e .......ipocrita.

Che cosa ci disse sua Signoria il 2 di luglio davanti al parlamento Europeo?!?

Che il referendum e le elezioni presidenziali in Cecenia "sono una importante iniziativa di riforme istituzionali del presidente Putin". Questa "via deve essere incoraggiata dalla comunità internazionale e in particolare dall'Europa e dall'OSCE". Il referendum doveva essere "solo un primo passo per una soluzione politica". "Un miglioramento degli standard dei diritti umani della popolazione cecena ne sarà una concreta conseguenza, e io oserei dire, una conseguenza quasi automatica del processo istituzionale iniziato [da Mosca]".

Se invece di fare i realpolitkanti avessero detto subito quello che tutti sapevano benissimo essere la nuda e cruda verità, non ci avrebbero fatto forse una figura molto migliore? Ma tant'è... si sa che questa gente non è abituata a dire la verità.

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Oct. 22, 2003. Page 2 The Moscow Times

EU Still Perplexed Over Chechen Vote

The Associated Press STRASBOURG, France --

Italian Foreign Minister
Franco Frattini said Wednesday that the European Union remained perplexed at the result of the elections in Chechnya and said it would raise the issue at an EU-Russia summit next month.

Frattini said the "current human rights standards ... can be
improved, as can the relationship between the Chechen people and their administrators."

Speaking during a special debate on Russia at the European
Parliament, Frattini said the EU "reserved the right" to criticize Moscow's handling of Chechnya. This also included how it conducted the recent presidential election there.

Last Sunday, Akhmad Kadyrov was inaugurated as Chechen president, two
weeks after winning an election that the Kremlin promoted as a significant step toward stability but that critics denounced as a sham.

Frattini said the withdrawal of rivals to Kadyrov from the
election "seemed then and now to be decidedly not in keeping with European and Western standards." He said human rights would be part of the discussions when he meets with Foreign Minister Igor Ivanov in Moscow next Tuesday, which is to prepare for the EU-Russia summit Nov. 5.




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21 ottobre 2003


Cecenia: Oltre 300 [o il doppio?] di persone rapite dall'inizio dell'anno

Lunedì 20 Ottobre 2003, 13:57

Di (Ses/Gs/Adnkronos)

Mosca, 20 ott. (Adnkronos)

Sono oltre 300 le persone rapite dall'inizio dell'anno in Cecenia. Persone scomparse nel nulla, di cui le autorita' non hanno piu' alcuna notizia. Lo ammette Movsur Khamidov, il funzionario dell'amministrazione filo russa responsabile di questo dossier. La cifra che viene tuttavia contestata, perche' troppo bassa, dall'associazione per la difesa dei diritti umani russa, Memorial. ''Secondo i nostri dati, solo fra la fine di marzo e la fine di agosto, sono state rapite 250 persone'' -spiega uno dei direttori di Memorial precisando che l'organizzazione e' in grado di seguire quello che accade solo in meta' del territorio. I ceceni non possono piu' denunciare la scomparsa di loro familiari alle autorita' filo russe a causa delle barriere di protezione elevate di fronte agli uffici amministrativi per proteggere i funzionari da attentati terroristici.

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Commento: Ora … io mi chiedo: perchè questa notizia fa il giro del mondo? La trovate anche su tutte le agenzie internazionali. Dove starebbe la novità? Sono cose tristemente arcinote! E’ da anni che in Cecenia i civili “spariscono” per mano russa a ritmi di 2-3 persone al giorno. La cosa è stata sbandierata in continuazione da tutte le NGO per i diritti umani come Amnesty International, Human Rights Watch, la citata Memorial e molti altri. Perché quando queste NGO scrivono documenti interi, tengono conferenze stampa, fanno campagne di sensibilizzazione non c’è uno straccio di agenzia stampa che se ne occupi, mentre quando lo afferma un “funzionario dell'amministrazione filo russa”, che ha ovviamente tutti gli interessi nel fornire cifre false, improvvisamente ne parlano tutte le agenzie stampa? Inoltre, da un messaggio del genere, non è per nulla chiaro chi è il responsabile dei rapimenti.

Indovinate perché? Credete sia un caso?




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19 ottobre 2003


Teatro di Mosca: quante furono veramente le vittime del gas?

Tra alcuni giorni sarà trascorso un anno esatto dal tragico assalto dei terroristi ceceni al teatro di Mosca "Dubrovka". Secondo le versioni ufficiali morirono 129 persone. Le stesse versioni ufficiali sottolinenano: "per atti di terrorismo". Anche se è ormai praticamente arcinoto a tutti, pare che i media russi non ricordino mai che di questi, solo due (o forse tre secondo altre versioni) furono uccisi dai terroristi. Una era una donna, apparentemente in preda ai fumi dell'alcool, che entrò nel teatro dopo l'assalto. Perchè la lasciarono entrare? I terroristi non credettero possibile che si trattasse di una coincidenza e pensarono che fosse un'infiltrata della polizia. Poi, la poveraccia, avendo capito di essersi messa nei pasticci, tentò di fuggire e loro le spararono. L'altra vittima sembra si trattase di un uomo che tentò di ingaggiare un corpo a corpo per cercare di disattivare le bombe di una delle donne kamikaze col velo (...il velo era chiaramente una messa in scena: non esistono, donne col velo in Cecenia. O almeno non fino a pochissimo tempo fa).

Tutti gli altri furono uccisi dal gas letale che il Cremlino ordinò di usare per stanare i terroristi ceceni rifiutandosi però di rendere noto l'antitodo (se esiste) perchè considerato un'arma segreta. Putin sapeva quindi benissimo che insieme ai terroristi avrebbe gasato a morte anche buona parte della sua stessa gente e non fece nulla per impedirlo per una mera ragion di stato.


Giovane donna intossicata (o morta?) per i gas usati dalle squadre speciali.

Da allora è successo di tutto e di più. Si scoprì che non c'era in atto alcuna esecuzione di massa come volevano far credere le autorità per giustificare il loro assalto. Lo sappiamo perchè gli ostaggi sopravissuti lo confermano.

In particolare sarebbe doveroso ricordare il disperato (quanto improbabile) ricorso dei familiari delle vittime contro il comune di Mosca, che spervano invano di ottenere almeno un rimborso per i danni subiti a causa di tale maldestra e cinica "operazione speciale". Ovviamente, come in tutti i regimi atuoritari, non c'è speranza che le autorità riconoscano le loro responsabilità. La maggior parte dei familiari si videro rifiutare l'istanza e solo per pochi fu elargito qualche migliaio di dollari. La questione continua, ma c'è poco da illudersi che possano avere riconosciuti i propri diritti.

