CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

CeceniaSOS [ Un blog sul conflitto in Cecenia. Un osservatorio sulla Russia, il Caucaso e i dintorni. ]
 


 

Prima del crollo dell'URSS

Il primo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Eltsin


Il secondo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Putin


Alcune cose da sapere

La situazione in pillole

I cinque miti sulla Cecenia:
IIIIIIIV - V

Referendum, elezioni ed amnistie in Cecenia

Al-Qaeda e il terrorismo ceceno: mito e realtà

Immagini dall'inferno ceceno

Sezioni d'informazione in italiano
   
Partito Radicale Transnazionale
   Forum radicale sulla Cecenia
   PeaceReporter
   Peacelink
   Warnews

Un genocidio nel cuore d'Europa

L'appello di Adriano Sofri

In ricordo di Antonio Russo

Tesi di Laurea/Master e rapporti di ONG sulla Cecenia (.pdf/.doc su richiesta):

"La dimensione internazionale del conflitto separatista tra Russia e Cecenia nel contesto
post-sovietico"


Analisi del ruolo del petrolio nel Dagestan post-sovietico

La guerra asimmetrica nel contesto dei nuovi conflitti.
Caso studio: Le guerre in Cecenia

"The current Russian nuclear policy"

"Cecenia: una guerra senza fine tra il neoautoritarismo post-sovietico in Russia e lo scontro geopolitico nel Caucaso"

"Organizzazioni non governative e tutela dei diritti umani: l'esempio di Memorial in Cecenia"


APM: "Genocidio strisciante in Cecenia"


Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!

(Il piano di pace dell'ex governo di Maskhadov, chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l'egida dell'ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est, e che possa finalmente condurla alla pace, all'ordine, alla democrazia, la libertà e infine all'indipendenza o almeno ad un'ampia autonomia. Per maggiori informazioni clicca qui.)

Popoli oppressi: unitevi!

  Italian Blogs for Darfur

Appello per l'Iran libero e democratico

    

Montagnard Foundation
  

           Free Tibet


 

 

 

 

 

   
         Free Cuba





    Free East Turkistan




Human Rights in North Korea

          

   Unrepresented Nations
and Peoples Organization

          


31 agosto 2003


Berlusconi sul parallelo tra l’Iraq e la Cecenia

“Questa consuetudine che ogni giorno due o tre soldati americani perdono la vita in Iraq per mano dei terroristi è tragica. Sembra che questo costo quotidiano rientri nella normalità e ciò lo rende ancora più drammatico. Tu caro Vladimir, che hai vissuto l’esperienza Cecena, sai bene che cosa significa.”

Augusto Minzolini – La Stampa – pag.5

------------------------------------------------------------

Non mi dilungo nel commentare l'imbecillità di una sparata del genere.

Mi limito ad osservare che a quanto pare questo non solo è stato l'unico commento di Berlusconi sul genocidio ceceno in occasione della visita di chi ne è il diretto responsabile, ma che, a parte questo, non c'è stato nessuno dei nostri giornalisti (a differenza di quelli francesi, inglesi e tedeschi) che si sia sentito in dovere di tirare fuori qualche domanda o commento in proposito. Non era forse una occasione giornalistica per chiedere espressamente di rendere conto della cosa?

Probabilmente non ci avranno nemmeno pensato e temo si tratti della solito giornalismo da italietta sempre più provinciale e perennemente mediocre in tutto.




permalink | inviato da il 31/8/2003 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 agosto 2003


Qualche dato sulla situazione in Cecenia

Gli ultimi due conflitti in Cecenia hanno causato la morte di 150.000-200.000 civili. Si tratta del 15-20% della popolazione. Per tale ragione c'è chi ritiene che abbia senso parlare di "genocidio".

Circa 25.000 soldati russi sono caduti in battaglia. In termini di perdite, la guerra in Cecenia può essere pertanto paragonata al conflitto russo-afghano.

Per condurre una "lotta al terrorismo" si è raso al suolo ogni casa della capitale cecena di Grozny. Paragona le
foto satellitari di Grozny prima e dopo la guerra.

Le ONG per i diritti umani stimano che almeno 3.000 civili sono "spariti" nel nulla. In genere ciò significa che sono stati catturati, torturati, uccisi e sepolti nelle ormai innumerevoli fosse comuni presenti in Cecenia.

La Cecenia è infestata dagli squadroni della morte, ovvero squadre di militari
russi, oppure delle milizie cecene fedeli al governo pro-russo, generalmente incappucciati per non farsi riconoscere, che terrorizzano la popolazione civile. Sequestri e "sparizioni" sono all'ordine del giorno.



Squadre speciali mascherate di ritorno dalla Cecenia in Inguscezia - Dicembre 1999 - HRW. 


Decine di migliaia di guerriglieri sono stati detenuti in campi o "punti di filtraggio". Non sono altro che i nuovi gulag russi, in cui le torura e l'esecuzione è praticata tutti i giorni. L'unica speranza dei parenti di ritrovare vivi i prigionieri consiste nel pagare pesanti riscatti.

I profughi sono circa 70.000 in Iguscezia, 5.000 in Georgia e circa altri 20.000 distribuiti nel mondo. Dato che, contro ogni evidenza, il governo russo vorrebbe dimostrare che la situazione si sta normalizzando, specialmente i rifugiati in Inguscezia rischiano di essere deportati forzatamente in Cecenia dove gli aspetta una situazione di guerra e violenza.



Campo - tendopoli di profughi Ceceni in Inguscezia


Anche gli ospedali e quasi tutte le strutture sanitarie sono state bombardate e distrutte. Pochi sono gli ospedali funzionanti ed in genere lavorano in condizioni disperate. Attualmente in Cecenia è esplosa una epidemia di tubercolosi.

Scuole e università funzionano solo parzialmente ed una generazione di giovani illeterati che non hanno visto altro che violenza e guerra stanno cadendo sempre più nelle mani del fondamentalismo e terrorismo islamico. In particolare giovanissime donne cecene a cui è stata sterminata la famiglia e distrutta la casa non hanno più nulla da perdere e tramano vendetta con attentati suicidi.

La Cecenia è stata chiusa a tutti gli osservatori internazionali ed a qualsiasi ONG per i diritti umani. A nessun giornalista è permesso di visitare i luoghi del conflitto. Questa strategia di censura è stata molto efficace nel nascondere i gravissimi abusi e nel silenziare l’indignazione dell’oppinione pubblica non solo russa ma anche occidentale. In particolare la stampa occidentale parla del conflitto ceceno solo quando si verificano attentati suicidi e si rifà quasi esclusivamente alle informazioni delle agenzie di stampa russe.

Per quanto riguarda i mezzi d’informazione nazionali Putin è riuscito sostanzialmente ad abolire la libertà di stampa. I grandi Network sono ormai tutti in mano al governo e la critica alla politica del presidente si risolve frequentemente in minacce e rischio di licenziamento o chiusura. In Russia il giornalista libero rischia la vita: negli ultimi dieci anni circa 150 giornalisti sono morti per “cause innaturali”. L’uccisione o il rapimento di giornalisti, politici e collaboratori di organizzazioni umanitarie che hanno criticato il modo di condurre la guerra in cecenia è assai frequente.