Forse il più clamoroso colpo di scena, che però non ebbe molta eco neppure sui media occidentali, fu la scoperta che c'era si un infiltrato, ma era tra gli stessi teroristi! Un certo Kampasha Terkibayev, un ceceno, assoldato dal KGB che accompagnò il gruppo terroristico fin dall'inizio, NON dopo l'assalto. In altre parole i servizi segreti russi, COME MINIMO, sapevano che l'assalto al teatro sarebbe avvenuto e non fecero nulla per impedirlo, ma aproffitaorno invece dell'occasione per infiltrarvi un loro agente. E questo solo per non ipotizzare di peggio. Lo sappiamo perchè il nome e cognome Kampasha Terkibayev (per nulla comune in Cecenia) salta fuori nella lista dei terroristi e si trova sia prima che dopo l'assalto al teatro come collaboratore nello staff giornalistico di Putin e il suo scagnozzo addetto alla stampa per le questioni cecene Yastrembsky e nello staff del rappresentante russo al Consiglio Europeo, Dimitri Rogozin. Com'è che alti rappresentanti russi assumono nel loro entourage un ex-terrorista del Dubrovka?!? Un caso di omonimia? Si incomincia a indagare e il Terkibayev diventa a questo punto un personaggio assai scomodo che si deve eliminare al più presto, ma lui fugge. La Politkovskaya, una famosa giornalista russa, riesce allora a fargli una intervista: lui vuota il sacco e conferma tutto. Non si sa perchè, forse spera che così vengano meno le ragioni per volerlo far fuori, dopodiché sparirà nel nulla.

La cosa dunque salta fuori sulla Novaja Gazeta di aprile e si chiede di rendere conto al Cremlino: vero o sono tutte calunnie? Ci si aspettava un feroce "fuoco di ritorno" ma .... nulla. Le autorità non si difendono neanche, rimangono silenti. No comment. La Politkovskaya si aspettava di tutto: denunce per calunnia, insulti, l'arresto, ecc. Ma succede soltanto una cosa: arriva una telefonata. E di chi? Del KGB, della polizia, di Putin in persona?!? No, niente affato: chiama l'ambasciata USA di Mosca che la prega gentilmente di lasciare stare..... E che c'entrano gli americani? La Politkovskaya è cittadina russa. Mah.... Alla faccia della Glasnost!

Questi i fatti. A voi l'interpretazione.

Concludiamo per arrivare ai fatti di questi giorni. I suddetti parenti delle vittime, che intanto si sono costituiti in un "Comitato per le vittime del terrorismo" continuano a fare anche loro delle scoperte sconcertanti. La cifra ufficiale delle 129 vittime è quasi certamente un falso. Il numero pare sia molto più alto. In un
articolo del Guardian di ieri, Nick Paton Walsh (giornalista britannico esperto di questioni Russo-Cecene e per altro noto per avere votato anche lui al referendum del 23 marzo in Cecenia, e che Blair esaltò come "proceso politico assolutamente giusto", semplicemente mostrando il suo passaporto inglese...!) rivela che i morti furono trasportati in quattro ospedali o obitori di Mosca. Soltanto in uno se ne sono trovate fino a un centinaio. Una "distribuzione mortuaria" alquanto poco equa. Alla richiesta di delucidazioni le autorità rifiutano naturalmente di rilasciare qualsiasi documento convincente che attesti il numero reale delle vittime. C'è chi parla di almeno altri 60-70 "ostaggi e caduti ignoti".

Ma tant'è... che importa se le vittime sono 129, 200 o più? L'importante è che prevalga la ragion di stato e che noi possiamo continuare a dire che la Russia è uno stato di diritto, perbacco! Altrimenti il 14% del petrolio e il 40% del gas chi ce lo da, a noi Europei?!?
                                                                                                                                                           




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18 ottobre 2003


Cecenia: dieci chiavi per comprendere

A chi voglia conoscere una verità diversa da quella ufficiale del governo russo e farsi anche una idea delle gravi responsabilità dell'occidente, ed in particolare dell'Europa, consiglio vivamente il libro "Cecenia, nella morsa dell'impero", a cura del Comitato Cecenia, Guerini e Associati (pag. 165)

Peccato che, nella traduzione, non sia stato mantenuto il titolo "Cecenia: dieci chiavi per comprendere" che mi sembrava più adatto al suo contenuto e che il libro contenga poca bibliografia e rari riferimenti. D'altra parte non si tratta di un riassunto accademico dei fatti storici o una analisi politica approfondita. E' invece un "browsing" perfettamente adatto a chi non si è mai occupato della questione e vuole farsene una idea più chiara di quella che appare dalla nostra stampa, quasi colposamente omissiva e silenziosa. Ci si addentra bene nel problema. Si respira l'atmosfera pesante ma vera di questo conflitto.




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16 ottobre 2003


Shirin Ebadi: premi Nobel per la pace e realismo politico


Shirin Ebadi
Premio Nobel per la pace 2003

"Bisogna essere realisti". Questo è il leitmotiv generalizzato in tutte le relazioni internazionali. "I diritti umani, la libertà di espressione, la democrazia, ecc. sono tutte cose belle e buone, ma se si voglion cambiare le cose per davvero, bisogna essere realisti. Quello che conta sono i rapporti di forza, gli interessi in gioco e chi più è bravo nel tirare l'acqua al proprio mulino vince". Questa è l'essenza della maggior parte dei pensieri dei nostri politici che si occupano di politica internazionale. L'essenza della cosiddetta "Realpolitik".

Eppure l'avere dato un premio Nobel per la pace ad una donna che si occupa di diritti umani e democrazia in Iran ha fatto notizia su tutti i giornali del mondo, ha riportato le folle nelle piazze Iraniane e messo in grave imbarazzo l'establishment degli Ayatollah. Certo, staremo a vedere se alla lunga dura. E' tutto ancora da dimostrarare se questa mossa dell'accademia di Stoccolma sortirà gli effetti sperati: un nuovo impulso ad una democratizzazione, laicizzazione e liberazione della vecchia Persia. Io credo di si. Ma sarebbe oltremodo stupido sputare sentenze anzitempo. Dire che tutto questo non serve a nulla nel favorire, non tanto democrazia e diritti umani, ma piuttosto una stabilizzazione geopolitica della regione, sarebbe profondamente miope.

Il sostegno internazionale di personalità, autorità, gruppi o movimenti che si battono in modo nonviolaneto per il rispetto del diritto, per la democrazia e la libertà non è solo una azione doverosa moralmente ed eticamente. Si tratta anche di uno dei possibili mezzi, un potere molto efficae e forte, per fare pressione politica su quei regimi dispotici che sono causa di profonde instabilità politiche, economiche, militari e sociali su scala planetaria. Si tratta di un mezzo molto realistico e pragmatico con cui potere muovere le "pedine sulla scacchiera internazionele". Purtroppo i realpoliticanti, così "realisti" a quanto pare ancora faticano assai a comprendere questa nuova realtà e continueranno a fare spallucce.

Sono contento pertanto che il Nobel sia andato alla Ebadi. Prossimo anno spero che vada a Sergej Kovalyev, un ex-dissidente russo che oggi nuovamente si trova a combattere contro una generalizzata violazione dei diritti umani in Russia e Cecenia. Oppure alle organizzazzioni come Memorial e/o le Madri dei soldati russi di S. Pietroburgo. Un Nobel a questi avrebbe potuto salvare la democrazia in Russia.

Temo però che ormai sia troppo tardi: in Russia il "nazi-stalinismo" è alle porte.




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13 ottobre 2003


Le caricature di Putin: minacciò di chiudere una TV

Putin-Puppe (Foto: Stanow/rufo)




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13 ottobre 2003


L'Europa espelle famiglie e rifugiati ceceni verso gli aguzzini russi

L'Europa continua indistrurbata la sua deportazione forzata verso la Russia, o la Cecenia, di rifugiati e asilanti ceceni a cui dunque aspetta morte e/o tortura certa. Intanto i "pacifisti" di Assisi approvano con il loro silenzio. I cosiddetti "pacifisti" si occupano di cose più serie, perbacco! Propngono una "assemblea ONU dei popoli", una ONU che come noto è composta per 2/3 da feroci dittature (in primis una Russia genocidaria che ha il diritto di veto) e vorrebbero "costruire una Europa senza guerre". Quali guerre ci sono in Europa? Quella dei nazi-stalinisti russi in Cecenia che cosa è?!?

Se ci fosse ancora Hitler costoro andrebbero subito a stringergli la mano per lottare contro "l'imperialismo americano", of course....


Olivier Dupuis

CECENIA: IL BELGIO ESPELLE IL SIGNOR KHACHUKAEV E LA FRANCIA UNA MADRE DI FAMIGLIA CECENA E I SUOI DUE BAMBINI. NON C'È LIMITE ALL'EUROPA DELLA VERGOGNA!

Bruxelles, 13 ottobre 2003 - Una madre di famiglia cecena e i suoi due bambini di 6  e 7 anni, arrivati il 2 ottobre all'aeroporto di Roissy, sono stati espulsi il 12 ottobre verso Mosca. Secondo il quotidiano Libération questa donna, il cui marito è stato rapito da uomini incappucciati, aveva deciso di fuggire da Grozny dopo aver ricevuto delle minacce perché cercava suo marito. Le autorità francesi "hanno ritenuto che la domanda (d'asilo) era infondata" poiché la madre "non poteva identificare gli uomini che avevano rapito suo marito" (sic). A Bruxelles le autorità belghe hanno rifiutato di dare un seguito favorevole alla domanda d'asilo depositata dal signor Said-Magomed Khachukaev, direttore aggiunto del quotidiano "The Chechen Times", e l'hanno espulso questo lunedì 13 ottobre verso la Germania secondo alcune fonti, verso Mosca secondo altre fonti.

Interrogazione di Olivier Dupuis, deputato europeo, radicale, al Consiglio:

"Il Consiglio è al corrente delle espulsioni di cui sono vittime alcuni cittadini ceceni e in particolare quella del signor Khachukaev e quella della madre di famiglia e dei due bambini menzionati da Libération? Il Consiglio ha un'idea - anche vaga - di quello che rischiano questi ceceni espulsi verso la Russia? Il Consiglio pensa di adottare una posizione comune per la quale gli Stati membri si impegnino a non più procedere a delle espulsioni di rifugiati ceceni finché le autorità russe non assicurino un rispetto minimo dei diritti fondamentali in Cecenia? Peraltro, quali iniziative il Consiglio intende prendere per dotarsi di mezzi necessari alla raccolta di "informazioni particolareggiate sui casi di rapimenti di civili" (vedere risposta del Consiglio all'interrogazione E-0748/03)? Non ritiene il Consiglio che le ambasciate dei 15 Paesi membri e dei 10 Paesi candidati, la Delegazione della Commissione a Mosca così come le organizzazioni quali Amnesty International, Memorial, Human Rights Watch, Médecins du Monde * potrebbero fornirgli informazioni esaustive sui rapimenti dei civili e, più in generale, sulle gravissime violazioni dei diritti umani perpetrate in Cecenia?"

Sostenere il Piano di Pace del Ministro ceceno degli Affari Esteri in favore di un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite sulla Cecenia; firmate l'appello sul sito del PRT: www.radicalparty.org

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Olivier Dupuis

Membro del Parlamento europeo

Tel. +32 2 284 7198

Fax +32 2 284 9198




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11 ottobre 2003


Le minacce del Cremlino ricordano Hitler?

Mentre l'occidente intero, ad incominciare dai cosiddetti "pacifisti", dorme egregiamente, ritenendo la Russia una "democrazia emergente" e suo grande alleato senza preoccuparsi minimamente delle minacce più o meno velate lanciate da Putin (vedi il mio ultimo messaggio), altri che conoscono molto più da vicino, sia in senso lato che geografico, la realtà del KGB e dei suoi metodi criminali, e sanno bene a che cosa si sta andando incontro, non dormono invece per nulla sonni tranquilli. Il presidente della Georgia, una delle repubbliche Caucasiche indipendenti dalla Federazione Russa (si fa per dire) e confinanti con la Cecenia, Eduard Shevardnadze (che molti di quelli dagli "-anta" in poi ricorderanno come ministro degli esteri dell'ex Unione Sovietica), non ha esitato paragonare le dichiarazioni di Putin sugli attacchi nucleari preventivi contro "nemici potenziali" con le dichiarazioni di Hitler quando minacciò (e poi di fatto attaccò) l'Austria, la Cecoslovacchia e la Polonia. Anche Hitler usò una terminologia simile a quella che oggi usano i Russi per la Cecenia: non di agressione si tratta ma di "aiuto fraterno". Ovviamente.