Eppure l’informazione, in un modo o nell’altro, filtra e le ONG per i diritti umani come Amnesty International, Human Rights Watch, Memorial, ecc. continuano a produrre documenti che evidenziano come gravissime violazioni dei diritti umani sono in corso in tutta la piccola repubblica Caucasica e che non sono un accidente ma rappresentano la strategia con cui il Cremlino spera di sottomettere il separatismo ceceno.



La popolazione cecena ha perso tutto: Grozny fu rasa al suolo nel 2000.


I capi di stato occidentali tendono a sfruttare questo silenzio stampa per condurre la tipica Realpolitik e in certi casi collaborano attivamente alla politca del Cremlino in Cecenia. Unanimi hanno applaudito a lungo, prima di essere costretti a cambiare stretgia, al presunto (ed inesistente) “processo di pace” in Cecenia di Putin. L’occidente continua a considerare Putin un riformatore democratico. La verità è che anche all’interno della Russia ha imposto leggi ed adottato misure sempre più restrittive delle libertà civili, mentre le mafie e le organizzazioni criminali continuano a dilagare apparentemente indisturbate.

Dopo l’undici settembre ora Putin gode da parte dell’occidnte di un appoggio ancora più incondizionato perché è riuscito a convincere la comunità internazionale che la guerra in Cecenia si lascia giustificare come una guerra al terrorismo. Gli abusi e le violazioni dei diritti umani contro civili inermi sono accettabili in quanto parte integrante della lotta globale al terrorismo islamico di Al Qaeda.

Così, la Russia di oggi, anche grazie all’appoggio di USA ed Europa, sta cadendo indietro a forme autoritarie di stampo stalinista o fascista e xenofobo. L’odio razzista e il desiderio del ritorno ad un regime violento che ristabilisca “l’ordine” ed una situazione economica disastarta cresce di giorno in giorno. Il pericolo che la Russia, anche a causa delle ripercussioni del conflitto ceceno, possa ritornare ad essere una dittatura con migliaia di bombe atomiche a disposizione, non è più fantapolitica ma rischia di diventare una realtà concreta.

Per saperne di più consiglio di leggere la storia del conflitto russo-ceceno nella rubrica di questo stesso blog.
                                                                                                                                                        




permalink | inviato da il 31/8/2003 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


29 agosto 2003


Berlusconi e Putin: un alleanza di sangue

Dopo avere massacrato quasi 100.000 civili in Cecenia e rifiutando ostinatamente qualsiasi mediazione dell'ONU, Putin ora ci vuole spiegare come in Iraq si debba avere "le mani pulite" e ci parla del ruolo dell'ONU. Intanto il Berlusca stende tappeti rossi al peggior criminale di guerra in Russia dai tempi di Stalin e vorrebbe fare entrare un regime criminale nell'UE.

Veramente un bel quadro!

Iraq: Putin ora ricominciare con le mani pulite


(ANSA)-SASSARI, 29 AGO-'

Adesso e' finito il regime di Saddam, e' finita la guerra, dobbiamo ripartire con le mani pulite', ha detto il presidente russo Putin parlando dell'Iraq. Putin ha sostenuto la necessita' di un ruolo fondamentale dell'Onu in Iraq dove, ha aggiunto 'e' confermata l'infiltrazione di terroristi internazionali'. Putin ha aggiunto che ''la violenza crescente in Iraq influisce negativamente sulla sicurezza internazionale e sull'economia mondiale'.

2003-08-29 - 19:56:00

Berlusconi, avvicinare sempre piu' Russia a Ue

(ANSA) - PORTO ROTONDO, 29 AGO -

L'obiettivo e' quello di 'avvicinare sempre di piu' la Russia all'Ue' ha detto Berlusconi illustrando i contenuti dell'incontro con Putin. Il premier ha detto di essere 'il sostenitore della maggiore integrazione possibile della Russia con l'Europa' con l'obiettivo finale di 'una partecipazione della federazione Russa all'Ue'. L'Italia, per Berlusconi, intende dare 'supporto immediato' alla Russia facilitando il sistema di rilascio dei visti con l'obiettivo finale di una loro abolizione.

2003-08-29 - 19:04:00




permalink | inviato da il 29/8/2003 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 agosto 2003


Come Putin sta trasformando la Russia in un nuovo stato di polizia

Purtroppo un articolo solo per coloro che capiscono la lingua teutonica. E’ un articolo veramente illuminante su come ci sia il pericolo di un "golpe silenzioso" in Russia dato che, grazie a Vladimir Putin, il 77% di tutte le cariche dominanti in Russia sono ormai ritornate saldamente in mano alla vecchia nomenclatura sovietica. Putin ha personalmente provveduto ad un generalizzato ritorno al controllo di massa tramite giganteschi apparati di polizie e servizi segreti, la censura sui media e il recupero dei vecchi fossili del KGB reinseriti praticamente dappertutto. Un solo esempio: nel Politburo nel 1988 c'era solo un 4,8% di militari. Oggi, nella struttura paragonabile del consiglio di sicurezza, sono il 58,3%. Perfino l'intellighenzia russa (accademici, scienziati, artisti, ecc., ovvero forse uno dei pochi tasselli positivi del regime sovietico), Putin l’ha messa regolarmente a tacere per aprire invece la strada esclusivamente agli elementi più violenti e meno acculturati e poco propensa al pensiero (e pertanto più ubbidiente) nei ranghi dell'ex KGB, nell'esercito, nella polizia e nella politica. Molti altri dati significativi nell'articolo.

Putin è stato descritto dai nostri analisti e capi di stato lungimiranti come l'uomo che è il miglior garante contro il ritorno del comunismo in Russia. Avevano ragione. Perchè a Putin il comunismo non interessa affatto: è ormai evidente che in tutti questi anni, mentre i nostri “Sergio Romano di turno” lodavano le sue "grandi capacità riformatrici", lui ha lavorato alacremente per il ritorno di una sorta di strano mix tra nazismo e stalinismo in Russia.

Non c'è che dire, Putin è stato un maestro nel prenderci tutti per il naso. Ma ora forse sarebbe il caso di darci una svegliata.

Bush and Putin on Chechnya

 

SPIEGEL ONLINE - 25. August 2003

Heimlicher Staatsstreich

Wie Putins KGB-Connection die Macht übernimmt

Von Fritjof Meyer

Seit Wladimir Putin Staatspräsident ist, haben Geheimpolizei und Militär still und heimlich alle wichtigen Stellen der Regierung infiltriert. 77 Prozent der Führungspositionen sind von der alten Sowjet-Nomenklatura besetzt, ein Drittel des Kabinetts trägt Uniform. Kritiker befürchten einen "geheimen Staatsstreich".

Es war ein kalter Wintertag, der 19.Dezember 1999, als sich der KGB-Major im Wartestand, Wladimir Putin, in seine frühere Dienststelle begab: in die Lubjanka, das Hauptquartier der Geheimpolizei in Moskau. Er wurde begeistert empfangen. Denn der ehemalige Agent - unter anderem spionierte er in Dresden - war vier Monate zuvor zum Regierungschef ernannt worden. Etappe eins der Aufräumarbeiten war damit erfolgreich absolviert.