Oggi il copione dell'Europa di Monaco si ripete con delle aggravanti in più: l'occidente attuale dorme in un sonno della coscienza profondo (almeno allora c'era qualcuno come Churchill che si era reso conto del pericolo anche se poi prevalse l'errore generalizzato di una non-azione) e pare che abbia ancora urgentemente bisogno di ripetere la lezione sul nazismo. Perfino Israele, i cui politicanti assomigliano sempre più a dei nuovi Chamberlain, si complimenta con il nazi-stalinista Vladimir. Magari qualcuno dovrebbe suggerire ai nostri amici d'Israele di leggere i report di Amnesty International e Human Rights Watch sulla violazione dei diritti umani in Russia. Da questi emerge chiaramente come dopo il massacro dei Ceceni i prossimi della lista, tanto per cambiare, saranno di nuovo gli ebrei.

Si dovrà ripetere la storia?


Eduard Shevardnaze

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Georgia says Kremlin threats echo Hitler

Fri 10 October, 2003

TBILISI (Reuters) - Georgian President Eduard Shevardnadze has
criticised Russia over its threat of pre-emptive strikes on Chechen rebels in his country, drawing parallels between the Kremlin and Adolf
Hitler.

Russian officials have repeatedly threatened preventive strikes on bases
inside Georgia, from where Moscow says Chechen rebels have launched cross-border raids on Russian forces, unless Tbilisi takes action
against them.

Georgia says it has regained control of the remote Pankisi Gorge, once
used as a hideout for guerrillas fighting against Russian rule in neighbouring Chechnya. It complained bitterly at alleged Russian air
raids inside its territory in late 2001.

"No one in the world has the right to launch preventive strikes today.
No one. Neither Russia nor any other state," Shevardnadze said on Friday. Speaking at the launch of a new political party ahead of parliamentary elections on November 2, he said: "Incidentally, I can recall some of Hitler's utterances. He never said -- we should conquer the whole of Europe. He said -- let us help Austria, let us help Czechoslovakia, let
us help Poland and so on."

Speaking to reporters shortly afterwards, Shevardnadze qualified his
controversial reference to the leader of Nazi Germany, but made it clear
he was talking about Russia.

"I do not want to make a direct comparison but utterances have been made
by some statesmen about the right for preventive strikes, utterances that if their nationals, Russian citizens, found themselves under threat
in this or that country, they would have this right," he said.

Defence Minister Sergei Ivanov last week reaffirmed Russia's right to
use pre-emptive strikes to defend its interests.

The row over Chechen rebels has further strained difficult relations
between the two ex-Soviet states and also created an irritant between Moscow and Washington. The United States, which has sent specialists to train Georgia's army, has urged Russia to let Tbilisi deal with the fighters. Georgia has ruled out any operations by Russian forces on its territory.




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8 ottobre 2003


Russia: si ritorna al riarmo nucleare?

Recentemente il ministro della difesa russo Sergey Ivanov (da non confondere con il più noto in occidente Igor Ivanov, il ministro degli esteri) ha annunciato una ristrutturazione delle forze armate. Subito dopo, in questi giorni, segue l'annuncio di Putin in cui esprime tutta l'intenzione di ammodernare l'arsenale nucleare russo. Non solo. Ha anche pubblicamente dichiarato che un attacco preventivo nucleare contro "nemici potenziali" non è una eventualità che il governo russo escluda. Da varie fonti poi si evince che il Cremlino ritiene l'ammodernamento nucleare necessario perchè che la NATO sta praticando una politica offensiva nei confronti della Russia.

C'è da preoccuparsi? Ma la Russia non è un fedele alleato dell'occidente?

Attualmente è un alleato (almeno in apparenza) ma fedele per quanto? Proviamo a considerare alcuni dati di fatto.

La Russia è alla fame e gran parte della sua popolazione vive nella miseria. Ma questo ai militari russi poco importa. E, sembra incredibile, ma a quanto pare poco importa perfino al popolo russo stesso dato che i sondaggi chiaramente rivelano un'impennata delle ideologie ultra nazionaliste, spesso di stampo xenofobo, inneggianti alla ricostruzione di una "Grande Russia" in quanto superpotenza militare. Un ondata irrefrenabile sta scuotendo tutta la Russia: un desiderio di ritornare ai metodi stalinisti e tutta o quasi la popolazione russa sta di nuovo cercando "l'uomo forte" che sistemi le cose per loro e gli "guidi" verso una  meta gloriosa.

Altra considerazione. La Russia non è ormai più una democrazia (semmai lo è stata...). Quasi tutti i media non sono più liberi e gli omicidi politici sono molto frequenti (guarda caso le vittime sono sempre gli oppositori di Putin). Putin è tutto fuorchè un democratico e le prossime elezioni parlamentari e preisdenziali (in dicembre e marzo) saranno nuovamente le buone e vecchie "elezioni" di stile sovietico.

Dopodiché, quando l'instaurazione di un regime fascista-Stalinista in Russia diventerà evidente in tutto il suo fulgore, esso dovrà trovare un nemico esterno contro cui rivolgersi per giustificare la sua esistenza e il suo riarmo militare e nucleare. Sarà sempre e solo il gruppuscolo di guerriglieri ceceni?

A voi la risposta.




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7 ottobre 2003


Cecenia, nella morsa dell’impero

di Massimo Lensi - (L'opinione, 7 ottobre 2003)

C'era una volta la Cecenia... si potrebbe dire, ma questa volta non si tratta di contare una bella favola, né di narrare un lieto fine, ché di guerre e di un libro, qui, si va a trattare. Tra esse, alcune, conosciute fin nei più piccoli e insignificanti particolari, ottengono l'onore - e che onore! - di mobilitare le piazze dei pacifisti e iridare, non senza un velo ipocrisia, i balconi di mezza Italia. Altre, a seguire, come in Sudan e Nepal, davvero non meritano che piccole "brevi" sui giornali, tanto che per esse, alla fine, è previsto, scontato e definitivo, l'oblio. E' il conflitto cosiddetto dimenticato, laddove, benché sia possibile, l'inviato speciale della grande e potente tivù non mette piede.

In verità, questi sono conflitti che non servono, nemmeno alla bell'e meglio, la causa anti-americana. Non aiutano difatti a dimostrare quanto sia perfido e immondo l'imperialismo targato Usa. Infine, adagiata su una zolla di terra caucasica, incastonata tra il Daghestan, la Georgia e l'Inguscezia, c'è una guerra di nuova arte. Una tragedia, anzi una mattanza, che si potrebbe definire semplicemente oscurata. Isolata.

Nessuno, infatti, riesce ad ottenere da Mosca il permesso per entrare in quel piccolo paese di poche centinaia di migliaia di abitanti. E non vi è ormai più alcuno che lo chiede. A nessun giornalista dunque, pena la scomparsa nel nulla, viene lo scrupolo di verificare le distruzioni delle città, le immani difficoltà dei civili, le violazioni dei diritti umani o di contare almeno i morti sul campo. Ogni tanto qualche notizia in effetti trapela (si sente parlare di attentati, di bombe e avvelenamenti), ma è così ben filtrata dai potenti servizi russi che il risultato dopo tutto si dà per scontato: la Cecenia nient'altro è che un pericoloso covo di terroristi islamici che mina peraltro le solide basi della democrazia russa. Ciò nonostante qualcosa si viene a sapere. Le poche informazioni alternative alle veline ufficiali, passano per vie contorte e pericolose, superano alti passi di montagna e umide vallate, attraversano campi profughi, fino a giungere all'attenzione del mondo solo grazie all'impegno di un manipolo di persone.

Certo, anche in Italia se ne parla veramente poco e qualche rara e veritiera analisi arriva sulle prime pagine dei quotidiani solo grazie all'impegno di un ristretto gruppo di intellettuali e giornalisti, come Barbara Spinelli, Adriano Sofri e Paolo Mieli, e alle iniziative del piccolo e coraggioso partito Radicale Trasnazionale. Per il resto, si tace la scomoda verità di una piccola Cecenia che combatte strenuamente e legittimamente per la sua indipendenza. E che, caso unico, manda in cortocircuito la santa alleanza contro il terrorismo internazionale, per la semplice ragione che questa volta è proprio la democrazia ad essere richiesta ad alta voce dal legittimo governo ceceno. Eppure là si guerreggia giorno dopo giorno e da tanto tempo. Un tempo quasi infinito, martellato dallo sterminio di un popolo, dalle stragi di civili fatti saltare in aria con l'esplosivo, legati a grappolo sulla riva dei fiumi, o persi nei campi profughi e nelle stanze di tortura dell'esercito russo.

Per cercare di colmare le lacune dell'informazione, è uscito recentemente un libro che si potrebbe definire, come accade per le migliori recensioni, prezioso. E così è stavolta, perché questo lavoro è davvero prezioso ed unico nel suo genere. "Cecenia, nella morsa dell'impero" (Guerini e Associati, Euro 12,50) è un testo corale, redatto dal gruppo di lavoro del Comitato Cecenia, nato nell'ottobre 1999 proprio per mobilitare l'opinione pubblica "contro la guerra in Cecenia, diffondere informazione, sostenere ceceni e russi che lottano contro la guerra, aiutare i rifugiati ceceni e i disertori russi". Il libro è corredato da una solida bibliografia che affianca l'utilissima cronologia delle vicende ed una interessante sitologia. La presentazione è affidata al parlamentare europeo radicale Olivier Dupuis, membro della commissione Affari Esteri e della delegazione con la Transcaucasia, al quale è consegnato il non facile compito di illustrare una possibile via politica per far cessare, una volta per tutte, questa guerra oscurata.

Dupuis nella sua presentazione afferma che il primo insegnamento consegnatoci dal conflitto ceceno è una semplice equazione: niente televisioni occidentali uguale niente guerra. Il secondo poi è ancora più ovvio. Scrive, infatti, Dupuis: "la 'pacificazione' che sarebbe troppo costoso ottenere con il conflitto militare, deve quindi essere conseguita con il terrore". Parole che sono pietre. L'attuale contesto internazionale, concentrato solo apparentemente alla ricerca di soluzioni non militari per le crisi regionali, ha infatti inserito nel gota dei paesi con dignità democratica la Russia del presidente Vladimir Putin, l' "uomo della provvidenza" come lo definisce Dupuis. "Nel corso degli ultimi dieci anni - scrive l'eurodeputato - 200.000 ceceni sono morti (il 20% della popolazione); 300.000 (il 30% della popolazione) hanno dovuto abbandonare le loro case e rifugiarsi da qualche parte in Cecenia, nei campi profughi in Inguscezia o altrove; decine di migliaia sono sopravvissuti ai tristemente celebri 'campi di filtraggio', dopo essere stati mutilati, traumatizzati e seviziati".

Per Dupuis il conflitto ceceno "svela e consente di collocare nella giusta prospettiva il cinismo e la viltà delle cancellerie e dei grandi media televisivi occidentali, certe debolezze e alcuni errori delle legittime autorità cecene e, infine e soprattutto, l'incredibile sofferenza e l'altrettanto incredibile capacità di resistenza umana del popolo ceceno. Nel marzo di quest'anno il ministro degli Esteri del legittimo governo ceceno, Ilyas Akhmadov, ha presentato un piano di pace per proporre di istituire un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia (piano che, tra l'altro, si può consultare e sostenere, firmando un apposito appello, sul sito del partito radicale: www.radicalparty.org). Una proposta che, come fa notare l'eurodeputato radicale, soddisfa contemporaneamente gli interessi di sicurezza della Federazione Russa e le legittime aspirazioni del popolo ceceno, anche perché prevede che al termine del mandato Onu, il popolo ceceno sia chiamato a pronunciarsi sul futuro statuto del paese attraverso libere elezioni.

Un piano di pace, sostiene Dupuis, che "permetterebbe di ridare alle Nazioni Unite il ruolo che dovrebbe esserle proprio ogni qualvolta i crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio divengono 'regola di convivenza' contro i diritti, la democrazia e la libertà". Un testo da consigliare innanzitutto agli studenti e ai docenti di storia contemporanea ma anche a tutti quelli che desiderano essere semplicemente informati sulla tragedia della guerra nel Caucaso. Per non dover mai dire un giorno: "c'era una volta la Cecenia".




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7 ottobre 2003


Un ceceno per tutte le stagioni

di  Laura Bosisio - Panorama

Si sono svolte domenica le elezioni presidenziali nella repubblica caucasica ed è stato un plebiscito per il candidato fedele a Mosca. Intanto la situazione della popolazione civile continua ad essere drammatica.

Le elezioni in Cecenia non hanno riservato sorprese, Akhmad Kadyrov - candidato voluto da Putin - è il nuovo presidente. Kadyrov, finora capo dell'amministrazione interinale locale, un'autorità creata con l'appoggio di Mosca, ha raccolto oltre l'82,5% dei suffragi, mentre il 3,4% è andato al secondo classificato, Abdulla Bugayev.

L'affluenza alle urne è stata elevata, dell'81%, e la vittoria di Kadyrov scontata, essendo in pratica l'unico candidato. Gli altri, infatti, sono stati indotti a ritirarsi a causa di pressioni giudiziarie o politiche o sono stati esclusi per presunte irregolarità. L'ultimo in ordine di tempo è stato Malik Saidullayev, escluso dalla corsa in seguito ad una ordinanza della Corte Suprema Cecena che ha considerato non valide le firme raccolte per la sua candidatura.