Keine zwei Wochen später folgte Etappe zwei. Putin wurde als Nachfolger Boris Jelzins überraschend Staatspräsident von Russland. Gelungen war ihm das, indem er sich auf eine Koalition aus Geheimdienstlern und den neuen Wirtschaftsbossen stützen konnte. Letztere, die "Oligarchen",  sind inzwischen ihres politischen Einflusses beraubt: Das war die dritte Etappe. Nun hat Putin nur noch seine alten Kollegen, die Geheimpolizei, als relevante Hausmacht.

Die Kräfte, die ihn nach oben brachten träumen auch von einer Rückkehr zur Supermachtrolle Russlands. Doch der Griff nach der Weltmacht ist  das Ziel einer späteren Etappe. Jetzt muss erst einmal die Macht im Innern des Riesenreiches gesichert werden. Diese vierte Etappe ist bald abgeschlossen: In ihrem Marsch durch die Institutionen sind die Geheimdienste, die Nachfolger des berüchtigten KGB, ihrem Ziel sehr nahe.

Gigantische Infiltration von Militär und Geheimdienst

"Die zahlreichen Geheimdienste, die neue 'Spionageverfahren' fabrizieren, Bürger observieren und gesetzeswidrig Telefone und Handys abhören, handeln außerhalb jeglicher gesellschaftlicher Kontrolle", protestierte jüngst der Schriftsteller, Historiker und Philosoph Wladimir Iljutschenko in der "Nowaja Gaseta": "In der letzten Zeit ist es zur gigantischen Infiltration von Personen mit Schulterklappen in die Staatsverwaltung, die Politik und das Business gekommen -  Armeegeneräle, Offiziere, Geheimdienstler."

Manche Beobachter meinen gar, die Attacken gegen den Jukos-Erdölkonzern des Oligarchen Michail Chodorkowski seien gegen dessen politische Ambitionen gerichtet gewesen, andere sind sich sicher, dass der Geheimdienst auf diese Weise nach den Kommandopositionen in der Volkswirtschaft greifen wolle.

Denn auch in der Wirtschaft sind die Schlapphutträger überall schon präsent, und sei es nur als Schutzleute von privaten Wach- und Schließgesellschaften, einer Domäne von Ex-KGB Leuten. Sie halten die Augen und Ohren offen und sammeln Erfahrungen. Sie haben Waggons von Aktenbündeln mit Geheimmaterial" sichergestellt, wie Olga Kryschtanowskaja erfahren hat.

Sie ist Soziologin an der Russischen Akademie der Wissenschaften und hat die Unterwanderung der höheren Etagen in der politischen Klasse Russlands regelrecht ausgezählt. Dabei stellte sie fest, dass wieder eine "steife Hierarchie" etabliert ist und 77 Prozent aller Führungspositionen von Angehörigen der alten sowjetischen Nomenklatura besetzt sind. Die neuen Kader aus Kreisen der Dissidenten und der frei schwebenden Intelligenzler, die unter Jelzin nach oben kamen, sind weitgehend eliminiert.

Zu Sowjetzeiten setzten sich - wie auch andernorts - die herrschenden Eliten aus Seilschaften zusammen, die bestimmten Landsmannschaften zuzuordnen waren. Der Staats- und Parteichef Leonid Breschnew stützte sich auf Genossen, die er aus seiner Heimatregion kannte, die "Dnjepropetrowsker Mafia".

Seilschaften aus der Heimat

Michail Gorbatschow gab Vertrauensleuten aus Stawropol den Vorzug, unter Jelzin stand vor allem Anwärtern aus Swerdlowsk (heute: Jekaterinburg) der Aufstieg offen. Jetzt aber ist die Stunde der Kameraden aus St. Petersburg, wo Putin herkommt - vor allem jener, die aus seiner beruflichen Sphäre stammen, dem KGB. Von den Bevollmächtigten des Präsidenten in den rund hundert Regionen und Bundesländern der Russischen Föderation dienten zwei Drittel vormals der Geheimpolizei. Jedes der Ministerien hat wenigstens einen Vize-Minister, der die Schulterklappen eines Offiziers der Armee oder der Geheimpolizei trägt.

Olga Kryschtanowskaja kann das genau beziffern. In den Spitzengremien Politbüro und ZK des Jahres 1988 saßen 4,8 Prozent Militärs. Heute gibt es im vergleichbaren obersten "Sicherheitsrat", der über die Abwehr jeglicher Risiken für das Regime zu entscheiden hat, 58,3 Prozent  Männer in Uniform. In der Regierung waren es damals 5,4 Prozent, heute kommt ein Drittel aller Kabinettsmitglieder von der Truppe oder vom  Geheimdienst.

Die Soziologin hat noch mehr erkundet: 1993 wie 2002 betrug das Durchschnittsalter aller Spitzenfunktionäre 51 Jahre. Früher waren aber fast drei Prozent von ihnen Frauen, heute sind es nur noch 1,7 Prozent. Hatten vor zehn Jahren kaum sieben Prozent eine militärische Ausbildung hinter sich, sind es heute fast viermal mehr.

Ein Viertel der Regierungselite trägt Uniform

In der gesamten regierende Elite stieg der Anteil der Militärs und Geheimdienstler von einem guten Zehntel auf ein Viertel aller Posten, der Anteil der Staatssicherheitsleute von knapp jedem Achten auf jeden fünften Amtsinhaber. Engere Landsleute des Staatsoberhaupts waren 1993 beinahe jeder achte Angehörige der politischen Klasse; voriges Jahr kam fast jeder fünfte dieser einige Hundert Staatstragende umfassenden Schicht aus St. Petersburg. "Die Kader entscheiden alles", lautet ein auch heute noch gern zitiertes Stalin-Wort.

Und alle warten sie auf einen Befehl von ihrem Mann an der Spitze. So ermittelte es jedenfalls die Sozialforscherin, die Feldstudien betrieben und viele Einzelinterviews geführt hat, wie sie der Moskauer Zeitung "Nesawissimaja Gaseta" sagte: Die Geheimpolizisten sind allesamt, was man in Russland heute "konservativ" nennt. In Wirtschaftsdingen plädieren sie für einen "Volkskapitalismus", was heißt: Privates Kleingewerbe ist zugelassen, etwa eine Kerzen-Manufaktur. Doch die Schlüsselindustrien Öl, Gas, Metall gehören in die Hand des Staates. Genau das nannte Lenin einst "Staatskapitalismus". Frau  Kryschtanowskaja spricht von "Sowjetisierung".

Doch es wäre nicht das erste Mal, dass in Russlands neuerer Geschichte die Geheimpolizei die politische Macht ausübt. Es war Stalin, der sich vom Beginn seiner Alleinherrschaft 1934 an auf den KGB-Vorläufer NKWD stützte, gegen die Kommunistische Partei der UdSSR. Natürlich ist  Putin, der DDR-Deutsche im Kreml, kein Stalin. Doch über die Seilschaft, die er in Stellung bringt, sagt der Kritiker Iljutschenko: "Das sind Personen mit einer  antidemokratischen, repressiven Mentalität, die nicht daran gewöhnt sind, ihr Vorgehen mit dem Gesetz in Einklang zu bringen, jedoch an ihre Allmacht und Gesetzlosigkeit gewöhnt sind. Sie haben eine tiefe Abneigung gegen demokratische Verfahren, bürgerliche Freiheiten und die so genannten Menschenrechte."