CRITICHE ALLA VALIDITA' DELLE ELEZIONI

Questa circostanza è stata denunciata con forza dal capo della delegazione tedesca al Consiglio d'Europa, Rudolf Bindig, che nel corso di un'intervista all'emittente Deutschlandradio ha criticato lo svolgimento delle elezioni di ieri definendo il voto scorretto e pilotato da Mosca.

Bindig ha detto di prevedere un ulteriore aggravamento del conflitto nella repubblica e ha auspicato da parte della comunità internazionale una più accentuata critica alla politica cecena del presidente russo Valdimir Putin.

Anche il presidente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), il ministro degli Esteri olandese Jaap De Hoop Scheffer, ha criticato l'assenza di pluralismo nella scelta dei candidati e negli organi di informazione.

L
'Osce, che raggruppa 55 paesi, ha ritirato la sua missione dalla Cecenia lo scorso dicembre e da allora Mosca le ha permesso di farvi ritorno solo con un mandato umanitario limitato, accusandola di prendere le parti della resistenza cecena.

LE REAZIONI DEL VINCITORE

Di tuttaltro avviso i due leader nel mirino. Kadyrov, in un incontro con i giornalisti nella sua casa di Tsentoroi - guardato a vista da una cinquantina di guardie del corpo armate - ha recisamente negato di essere un "burattino" nelle mani di Putin. Anzi, ha annunciato l'istituzione di una commissione di inchiesta sulle sparizioni e sui crimini commessi dopo la dichiarazione di indipendenza della Cecenia, nel 1991. Ha inoltre negato la possibilità di colloqui di pace con Maskhadov, vincitore delle elezioni presidenziali del 1997 e considerato un terrorista da Putin. Infine, in un tentativo di mostrarsi conciliante, ha assicurato che si sarebbe battuto perchè il governo di Mosca conceda un'altra amnistia ai ribelli, dopo quella conclusasi lo scorso settembre che ha visto la resa di soli 170 combattenti sui due o tremila che dal 1999 portano avanti una sanguinosa guerriglia sulle montagne del Caucaso.

Se si guarda alla sua carriera politica, non si può che definire Kadyrov un campione del trasformismo. Capo dei secessionisti durante la prima guerra cecena, incitò la popolazione alla guerra santa contro la Russia come una sorta di leader religioso. Nel 1999 cambiò diametralmente posizione divenendo il più fedele alleato di Mosca nella caccia ai "terroristi" che facevano capo al governo islamico legittimamente eletto.

Non si può certo dire che fra la gente sia amato, da anni non fa altro che sfuggire ad attentati, e la sua forza sono, oltre l'appoggio dell'amico Putin, le bande di militari che hanno terrorizzato gli elettori della regione. Una scia di sangue ha attraversato la regione nel mese di settembre. Tra gli atti di intimidazione verso i civili, le uccisioni di presunti ribelli e gli attentati dei guerriglieri contro la polizia cecena e i militari russi, sicuramente il clima alle urne era di grande tensione.

Eppure il presidente russo Vladimir Putin ostenta tranquillità e non ha mancato di esprimere soddisfazione per il regolare svolgimento delle elezioni di ieri. Ha inoltre assicurato che il processo di normalizzazione della repubblica caucasica continuerà, anche con la prossima creazione di un parlamento locale ceceno.

In un'intervista al New York Times ha inoltre negato che il vincitore fosse un candidato gradito al Cremlino, ricordando i suoi trascorsi nella guerriglia. Peccato che pochi giorni fa si sia presentato in sua compagnia all'Assemblea generale delle Nazioni Unite proprio a New York.

DIFFICILE LA SITUAZIONE DELLA POPOLAZIONE

Intanto la situazione in Cecenia è tuttaltro che tranquilla e la vita quotidiana della popolazione è estremamente difficile. A Grozny come nelle campagne le case sono distrutte e mancano elettricità e acqua corrente. La popolazione si sente minacciata dai soldati e teme nuove violenze.

I soldati russi sono accusati di crimini contro l'umanità dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Secondo la statunitense Human Rights Watch (HRW) oltre 1132 civili sarebbero stati uccisi nel 2002, mentre 76 sarebbero le persone uccise nei primi due mesi del 2003, oltre a 126 casi di sequestro.




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6 ottobre 2003


Cecenia: i risultati delle elezioni farsa del Cremlino

Tutto come previsto. In quello che si continua a chiamare ostinatamente la "nascente democrazia russa" gli squadroni della morte "convincono" i ceceni a votare per un oscuro personaggio che ha ai suoi comandi migliaia di soldati e mercenari responsabili di massacri e abusi della peggior specie sulla popolazione civile. Ma guarda caso, malgrado tutto pare siano felicissimi nell'eleggerlo a presidente: Akhmad Kadyrov vince con l'80% dei voti e con un altrettanto ampia affluenza alle urne.

E' del tutto ovvio che si tratta di elezioni farsa. Quasi nessun osservatore internazionale ha avuto il coraggio di monitorarle infatti. Peccato che Blair aveva detto che il processo politico di Putin "è una cosa assolutamente giusta" e il nostro glorioso minstro degli esteri Frattini lo definì "una importante iniziativa di riforme istituzionali".

Intanto tutti i giorni madri cecene si vedono portare via i figli che sanno benissimo non vedranno mai più...

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Il candidato del Cremlino stravince le elezioni


Grozny, 6 ott. - (Adnkronos) -

Il candidato del Cremlino alle presidenziali in Cecenia, l'ex mufti' gia' da tre anni alla guida del governo filo russo, Akhmed Kadyrov, ha guadagnato l'82,5 per cento delle preferenze in un'elezione che tuttavia le organizzazioni internazionali, dal Consiglio d'Europa all'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, non riconoscono come valida. La vittoria di Kadyrov e' stata preannunciata stamane dal capo della Commissione elettorale centrale, Abdul Karim Arsajanov. ''Il vantaggio assoluto di Kadyrov sugli altri candidati e' ovvio. La percentuale non potra' cambiare, se non di due o tre punti'' -ha affermato. Anche se i ribelli hanno piu' volte sconfessato le elezioni, ieri nessun attentato ha turbato le operazioni di voto.