Anzeichen eines "geheimen Staatsstreiches"

Iljutschenko ortet Anzeichen für einen "geheimen Staatsstreich". In seiner verwegenen Analyse, der das Moskauer "Büro für Menschenrechte" ausdrücklich zustimmt, prophezeit er: "Wir befinden uns bereits in einer autoritären Situation und könnten demnächst in etwas Faschistoides geraten, das aller Wahrscheinlichkeit nach in eine Katastrophe münden wird." Schwarzmalerei? "Noch gibt es die Zeit und die Möglichkeit", so warnt er, "diese Katastrophe zu verhindern."

Wenn sie aus ihren Fenstern schauen, blicken die Geheimen in der Lubjanka auf einen leeren, vom Verkehr umrundeten Platz. Dort stand früher das bronzene Denkmal des Gründers ihrer Organisation, damals, noch unter Lenin, "Tscheka" geheißen, wonach sie sich, Putin inklusive, denn auch heute noch gern "Tschekisten" nennen. Der Mann hieß Felix Dserschinski, der "blutige Felix". Sein Konterfei hängt auf den Fluren der Lubjanka. Zu gern hätten sie auch sein Standbild wieder zur schönen Aussicht. Die Moskauer, die 1991 die Figur stürzten, haben das verhindert, als vor Monaten die Forderung nach seiner Wiederaufstellung laut wurde. Das Verlangen, an derselben Stelle ein Denkmal für die Opfer Stalins zu errichten, lehnte die Stadtverwaltung allerdings ebenfalls ab.

(c) SPIEGEL ONLINE 2003

http://www.spiegel.de/politik/ausland/0,1518,262807,00.html




permalink | inviato da il 28/8/2003 alle 19:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 agosto 2003


Berlusconi-Putin: appello per la Cecenia

E’ matematicamente certo che Berlusconi cestini questo appelli senza forse neppure leggerlo. Lui che vorrebbe dimostrare di essere un grande statista non ci capirebbe nulla se si cercasse di spiegargli perché questa potrebbe essere una occasione per dimostrarlo. Comunque per dovere di cronaca...

Berslusconi-Putin: appello Ceceni a presidente del Consiglio

Mosca. Il governo indipendentista ceceno ha rivolto oggi un appello al premer italiano Silvio Berlusconi per chiedergli di approfittare del prossimo incontro in Sardegna col presidente russo Vladimir Putin per favorire l'apertura di "genuini negoziati" per porre fine alla guerra nel Caucaso. Il portavoce del ministero degli esteri indipendentista, Roman Khalilov, ha inoltre ribadito l'invito a Berlusconi, quale presidente di turno dell'Ue, ad "aprire un dialogo diplomatico" tra l'Unione Europea e il governo del presidente ceceno Aslan Maskhadov, non riconosciuto da Mosca.

Mosca. "Chiediamo al premier Berlusconi di convincere il presidente Putin ad aprire genuini negoziati con la parte cecena con l'ausilio della comunità internazionale", ha detto Khalilov in una dichiarazione. Il portavoce ceceno ribadisce che base per i "negoziati" puo' essere il piano di pace presentato dal ministro degli esteri Ilyas Akhmadov, che prevede una graduale indipendenza sotto la supervisione dell'Onu e con garanzie di sicurezza per la Russia.

Mosca ha ignorato completamente il piano ceceno e respinge qualsiasi negoziato o dialogo con il governo di Maskhadov definendo quest'ultimo un "terrorista". Putin, in alternativa ai negoziati con la guerriglia, ha lanciato un processo di normalizzazione iniziato con il referendum costituzionale di marzo che ha, di fatto, approvato la rinuncia all'indipendenza della Cecenia in cambio di una vasta autonomia.(*)

Per il 5 ottobre sono state indette elezioni per scegliere il nuovo presidente della repubblica caucasica. La resistenza ha definito il referendum "una farsa" svoltasi sotto la minaccia delle armi degli 80.000 soldati russi di stanza in Cecenia e rifiuta le elezioni affermando che esiste già un presidente democraticamente eletto, sia pure scaduto a causa della guerra, e questi è Maskhadov.

L'Unione Europea sostiene la linea Putin al pari degli Stati Uniti che hanno sensibilmente modificato la loro posizione sul problema dopo l'11 settembre e dopo la guerra in Iraq al fine di ottenere il sostegno di Mosca. Khalilov sostiene che "l'estrema brutalità delle ultime due guerre russe in Cecenia lasciano solo due opzioni: o la Russia e la Cecenia imparano a vivere separate, o rischiano di morire insieme". "I ceceni non possono essere trasformati in cittadini russi con bombe e proiettili - conclude il portavoce -, ma possono diventare buoni vicini se la Russia lascerà che la Cecenia diventi uno Stato genuinamente democratico attraverso un'amministrazione internazionale ad interim" come proposto dal piano Akhmadov.

Negli ultimi mesi la guerra in Cecenia ha subito una brusca accelerazione culminata nei giorni scorsi nei violenti scontri intorno al villaggio di Avtury, i più gravi degli ultimi mesi, dove, secondo le fonti russe, sono stati uccisi 19 ribelli e secondo la guerriglia sono morti 77 fra ceceni filorussi e soldati federali con decine di feriti. Ieri tre bombe sono inoltre esplose a Krasnodar, nella Russia meridionale, apparentemente in una nuova escalation delle azioni volte ad esportare la guerra fuori dei confini ceceni.

[Ansa di oggi]

------------------

(*) Fu un referendum del tutto truccato e che non prevede nessuna “vasta autonomia”, ma a parte questo passaggio la sintesi mi sembra buona. Ogni tanto qualcuno all’ansa si sveglia!




permalink | inviato da il 27/8/2003 alle 20:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 agosto 2003


Cecenia: I profughi dimenticati

Sempre peggio la situazione dei profughi ceceni.

A parte "Medici senza Frontiere" non mi risulta che se ne occupi nessuna ONG. P.es. mi chiedo se la tanto decantata "Emergency" si sia mai mossa su questo?

-----------------------------------------------

Alarming news from Czech Republic

The anti-Chechen stir launched by the Austrian authorities around the Chechen refugees in that state has not subsided yet. And now Czech Republic started talking about it as well. A phone call late Sunday night informed a Kavkaz Center reporter about a critical situation around Chechen refugee camps in that state. Several men (whose names in this article have been changed for clear reasons) barely managed to get to one of the towns near the border (women being among them) and told about hopelessness of the situation without shunning their tears. They were talking about the Vysni Lhoty refugee camp located 20-30 kilometers away from the town of Ostrava (North Moravia) near the Polish border.

The people I have talked to, Rizvan and Aset, said that the situation was so serious that international organizations and governmental and non-governmental structures must intervene immediately. The life of the camp's residents is no different from a Russian prison camp that many Chechens are so familiar with. The camp is fenced with an iron grid, the police are guarding it on the outside and not letting anyone leave the camp's premises. The movement around the camp is totally restricted.

The situation inside and around the camp is under a strict informational blockade. People have no right to use cellular phones, camcorders or take any photos. Meetings with mass media are strictly prohibited.

During the first three to four weeks over 500 people (besides Chechens there are other ethnic groups as well) have to live in unbearable conditions that a normal person cannot put up with. The situation does not change when they get transferred to other facilities. Per one barrack there are three to four families living with no partitions at all. Special permission must be obtained from the overseeing police officer if you want to move closer to your relatives or loved ones living next door. There are serious problems with food as well. For several weeks in a row people were living on potatoes after spending their last savings for the road to Czech Republic. Many people are suffering from malnutrition, especially Chechen children suffering from starvation.

Aset had a shaky voice when he was telling me about that situation. A mother of five is in a serious condition, not having means for medical treatment or food. Her oldest daughter is 12 and her youngest son is less than a year old. In the foreign land thee is no hope that tomorrow can bring.

Local branch of the International Red Cross, where the refugees sometimes manage to contact over the phone, is sending them to... the police!!!...

The rumors about the Western "paradise" were strongly exaggerated, Rizvan says. The attitude towards these people, who were fleeing from the war, is very bad if not the worst. For example, there are many Chechens who were maimed by bombings and who lost their arms and legs. Some have psychological problems. Very few are in a normal state after that war. But none of it is taken into consideration. The attitude is totally indifferent and disparaging. No concern about the wounded whatsoever.

Very strange situation with medical treatment too. Many of the refugees are being driven to some medical facilities against their will. Those facilities are called "healthcare units". One of them is called "Yablunkovo". Nothing is being said about the diagnosis, nor do they make any diagnosis. The first week goes without any medicine at all. Starting the second week, they start giving you some pills. One Chechen lady was held in there for two weeks and was given one pill a day.

The author of this article tried to find out about what was going on from other sources. People who went through it told me that international organizations earmark 3,500 euros per three weeks for each patient held at a hospital. The money goes to the accounts of the health centers (or hospitals), whose employees catch the refugees and throw them in there like in a jail just to make up for the money. It would have been endurable, had proper treatment and proper food been given.

The stories of the people I talked to were long and gloomy. It was hard to believe that all of it is going on right in the heart of Europe, where "democratic principles" are being proclaimed so widely. All we have to do is hope that Chechen representations abroad will do all they can to intervene in the situation, and that the Czech authorities will stop the humiliation and harassment of the victims of Russian aggression. On behalf of the refugees we are also appealing to social organizations of the Czech Republic and to the country's mass media to intervene. We would also like to hope that the Czech public will raise its voice in defense of the Chechen refugees.

[26.08.2003 21:11] Vakha Hasanov/Kavkaz Center




permalink | inviato da il 26/8/2003 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 agosto 2003


Russia: apologia di Putin il Grande nei libri di testo scolastici Russi

Una piccola (ma mica tanto piccola...) notizia dalla Russia e che trovo però sconvolgente. L'ennesimo segnale d'allarme che naturalmente passerà inosservato.

Il prossimo anno scolastico i ragazzi russi troveranno nei loro libri di testo l'apologia di Vladimir Putin in cui ne vengono esaltate le sue doti di statista e le sue capacità riformatrici. Se ne tessono le lodi tra l'altro, quasi fosse un merito, perfino perché ha fatto riportare sotto controllo governativo tutti i media nazionali indipendenti in Russia (dicasi perché ha di fatto abolito ogni voce di dissenso). E guai se i teenager russi non saranno capaci di ripetere bene la "lezioncina": fa parte di un esame di storia ufficialmente approvato dal ministero dell'educazione!

--------------------------------------------------------------------

Putin the new textbook hero

By Mark Franchetti - 25 aug 03

His portrait has been woven into carpets, a pop song has been written extolling his manliness and he has been portrayed as the hero of an action novel who kills Chechen rebels with his teeth. Now the achievements of Vladimir Putin are to be taught in schools.

In a further sign of the personality cult being constructed around the Russian President, teenagers will be required to study Mr Putin's reforms for state history exams.

New textbooks - approved by the Education Ministry - portray the Kremlin leader in a flattering and often sycophantic light.

One praises Mr Putin for cracking down on the country's independent media and bringing it back under the control of the Government.

His foreign policy is described as "more flexible, open and dynamic", and he is lauded for his determination to fight international terrorism - even before September 11.

Another book makes flattering comparisons with his predecessor, Boris Yeltsin. "The new presidential candidate was always among the people," it says of his successful 2000 election campaign.

"Coming after Yeltsin, who was rarely seen and could hardly move, Putin made a positive impression: young, self-disciplined and driven by tireless energy."

Pupils are asked to consider his achievements: "Explain the mass support for Putin's policies," reads one. "List new evidence of Russia's rebirth," says another.

Another book praises Mr Putin's decision to bring back the communist Soviet-era anthem, which Mr Yeltsin banned, as an example of his drive to unify the country.

The two wars in the breakaway republic of Chechnya, which have killed an estimated 100,000 people, scarcely get a mention. Allegations of human rights abuses and war crimes are ignored.

For critics it has an alarming echo of the past. "The pages on Putin are just one piece of praise after another," said Sergei Kovalyov, a prominent former dissident.

"The tone is like that of Soviet-era Communist Party songs."

The Sunday Times, London.




permalink | inviato da il 25/8/2003 alle 19:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


22 agosto 2003


Cecenia: Informazioni (serie)

Mentre perfino i russi stessi ora ammettono che dall’inizio dell’anno sono “sparite” in Cecenia almeno 400 persone (267 nei primi sei mesi), il che sono cifre sicuramente ampiamente sottostimate visto la fonte, tra ieri e oggi, oltre alle regolari e solite battaglie tra militari russi e gli indipendentisti ceceni che non dovrebbero neppure fare più notizia, sono stati rapiti cinque civili in un ospedale, è stato trovato l’ennesimo cadavere maciullato di qualcuno fatto esplodere con la dinamite, un campo profughi è stato oggetto di lancio di granate e si registrano i raids di squadracce che malmenano (o peggio) la popolazione civile “convincendoli” a votare in modo “appropriato” alle prossime elezioni farsa del 5 ottobre e che i nostri governanti occidentali considerano “un passo incoraggiante verso la normalizzazzione”.

L’ANSA come riassume la giornata?

"Cecenia: nove militari russi uccisi da mina telecomandata"

"(ANSA) - MOSCA, 22 AGO - Nove militari russi sono stati uccisi in un attentato compiuto con una mina telecomandata nella regione di Grozny in Cecenia. Lo ha detto oggi un responsabile dello stato maggiore delle forze russe nel Caucaso del Nord. Altri due militari sono stati feriti nell'esplosione, avvenuta ieri pomeriggio, ha detto la fonte, citata dall'agenzia russa Interfax. 2003-08-22 - 09:38:00"

Ogni commento è superfluo. Chi piuttosto ne volesse sapere di più rimando a questo link. E’ molta roba, ma forse val la pena di “browsarci” sopra per farsi una idea di come stanno le cose, ovvero per “conoscere per deliberare”.




permalink | inviato da il 22/8/2003 alle 20:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2003


Cecenia: i giornalisti occidentali si genuflettono alla propaganda di Putin?