Presidente OSCE: deplorevole il clima delle elezioni

Varsavia, 6 ott. (Adnkronos/Dpa)-

Il Presidente dell'Osce, il ministro degli Esteri olandese, Jaap de Hoop Scheffer, ha definito ''deplorevole'' il ''continuo clima di violenza'' che ha segnato lo svolgimento delle elezioni presidenziali in Cecenia. Scheffer, che dal prossimo anno sara' segretario generale della Nato, ha criticato inoltre l'''assenza di un reale pluralismo''. L'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa non ha inviato osservatori per monitorare l'andamento delle elezioni per le irregolarita' emerse sin dalle prime batture della campagna elettorale. Scheffer si e' oggi limitato a precisare che il mancato invio di osservatori e' dovuto all'invito tardivo delle autorita' russe.




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5 ottobre 2003


Cecenia: elezioni presidenziali e i resconti ANSA

In attesa dei risultati (quasi sicuramente truccati) davo una occhiata ai lanci ANSA sulle elezioni in Cecenia. C'è veramente da mettersi le mani nei capelli. Pare che al giornalismo nostrano sia stato fatto il completo lavaggio del cervello dalla propaganda dell'apparto russo. Sembra di leggere le agenzie russe Itar-Tass o RIA- Novosti. Quello che mi è oscuro è se si tratti di ignoranza nera o c'è qualcosa di più sotto...?

Comunque, per maggiori informazioni sul "processo di pace" di Putin si veda la rubrica accanto. Seguono i lanci ANSA e qualche mio commento.

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Russia: urne aperte in Cecenia per le presidenziali locali

(ANSA) - MOSCA, 5 OTT - Urne aperte oggi per le elezioni presidenziali locali in Cecenia, repubblica autonoma russa insanguinata da anni da un feroce conflitto. La consultazione costituisce il culmine del processo politico [1] promosso da Putin per cercare di ridare una parvenza di normalita' alla regione [2], rafforzandone lo status di autonomia [3] e chiudendo la porta ai ribelli indipendentisti. Al voto sono chiamati 560.000 ceceni e 30.000 militari delle unita' di stanza permanente nella repubblica.

2003-10-05 - 10:37:00

Elezioni Cecenia: alta affluenza alle urne, raggiunto quorum [4]

(ANSA)-MOSCA, 5 OTT-Affluenza alle urne piuttosto alta e voto gia' valido in Cecenia, secondo i dati ufficiali, nell'odierna giornata di elezioni presidenziali locali. Nel primo pomeriggio aveva votato circa la meta' degli aventi diritto, una percentuale ben piu' alta rispetto ad altre elezioni locali in Russia. Lo scrutinio e' stato dichiarato valido. [5] Alle urne sono chiamati 560.000 elettori ceceni [6] piu' 30.000 soldati delle unita' federali di stanza permanente nella regione.

2003-10-05 - 15:06:00

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[1] Il "culmine"... vabeh...

[2] Se non altro gli viene il sospetto che si tratta di "parvenze", appunto.

[3] Non c'è alcun status d'autonomia. Si tratta di una mera invenzione propagandistica del KGB, lo sanno tutti ormai. A quanto pare i giornalisti dell'ansa accettano acriticamente qualsiasi cosa.

[4] Con tutte le notizie che ignorano fanno passare proprio questa... E' una non-notizia. E' un fatto più che ovvio, come si è accertato anche nel referendum del 23 marzo, le cifre sull'affluenza sono state sempre del tutto inattandibili.

[5] Ovvio.... avrei voluto anche vedere.

[6] Una ripetizione della propaganda del Cremlino. Si tratta di un numero fasullo dato che tutte le NGO stimano che non ci sono ormai più di 360.000 ceceni in Cecenia.... indovinate come voteranno i rimanenti 200.000 "fantasmi"?!?




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5 ottobre 2003


Cecenia: elezioni presidenziali o farsa?

Oggi, in piena situazione di guerra e/o guerriglia i ceceni avranno l'onore di fare un'overdose di democrazia: votare un loro presidente. Questo è quanto si vuole fare credere almeno.

Ritornerò sulla questione quando sapremo come è andata a finire domani. Intanto consiglio caldamente di dare un'occhiata alla mia rubrica sul cosiddetto "piano di pace" di Putin. Credo che anche i giornalisti, che sono un tantino distratti sulla questione, dovrebbero almeno "conoscere per deliberare"....




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3 ottobre 2003


Cecenia: Il Grido d'aiuto del leader indipendentista

03/10/2003 | Le Monde

Sommario: Strettamente controllata da Mosca, l'elezione presidenziale è organizzata domani nella piccola repubblica di Cecenia, sempre in guerra. Il favorito del Cremliono, Akmed Kadyrov, è sicuro di vincere, dopo il ritiro della maggior parte degli altri candidati. L'OSCE e il CDE si sono rifiutati di inviare osservatori sul terreno. In un intervista a Le Monde, il leader indipendentista Aslan Mashkadov, eletto presidente nel 97, ritiene che l'avventura militare russa in Cecenia sia una sconfitta totale. Negando ogni legame con Al Quaida e il terrorismo internazionale propone un piano di pace e si appella alle istituzioni internazionali per mettere fine alla guerra. Nella clandestinità da 4 anni, Mashkadov condanna gli attentati suicidi.

Intervista

Cecenia: l'appello di Aslan Mashkadov per mettere fine alla guerra

In questa cassetta audio registrata, trasmessa a Le Monde nel Caucaso del Nord, il presidente ceceno, Mashkadov risponde a lungo, durante un'ora, a domande che gli sono state trasmesse all'inizio di settembre da Sophie Shiab. Mashkadov dice di trovarsi in un luogo in cui i bombardamenti aerei e i tiri di artiglieria sono intensi. Le forze russe sono nelle vicinanze", aggiunge. Mashkadov si presenta come il presidente della Repubblica cecena di Izkeria. Afferma che le sue truppe hanno intensificato le operazioni questa estate e che la terra ha cominicato a brucialre sotto i piedi dell'occupante. La sua voce è posata e si esprime in russo.

LM: Come descrive la situazione in Cecenia?

AM: Ogni persona che riflette un po deve vedere e riconoscere che l'avventura militare della Russia in Cecenia è uno scacco totale. Il dramma è che Putin ha pura di ammetterlo. Cerca di guadagnare tempo. Dopo 4 anni di un guerra terribile, avvilente, il generale Troshev * uno dei comandanti dell'offensica del 99 * ha finito con il dichiarare che l'esercito è incapace di risolvere le cose in Cecenia, e che aveva previsto questa situazione si dall'inizio delle operazioni. Si era opposto a che le truppe superassero il fiume Terek che separa il nord dal sud della Cecenia, persuaso che questo avrebbe portato una nuova sconfitta militare. Gloria a Allah, hanno perso questa guerra, in modo vergognoso. Oggi, organizzano veri spettacoli, come il referendum di marzo e questa elezione del 5 ottobre. Non possiamo che sorridere davanti a queste messe in scena che non portano a nulla.