Tanto per far capire come i media internazionali siano completamente succubi al lavaggio del cervello programmato del governo russo riporto un tipico esempio di giornalismo totalmente inerte e acritico che ha deciso di limitarsi ad obbedire e ripetere come un disco incantato la propaganda putiniana. Qui abbiamo l’esempio della Associated Press, una delle agenzie ritenute essere tra le più “serie”.

C’è una guerra in corso e ambedue le parti sono ovviamente dedite alla propaganda. E’ del tutto ovvio e normale in una situazione di guerra. Ma un giornalismo serio vorrebbe che, se non c’è modo di verificare i fatti, le fonti vengano almeno messe a confronto. In grassetto ho messo le fonti dell’AP. Si noti come qualsiasi riferimento ad una versione cecena manchi del tutto. Il punto è che l’AP è una delle agenzie più quotate e da cui si informano a loro volta la maggior parte dei giornalisti e analisti occidentali.

Per chiunque voglia farsi invece un’idea obbiettiva informandosi, oltre che dalle fonti russe, anche da quelle cecene e voglia conoscere anche il punto di vista delle NGO umanitarie in proposito, ho creato una link-page. Eppure non c’è bisogno di fare la fatica di leggere tutti questi link: c’è chi per noi ne fa ogni giorno una sintesi fornendoci una visione d’insieme proveniente da tutte queste fonti (non c’è alibi dunque!) Infatti, consiglio vivamente, specialmente ai signori giornalisti, quello che ritengo essere il miglior servizio di informazione, quasi in tempo reale, sul conflitto ceceno: la mailing list chechnya-sl.

Chissà che forse possa servire a far sorgere il dubbio che credere ciecamente agli aguzzini del KGB non è esattamente un comportamento professionale che faccia merito alla propria intelligenza.

-------------------------------------------------------------------------------

Key election deadline set to expire; fighting persists

August 21, 2003 Posted: 13:22 Moscow time (09:22 GMT)

VLADIKAVKAZ - A key registration deadline expired Wednesday for candidates seeking a place on the ballot for the October presidential election in Chechnya, a vote the Kremlin is promoting as a critical step toward peace.

But rebel ambushes and shooting attacks persisted in the war-ravaged republic. Russian media reported that a large clash involving dozens of rebel fighters and federal troops was under way in the mountainous Shali region, a rebel stronghold.

Col. Ilya Shabalkin, spokesman for the federal military headquarters in the North Caucasus, said that several dozen rebels were surrounded, and that more than 10 had been killed, the Interfax Military News Agency reported.

Interfax quoted Chechen Interior Ministry spokesman Ruslan Atsayev as saying [portavoce del governo fantoccio in Cecenia] preliminary information indicated that a rebel group led by Abu al-Walid, an Arab militant Russian authorities have accused of being behind attacks in Chechnya, was among the rebels surrounded near the settlement of Avtury.

In other fighting over the previous 24 hours, seven soldiers were killed and 11 wounded, an official in the Moscow-backed regional administration said, speaking on condition of anonymity.

Potential presidential candidates had until the end of the day to turn in 10,800 voter signatures or pay a 4.5-million-ruble (US$145,100) deposit to secure their place on the Oct. 5 presidential ballot, the ITAR-Tass news agency said.

After the deadline, ITAR-Tass reported that eight candidates had submitted signatures, including the current Moscow-appointed administrator and acting president Akhmad Kadyrov, while two others paid the deposit. A leading potential candidate, Russian parliament lawmaker Aslambek Aslakhanov, was not on the list.

The Kremlin's chief spokesman on Chechnya, Sergei Yastrzhembsky, said in an interview with Rossiiskaya Gazeta that the election will have "exceptionally great" political meaning.

"This election will for a long time be remembered and enter into Chechnya's history," he was quoted as saying.

The Kremlin has described the presidential vote as an important stage in a peaceful settlement of the conflict in Chechnya. But critics say lasting peace will be impossible without negotiations with separatist leaders.

The Kremlin has rejected talks, calling separatist leaders such as Aslan Maskhadov terrorists. Maskhadov was elected president in Chechnya between the wars in 1997.

"Although we did not recognize and do not recognize the legitimacy of Maskhadov, nevertheless there exists a small part of the population in Chechnya that views Maskhadov as their leader," Yastrzhembsky was quoted as saying.

"The elections will bring an end to Maskhadov's period in Chechnya's history. He is losing the last appearance of his legitimacy," Yastrzhembsky said.

The Associated Press




permalink | inviato da il 21/8/2003 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


18 agosto 2003


Cecenia: il punto della situazione

Fino a qualche mese fa il “tasso di mortalità” dei soldati russi in Cecenia era di due-tre al giorno. Più recentemente si è passati ad una media di cinque. E pare che solo ieri siano riusciti a farne fuori 15 in 24 ore. Secondo il comitato delle madri dei soldati russi sono ormai in 12,000 che non sono più ritornati a casa (numero per la verità stranissimo dato che in febbraio parlavano di 15,000). E si stanno considerando solo i soldati di leva: oltre ai professionisti le autorità russe stanno favorendo moltissimo l’introduzione di molti mercenari ed ex galeotti liberati appositamente dalle patrie galere proprio perché si sa che sono i più sadici e criminali.

Ad un tasso di 2-3 persone al giorno infatti i desaparecidos ceceni continuano ad aumentare. Le operazioni di “pulizia” etnica, le cosiddette “zachistki”, sono ormai andate anche oltre confine, specialmente in Ingushezia e il conflitto rischia di espandersi a mecchia d’olio nel Caucaso. Il link che solo rararmente si vede fare sui media è il fatto che alle “sparizioni” dei civili rapiti nei campi profughi al di fuori della Cecenia sono quasi immediatamente seguiti i recenti attentati suicidi nella confinante Nord-Ossezia.

C’è solo da chiedersi per quanto l’establishment russo manterrà la stessa linea senza passerà ad una ulteriore fase di degenerazione. Infatti in Russia sono sempre più nervosi. P.es. un governatore ha perfino auspicato l’impiccagione in piazza per i “terroristi” mentre il ministro della difesa Ivanov rifiuta di riconoscere lo status di essere umano agli attentatori di Mozdok parlando di “umanoidi biologici” (e sarebbe bene ricordare che questo è lo stesso linguaggio dei fascistoidi e xenofobi come Zhirinovsky che invocano da sempre l’uso delle armi di distruzione di massa come soluzione finale per la Cecenia – sono ancora inascoltati, per fortuna - ma fino a quando?)

Non solo i ceceni, ma tutte le minoranze caucasiche e i mussulmani sono sempre più sottoposti a trattamenti razzisti nella Federazione Russa ed una “islamofobia” sta prendendo sempre più piede. Putin, ben guardandosi dal porre un freno al fenomeno, continua al contrario a far fuori (anche fisicamente) le voci di dissenso. Esempio tra i tanti: fa licenziare i dipendenti di una agenzia di sondaggi che ha osato mettere in chiaro che la maggioranza dei russi non volevano più la continuazione della guerra in Cecenia (e, tanto per mettere in evidenza il suo ego, perfino fa togliere da una TV un pupazzo che era una sua caricatura!)  Invece, da perfetto agente del KGB ha avuto l’idea di reintrodurre una legge che permette a chiunque di trasformarsi in spione che può lavorare per la polizia e denunciare i prorpi vicini di casa per il minimo sospetto.