Putin è realmente in una impasse, soprattutto se pensa che Kadyrov, il suo uomo di paglia, e i militari drogati che lo circondano, possano riuscire. Non potranno nè spaventare il popolo ceceno, nè metterlo in ginocchio, nè forzare i combattenti ceceni a cessare la resistenza. Putin si sbaglia profondamente se pensa poter provocare una guerra civile qui. La dove c'è una aggressione straniera, non c'è guerra civile. Libereremo il nostro paese dagli occupanti e metteremo fine alle relazioni tra la Russia e lo stato ceceno, per quanto possa essere difficile questo compito.

LM: Che cosa risponde ai commenti sui legami tra I gruppi ceceni e Al Quaida?

AM: Noi neghiamo e abbiamo sempre negato i legami con Al Quaida. Non abbiamo niente in comune con il terrorismo internazionale. Qui, c'è una lotta di liberazione nazionale. Non conosciamo Bin Laden. Non rappresenta nulla per noi.

LM: Chamil Basaev ha rivendicato l'organizzazione di diversi attentati suicidi in Russia. Lo considera come un terrorista internazionale?

AM: Basaev non ha nessun legame con il terrorismo internazionale. Basaev non ha nessun contatto con Al Quaida nè con Bin Laden. Lo ripeto, è una dichiarazione ufficiale. Inoltre Basaev non ha nessun conto in banca all'estero, e non si appresta a chiedere un visto per l'estero. Basev è un guerriero. E' qualcuno che esercita una vendetta. Impiega gli stessi mezzi che il nemico utilizza contro i Ceceni, i civili. E' l'occhio per occhio. In primo luogo, questo mira la principale struttura dello Stato russo, l'FSB, i servizi segreti. Oggi, come dice Troshev, l'esercito non decide nulla. La guerra è condotta dall'FSB. Se fosse possibile subordinare Basaev e canalizzare le sue energie contro il nemico, utilizzando metodi accettabili, allora riuscirebbe a fare molte cose. Purtroppo, su questo c'è un disaccordo fra noi. Dico che contro la Russia è necessario condurre una lotta organizzata, con una diplomazia, una tattica e una strategia militare. Condanno i m etodi e le forme d'azione che provocano la sofferenza di civili innocenti. Basaev ha i suoi metodi. Ma non ha nulla a che vedere con il terrorismo internazionale.

Anche i Kamikaze dovrebbero essere sottomessi a una disciplina di Stato, al fine che tutto il loro odio sia diretto contro il nemico, canalizzato in una lotta organizzata. Ma questo si rivela impossibile, perchè in nemico è questo: i suoi metodi sono selvaggi, spaventosi, crudeli. Fermare tutto questo, mettere fine alle esplosioni a Touchino, Mazdok, Nazran, solo Putin può farlo. Mettendo fine a questa guerra insensata. Dopo Touchino * dove due donne cecene hanno fatto saltare le loro cinture esplosive, in luglio, durante un concerto a Mosca, facendo 18 morti * ho fatto delle dichiarazioni nelle quali ho condannato questi atti. Anche se noi affrontiamo un nemico per il quale nulla è sacro, io vieto questi metodi che possono causare la sofferenza di persone innocenti.

LM: Quale piano di soluzione del conflitto propone? Cosa sarebbe accettabile?

AM: I Palestinesi hanno una amministrazione e dovrebbero essere protetti dal diritto internazionale, ma vivono sul territorio di uno Stato straniero, che fa di loro ciò che vuole, mentre le istituzioni internazionali fanno finta di non cedere, e il conflitto si prolunga. Innocenti muoiono, da entrambe le parti. E' la ragione perla quale il principio ptoposto da Rouslan Khasboulatov * ex presidente del Parlamento russo, un Ceceno * secondo il quale la Cecenia potrebbe diventare un soggetto di diritto internazionale preservando al contempo l'itegrità territoriale dello Stato russo, non ci può soddisfare. Perchè restare nello spazio costituzionale russo è pericoloso per i Ceceni. Questo significherebbe di nuovo la guerra, di nuovo il genocidio. La Russia non è uno Stato di diritto. E' uno Stato sprovvisto di ragione, una squadra dirigente senza politica, soprattutto nei confronti dei piccoli popoli. Restare nel suo seno è pericoloso per noi.

LM: Che cosa si attende dai paesi occidentali?

AM: Il ministro degli affari esteri cecena, Ilias Akhmadov, ha portato avanti, con la mia autorizzazione, un piano che prevede un'indipedenza condizionale. Perchè ci sia una speranza, è necessaria la volontà dell'ONU, dell'OSCE o del Consiglio d'Europa, che devono costringere la Russia a fare il solo passo ragionevole: mettere fine a questa sporca guerra.

Il dramma è che gli Stati occidentali continuano a giocare con e attorno alla Russia. Fanno finta di non vedere nulla, di non sapere chi ha fatto saltare in aria gli immobili a Mosca, nel 1999, a Volgodonsk et Bouinask.

Ma Putin stesso sta affondando nell'impasse. Ha bisogno di aiuto. Solo l'Occidente e le istituzioni internazionali possono fornirglielo. Innanzitutto, cessando di giocare con lui. Poi, costringendolo a rispettare il diritto internazionale. Noi, abbiamo avanzato il piano Akhmadov, e cioè il piano Mashkadov.

LM: E' preoccupato dalla crescita del wahhabismo in Cecenia?

AM: Questo problema non esiste più in Cecenia. E' stato eagerato e utilizzato dall'FSb e da Kadyrov per provocare qui una guerra civile. Ho incontrato tutti i combattenti, tutti i nostri moujahidin, dall'ovest all'est: questo problema non esiste. I giovani che avevano preso nelle loro mani il Corano all'inizio di questa guerra * che che i kadyrosti, gli uomini di Kadyrov, chiamano "wahhabiti" * oggi mi chedono scusa. Perchè li avevano persuasi che volevo fare concessioni alla Russia. Ma quando vedono che il loro presidente continua la lotta, si scusano davanti a lui. E anch'io, presento loro le mie scuse, per il fatto che in un dato momento avevo al mio fianco un mufti traditore della patria: Kadyrov.

In Cecenia non è possible introdurre * attraverso un Arabo o Al Quaida * una ideologia straniera. Per essere musulmano, sapere quello che è la djihad, la nostra esperienza è sufficientemente lunga e ricca. Pretendere che siamo diretti dall'esterno e che abbiamo legami con Bin Laden, è un insulto.




permalink | inviato da il 3/10/2003 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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