In questa meraviglios atmosfera di “democrazia nascente”, Putin porta avanti il suo altrettanto meraviglioso “piano di pace” in Cecenia: le elezioni presidenziali del 5 ottobre. Si ripete la farsa del referendum del 23 marzo. Per dare un’apparenza di normalità alla cosa si stanno forzando al rimpatrio migliaia di profughi ceceni nelle zone di guerra (vengono buttate giù le tende con i bulldozer o gli si rifiutano gli aiuti umanitari o si fanno semplicemente “sparire”, per l’appunto). In Cecenia non troveranno strutture ad attenderli. La parola giusta sarebbe quindi “deportazione”. In questa cornice i candidati che non siano quelli del Cremlino (cioè Kadyrov) sono sottoposti a continue minacce e nei villaggi la gente viene convinta a votare nel modo “appropriato” (e chi non lo farà deve aspettarsi la visita dagli squadroni della morte). Ai 200,000 ceceni aventi diritto al voto si aggiungono gli 80,000 soldati russi (già, anche i loro carnefici potranno  votare!) ed è inutile dire che non ci sono media liberi (un dipendente della TV di Grozny è stato rapito) e mancano forze d’opposizione. A questo punto probabilmente non avranno neppure più bisogno di brogli elettorali (ragione forse per la quale hanno accettato che la Helsinki Federeation for Human Rights mandi 300 osservatori e invitato osservatori internazionali). – Vedi l’ultimo articolo postato.

E mentre la Russia si sta lenatmente convertendo al “nazi-stalinismo”, l’Europa ha qualcosa da dire? Si: il “piano di pace” di Putin, Blair lo definisce “assolutamente giusto” e Berlusconi davanti al parlamento Europeo, per voce di Frattini, ne parla come “una importante iniziativa di riforme istituzionali che dovrebbe essere incoraggiata dall’UE perché favorisce la normalizzazione”. E’ tutta colpa dei soldi di Bin Laden insomma, e noi continuiamo a fare gli struzzi.

A questo punto non possono non ritornarmi in mente le parole di Adriano Sofri dell'ultimo messaggio.




permalink | inviato da il 18/8/2003 alle 19:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 agosto 2003


Sofri e la Cecenia

“E’ inconcepibile che in Europa non ci sia stato ancora un moto di ribellione a tutto questo, non una manifestazione non simbolica ma ingente e imponente che dica come tutto questo non è tollerabile”

“L’Europa è un continente felice e spensierato. Un continente che non vuole pensarci. A niente. Quando sarà costretto a pensarci rischierà di pagarla carissima. Sarebbe meglio che cominciasse a pensarci.”

 

Adriano Sofri - 6 giugno 2003.




permalink | inviato da il 17/8/2003 alle 18:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


10 agosto 2003


In Cecenia si scoprono i mezzi nonviolenti? Non lasciamoli soli!

I Ceceni stanno scoprendo un terzo fronte oltre che quello terroristico e della lotta armata: i mezzi della nonviolenza! 

E' la seconda manifestazione in pochi giorni ed ha gia dato dei risultati (una ragazza "sparita" è tornata a casa). Speriamo non si tratti di fenomeni isolati e che si espanda a macchia d'olio.

Che fare per non farli sentire soli?

Angry locals of Urus-Martan, Groznensky districts at mass protest gathering

Caucasus Times

9 August 2003

On August 7, the inhabitants of Alkhazurovo and Alkhan-Yurt villages of Urus-Martan, Groznensky districts in Chechnya reportedly have held a massive protest action.

The protest gatherings came right after recent abuses perpetrated by Russian militaries in these villages. The inhabitants reported of the night of August 7 when the servicemen arbitrarily detained and took away a local man, as well as two private houses being burned down in Alkhan-Yurt during a sweep resulted in several locals suffered including a child.

Therefore, the indignant inhabitants of the two neighboring villages gathered spontaneously for protest meeting. Alkhazurovo locals completely blocked the highway traffic nearby their village. At the same time people from Alkhan-Yurt set up a line of people to obstruct the passage at Rostov-Baku highway.

"We demand to stop ongoing violations and terror against civilian inhabitants, so they could have a relief and peace," said Sovdat Tazabayeva, a 50-year-old local woman of Alkhan-Yurt. "Every day those 'sweeps', 'special task operations' etc. keep on going. Just yesterday, the militaries set two houses on fire while on 'sweeping' the village. In one of the houses set in ablaze the Saigirayevs lived with their 2- year-old child. They have survived just by a miracle, receiving several burns. We've all had it with it!"

The inhabitants of Alkhan-Yurt said they couldn't hold out much longer. "They've gone too far brazenly burning the houses down what turned out the last straw. And I won't blame on the people for their anger," said an employee of the local administration. "Why on earth did the burn the houses?" I questioned a serviceman for reasons and his reply was this: "You f... off and don't stick your nose in it," but then deigned to tell me there were militants hiding out in the houses. Why not to detain militants instead of leaving those two families homeless? Such actions of the military are stoking hostility toward Russian servicemen. Now people demand the perpetrators should be held accountable. So how shall we punish them?"

The locals of Alkhan-Yurt village had been protesting for several hours when in the afternoon the Chechen police and Russian soldiers appeared at the scene and forced the protesters to leave the site.

At the same time, the inhabitants of Alkhazurovo, decided to cease their action after the prosecutor's office employees and local authorities, had solemnly promised to release the abducted young man. However, the locals inform, if the detainee will no be released, the people start the protest action again.

Ruslan Adayev, Chechnya Caucasus Times


Who stood behind abduction of Eliza Katsayeva?

Caucasus Times

9 August 2003

The abducted girl is back home, but who stood behind the scene is not yet clear.

Abducted several days ago a 16-year-old local girl Eliza Katsayeva finally has been released August 6 and relish her freedom back home. The girl's relatives and neighbors believe the girl was abducted by Russian servicemen.

"Just yesterday I was watching TV news. Reporters told about some "unknown bandits" who abducted Eliza adding she was set free in a victorious "special task operation". I felt disgust hearing all that absurd," said Hedah, an angry 52-year-old local woman. "The folks are pretty sure those were Russian soldiers who took the girl away because they came on four armored military vehicles without license plates".

The girl was indeed taken away blindfolded and handcuffed in an armored personnel carrier. The girl told she could not see a thing. Since the vehicle kept bouncing over the potholes the girls guessed the abductors were detouring the main roads.

The abductors and their victim spent the night in the vehicle. The next morning they moved ahead in a car and after a while the car stopped and the girl was ordered to get out. She was left with 200 rubles somewhere nearby Komorovo, a village in Mozdok area of North Ossetia.

Eventually, she was transported to Chechnya by the Chechen police but before she had been checked- up in a hospital of Nalchik (Kabardino-Balkariya).

"Eliza is still in shock and does not want to talk about details," her mother says. "But she is sure that she was abducted by the "federal" agents (servicemen of the Russian federal troops). I am very grateful to our villagers, all inhabitants of our district, who kept on demanding to release my daughter. They were also at risk too, but nevertheless, supported us and have helped to set my daughter free".

Actually, many inhabitants of Achkhoi-Martan district believe that the possibility of mass defiance actions of the populace eventually has forced the Russian soldiers to release the abducted girl. "The militaries and the local authorities did not want the story attracted public notice so made everything as soon as possible to hush it up," said Abdul-Khamid, a 61-year-old local man of Samashki. "If the authorities had been so effective, they would have put an end to those frequent abductions in Chechnya".

Ruslan Adayev, Chechnya Caucasus Times




permalink | inviato da il 10/8/2003 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 agosto 2003


Cecenia: un articolo che sintetizza bene la situazione

Un interessante articolo che fa una sintesi di come stiano le cose. Particolarmente indicato ai "newcomers"!

http://www.opendemocracy.net/debates/article-2-95-1388.jsp#




permalink | inviato da il 9/8/2003 alle 18:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 agosto 2003


Continue “sparizioni” di civili: ci sono perfino dei Ceceni che protestano...

In Cecenia “spariscono” da due a tre civili al giorno. Lo sanno tutti bene che cosa significa: si viene rapiti, interrogati, torturati (anche stuprati se donne),  e infine ammazzati. Ne sono “spariti” almeno 3.000 in questo modo.

A causa dei recenti attentati suicidi da parte di giovani vedove Cecene ora per rappresaglia vengono particolarmente prese di mira le donne e le adolescenti. Le autorità quasi neanche lo nascondono e ufficialmente si tratta dell’operazione “Fatima”, cioè vaste operazioni delle squadre speciali che darebbero la caccia alle donne kamikaze. La verità è che il tutto si traduce in vaste pulizie etniche degli squadroni della morte, dove il rapimento, stupro e “sparizione” di giovani donne è all’ordine del giorno.

Ma in fondo non sarebbe niente di nuovo, se non fosse per il fatto che, dopo l’ennesima “sparizione” di una ragazzina di 16 anni, forse la popolazione Cecena sta prendendo coraggio e scende in piazza per protestare e richiedere che venga rilasciata (semmai fosse ancora viva). In realtà rischiano la vita perché chiaramente potrebbero subire pesanti rappresaglie: “sparire” a loro volta.

Comunque vada a finire io esprimo tutta la mia solidarietà a questa povera gente. Specialmente alle madri ed ai padri che si vedono “sparire” nel nulla i propri figli per poi ritrovarli, se sono fortunati, in qualche fossa comune o in un bosco con tutti i segni della tortura.

-------------------------------------------------------------------

 

4 August 2003 - Caucasus Times

Mass protest action of Achkhoi-Martan district inhabitants



The angry inhabitants of Achkhoi-Martan district of Chechnya have been protesting for two days demanding to stop Russian army abuses.

The numerous demonstration was caused by abduction of a 16-year-old local girl. On August 2, Russian servicemen had reportedly abducted the young girl in Samashky village. As a result over 200 angry locals of three villages gathered at the Achkho-Martan - Samachky road and blocked traffic.

Eliza Katsayeva, 16 was abducted August 2 evening in her own house. According to her relatives a group of Russian servicemen burst into the house to detain the girl's brother. When they failed to find him the soldiers took away the girl instead in a unknown direction.

The wrathful villagers picketed the village administration building the same day. The head of the Achkoi- Martan district administration Elly Danayev pledged to do everything possible to release the girl. However, he obviously did not succeeded.

"So far we have yet no idea who abducted the girl and her whereabouts. The locals persisted the abduction was perpetrated by Russian servicemen, but the Russian forces commandment claimed the army personnel had nothing to do with the incident. We keep on searching," said an officer of Achkhoi- Martan police department .

"The Chechen police and authorities are pretty well aware that Russian servicemen did abduct the girl. Since the militaries were granted free hand in here and go completely unpunished for their atrocities, terrorizing civilians, the local authorities have neither forces, nor possibility to influence the servicemen," said an angry 55-year-old local man Khasan Aliyev. "They declared they pursued the girl's brother who allegedly supported militants. But why on earth should his sister be blamed on and abducted? Just recently the federal officials boasted they sentenced Col. Budanov. Listen, we have thousands of such 'budanovs' around here and nobody's gonna get them in jail! How long does it go?

The protesting people are firm to proceed their action. The locals of Samashki warn they are not going to give ground until Elza Katsayeva will be released.

Ruslan Adayev, Chechnya.




permalink | inviato da il 5/8/2003 alle 19:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 agosto 2003


RUSSIA: SONO 44 LE VITTIME DELL'ATTENTATO A MOZDOK

Mosca, 2 ago. - (Adnkronos) -

Il bilancio dei morti dell'attentato suicida di ieri a Mozdok e' salito a 44 persone. I feriti sono 79. Lo ha reso noto il vice procuratore generale russo, Sergei Fridinsky, per cui fino a ora sono stati identificati i corpi di 39 persone. Secondo il magistrato l'azione terroristica sarebbe stata organizzata come atto di vendetta dai ceceni, dato che nell'ospedale colpito venivano ricoverati i militari russi feriti in Cecenia.

(Ses/Pn/Adnkronos) 02-AGO-03 21:15

---------------------------------------------------------

E' facile inutuire su chi si vendicheranno i russi per questi attentati: sui civili Ceceni che stanno disperatamente cercando di sopravvivere non solo dalla miseria e disoccupazione praticamente generalizzata, ma anche dagli squadroni della morte che ne fanno "sparire" tutti i giorni qualcuno nelle fosse comuni.

Intanto Putin che fa? In perfetto stile sovietico se la prende con i suoi stessi subordinati facendoli arrestare per "inefficienza" nel garantire adeguate misure di prevenzione e intelligence. Un qualche segnale di autocritica e ripensamento sulla su politica genocida non si vede. Intanto Bush e il mondo occidentale manda le sue condolianze senza dire una parola sugli atti di terrorismo contro i rifugiati Ceceni che si sono verificati recentementìte in Ingushezia. M.M.




permalink | inviato da il 3/8/2003 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio        settembre
 
rubriche
Diario

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
Comitato per la Pace nel Caucaso
Russia sconosciuta
Osservatorio sul Caucaso
Caucasian Knot
Studisenzafrontiere
Progettohumus
Mondoincammino
Forum radicale sulla Cecenia
Kavkaz Center
Paolo Guzzanti
Interfax
Ria-Novosti
Itar Tass
Travel-Georgia
Georgien
Kaukasus
Etudes sans frontières - Tchétchénie
Caucasus-pictures
Progetto Kavkas
Politkovskaja: il blog
Ania
Serghei24
La Vita Leggera
Siberiano
Siberian Light
Registan
Viaggio all'inferno
Glucksmann file
Russiablog
Russia-Italia
Samovar
Russianitaly
Ragoburgo
Ragoburgo.it
Poganka
Il Cordigliere
Jimmomo
Le Guerre Civili
Nessuno tocchi Caino
Associazioneaglietta
Sannita
Il Salotto
Panther
Stanza di Montag
Itablogsforfreedom
Musica russa
Viaggio in Russia
Le Ragazze russe
Germanynews
Bhtimes
1972
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom