CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
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CeceniaSOS [ Un blog sul conflitto in Cecenia. Un osservatorio sulla Russia, il Caucaso e i dintorni. ]
 


 

Prima del crollo dell'URSS

Il primo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Eltsin


Il secondo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Putin


Alcune cose da sapere

La situazione in pillole

I cinque miti sulla Cecenia:
IIIIIIIV - V

Referendum, elezioni ed amnistie in Cecenia

Al-Qaeda e il terrorismo ceceno: mito e realtà

Immagini dall'inferno ceceno

Sezioni d'informazione in italiano
   
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Un genocidio nel cuore d'Europa

L'appello di Adriano Sofri

In ricordo di Antonio Russo

Tesi di Laurea/Master e rapporti di ONG sulla Cecenia (.pdf/.doc su richiesta):

"La dimensione internazionale del conflitto separatista tra Russia e Cecenia nel contesto
post-sovietico"


Analisi del ruolo del petrolio nel Dagestan post-sovietico

La guerra asimmetrica nel contesto dei nuovi conflitti.
Caso studio: Le guerre in Cecenia

"The current Russian nuclear policy"

"Cecenia: una guerra senza fine tra il neoautoritarismo post-sovietico in Russia e lo scontro geopolitico nel Caucaso"

"Organizzazioni non governative e tutela dei diritti umani: l'esempio di Memorial in Cecenia"


APM: "Genocidio strisciante in Cecenia"


Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!

(Il piano di pace dell'ex governo di Maskhadov, chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l'egida dell'ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est, e che possa finalmente condurla alla pace, all'ordine, alla democrazia, la libertà e infine all'indipendenza o almeno ad un'ampia autonomia. Per maggiori informazioni clicca qui.)

Popoli oppressi: unitevi!

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Human Rights in North Korea

          

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31 dicembre 2005


Buon Anno!!

Un buon anno a tutti da parte mia..... e dalla Russia con amore.




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29 dicembre 2005


Zakayev pensiero

La Chechenpress finalmente traduce dal russo una lunga analisi di Zakayev sulla concezione del governo di Sadulayev riguardo alle questioni di libertà di religione, della democrazia, la laicità dello stato, ecc.

Tutte cose che non sarebbero contrarie all'Islam, dice. "Non c'è contraddizione tra libertà e l'Islam." "L'Islam è sempre stato percepito dai ceceni come una grande ideologia di libertà - personale e nazionale." Non ci sarebbe dunque contraddizione tra il Corano e una futura Cecenia basata sullo stato di diritto in cui la "gente deve coesistere dignitosamente con altra gente che aderisce ad altre religioni o ideologie". A differenza dei sistemi autoritari "la democrazia, che consiste nell'aspetto sociale in cui la gente possa scegliere le proprie autorità, ha la possibilità di correggere lo stato delle cose." Ed è proprio per queste cose che si battono, anche con l'azione militare: "vogliamo raggiungere l'indipendenza dello stato ceceno dall'impero russo proprio perché solo in uno stato indipendente si può avere una identità piena nazionale e religiosa." A proposito della laicità dello stato ricorda che non solo non hanno intenzione di creare un "califfato caucasico" (termine coniato in realtà da Putin qualche anno fa), ma che anzi la costituzione cecena del 1992 la considerano ancora valida, e questa afferma: "la Repubblica di Ichkeria è laica e democratica".

Dunque un "Zakayev pensiero" che dice di rappresentare ufficialmente anche quello di Sadulayev (il quale però, a furia di citare versi del Corano, mi aveva finora trasmesso ben altre impressioni....). Ma personalmente gli credo perchè i concetti di libertà sono sempre stati intrinseci alla società cecena e oggi loro avrebbero molto meno problemi nel passare ad un concezione democratica della società di quanto non dimostrino oggi averne invece i russi. E credo che a Sadulayev, malgrado tutto, l'occidente dovrebbe concedere una chance. Non è Maskhadov, ma credo sia anche uno sbaglio dipingerlo come un integralista incallito con cui non sia possibile un dialogo.




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27 dicembre 2005


Beslan, prosciolte le autorità

L'80% degli ostaggi di Beslan fu ucciso dai lanciafiamme, razzi e colpi di cannone dei carri armati su comando delle autorità russe: ma sono state tutte prosciolte dal vice procuratore generale Nikolai Shepel. «Non ci aspettiamo più nulla, il procuratore è rimasto attaccato alla propria versione dei fatti e ignora la testimonianza delle vittime», ha dichiarato Susanna Dudiyeva link.

Ultima ora: Alexander Torshin, a capo di una commissione parlamentare della camera alta del parlamento russo, risponde che invece negligenza c'è stata.link Ma si guarda bene dal citare il semplice fatto che furono usate volontariamente armi pesanti, perfino vietate dalle convenzioni di Ginevra, contro una palestra piena di bambini. Se la prende invece in modo generico con chi non ha saputo evitare ciò che è successo. Anche questo è l'ennesimo segno inequivocabile che in Russia non c'è liberta di dissenso, se non "tra le righe".




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26 dicembre 2005


Veleni e judo

Mentre in Cecenia rimane (e forse rimarrà per sempre) un mistero che cosa abbia provocato l'avvelenamento in massa dei bambini nelle scuole e le autorità cecene impongono la censura sull'argomento, raccontando che forse in fondo si trattava solo di isterismo di massa (il Giornale approfondisce il presunto aspetto "psicologico" della faccenda: link), ecco che un caso analogo succede a S. Pietroburgo: link  Ci racconteranno che è isterismo anche questa volta? No, naturalmente. Qui la macchina delle bugie ancora non è così efficiente. Non ancora. Per questo Zakayev chiede l'intervento della comunità internazionale perché si faccia chiarezza sul caso successo in Cecenia: link. Ma niente paura.... quel simpaticone di Putin sa come farci dimenticare tutti i problemi e ubriacarci con un po' di cronaca stile Novella 2000: ammiriamo le sue glorie da cintura nera che ha messo in bella posa in tutte le TV nazionali.




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23 dicembre 2005


Dai veleni all'Europa...

Dopo il ritrovamento di scorie radioattive all'aperto che contaminavano l'ambiente di Grozny con livelli di radiazione 58.000 superiori alla norma, ora è la volta dell'avvelenamento di bambini nelle scuole cecene con gas (probabilmente nervino). Succede esclusivamente nelle scuole. E non è la prima volta. Si parla di una ottantina di ospedalizzati ma probabilmente si nasconde la vera dimensione del fenomeno (come gli ostaggi di Beslan, dichiararono 350, erano più di mille). La cosa potrebbe essere legata alla catastrofica situazione ambientale della Cecenia (per un resoconto più dettagliato di Enrico Piovesana: link.) Ma per molti la vicenda riporta il pensiero al terrorismo contro la scuola di Beslan. In genere però il terrorismo ceceno non esita a rivendicare le proprie azioni (e poi c'è da chiedersi perché mai terroristi ceceni dovrebbero attaccare i loro stessi abitanti?) Non quadra dunque. E l'esperienza insegna che quando la rivendicazione manca è più probabile la pista della criminalità organizzata o qualche azione diversiva del FSB (basti pensare alle esplosioni dei palazzi del 1999, e ricordiamo l'uso indiscriminato del gas delle squadre speciali nel teatro di Mosca). Ma per il momento le autorità russe dicono di essere sconcertate e anzi minimizzano: "è una reazione nevrotica dei media." (link) Ma c'è anche chi dice che si tratti di un caso di isterismo di massa con cause psicologiche riconducibili aglli di trauma: link. Ma comunque sia certo è che non si può trattare di coincidenza. Mah.... Che ne dice l'UE di dare una mano? Almeno per analizzare la vera natura della malattia e che potrebbe rivelare qualcosa...

Ma, mentre la Russia da sistema "autoritario" si sta definitivamente trasformando in uno "totalitario" (ultimi update in tal senso: linklink & link), in Europa si dorme. Un sonno che a modo suo contribuisce all'avvelenamento dei bambini. Se volete infatti farvi una idea del livello di comprensione della situazione in Cecenia da parte dei nostri gloriosi "analisti" delle riviste militari...
Parole di Giovanni Salati: "La popolazione locale ha dimostrato di volere pace e normalità, anche attraverso queste elezioni [parlamentari]" dove "non sono mancati gli indipendenti." - "Putin ha tenuto un discorso di forte apertura nei confronti del mondo islamico." - Per la ricostruzione ci sono "notevoli quantità di denaro che affluiscono da Mosca a Grozny." - "La Russia sostiene una Cecenia de facto indipendente." Incomincio a capire perchè questi "analisti", non riuscendo a guardare aldilà del proprio naso, per riflesso non riescano poi a fare a meno che spiegarsi le cose sempre e solo nei termini di Al Qaeda che starebbe dietro a tutto. Se si vuole fare quadrare il castello della propaganda del Cremlino a cui coscientemente o meno credono ciecamente e non capendo perché i ceceni si mostrano così "ingrati" a questo punto non possono fare altro. E si capisce anche perché, se i capi di governo si attengono alle informazioni degli "esperti di cose militari" di questo tipo per dichiarare una guerra, come sia poi inevitabile che finiscono per impantanarsi nei Vietnam, Iraq, Afghanistan e Cecenie di turno. Nessuna meraviglia che col senno del poi devono ammettere che furono mal informati dai servizi di.... "intelligence".




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20 dicembre 2005


Susana Dudayeva

Venerdì due dicembre, grazie all'aiuto e a qualche dritta di alcuni "blog-amici", ho avuto l'occasione di incontrare a pranzo Susana Dudayeva, la rappresentante del comitato delle Madri di Beslan e che in quei giorni era a Bologna per ritirare il premio “Alta qualità” edizione 2005, un premio istituito da Granarolo SpA, con lo scopo di “valorizzare le esperienze che siano testimonianza della capacità dell’uomo di ricercare una qualità superiore dell’esistenza”.

Un incontro, per me a base di tortelloni alla ricotta e verdura, dove si è unito l'utile al dilettevole. E' stato interessante ascoltarla. Ma è stato anche sconcertante. Le sue affermazioni sul conflitto ceceno mi hanno confermato quello che mi aspettavo: a Beslan, come nel resto della Russia, non si ha idea di che cosa succede veramente in Cecenia. In particolare le sue affermazioni sulle responsabilità delle donne cecene con quella richiesta unidirezionale di scuse col rito caucasico che pretende dalle donne cecene, e che certamente nulla hanno a che fare con la strage di Beslan, mi paiono piuttosto indicative. Me lo aspettavo ed ero preparato a questo, ma la cosa fa ben capire qual'è il dramma nel dramma e che è l'eterno problema di sempre: in Russia non si ha il diritto di sapere quale sia la verità (e forse in parte non la si vuole sapere). Specialmente sul conflitto in Cecenia. E quindi non si ha nemmeno il diritto di sapere perché e che cosa sia successo veramente a Beslan. Questo a sua volta crea un circolo vizioso che fa perdurare la guerra, anzi è forse una delle maggiori cause del suo perdurare.

Dall'altra parte però, sia pur nell'ambito dei suoi giudizi comprensibilmente aspri, la Dudayeva non mi pareva nutrire odio o un desiderio di vendetta verso i ceceni. Anche questo non è cosa da poco e chissà che un giorno possa diventare un punto di partenza per un dialogo tra le parti.

Propongo qui un estratto dell'intervista che le abbiamo fatto.

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"Io avrei più motivi di loro per fare la kamikaze però non lo posso fare. Le donne nel Caucaso hanno autorità sui loro mariti e dovrebbero agire di più su di loro. Ma tra le donne cecene non le vedo intervenire per porre fine alla guerra."

D: Quale tipo di politica dovrebbe adottare Mosca per risolvere il conflitto in Cecenia?

R: "Orientare la coscienza della popolazione cecena verso i concetti giusti. Perché la maggior parte della popolazione maschile è in degrado completo e non vede altri motivi per tirare avanti che quella di fare la guerra. Devono prendere coscienza che si deve fare qualcosa di pacifico e non fare la guerra. Solo così ci si potrà mettere al tavolo della trattativa. Ma fino ad adesso non hanno fatto altro che orientare l'opinione pubblica in senso negativo. Non credo che, anche tra i militanti più attivi, qualcuno dopo Beslan possa continuare a definire i ceceni come 'combattenti per l'Indipendenza' "

D: Quanto crede che i terroristi di Beslan impersonino la causa cecena? Pensa che siano venuti lì per parlare dell'indipendenza cecena oppure siano dei banditi, punto e basta?

R: "Sono state esposte delle domande politiche. Però ripeto, nessun problema per l'indipendenza, nessun'altra rivendicazione fatta per mezzo di una strage d'innocenti e di bambini è giustificabile. Loro ritengono che sia una guerra sacra, ma ora si sono ormai tagliati le mani loro stessi e avranno bisogno ancora di molto tempo per ripulirsi da quella vergogna della quale si sono coperti."

D:
Che cosa pensa del rapporto della commissione parlamentare dell'Ossezia del Nord il cui resoconto orale è stato fatto recentemente dal presidente della commissione, Stanislav Kesayev? (link)

R: "Il rapporto è molto debole, non ha rivelato niente e non ha nessuna forza legale, serve solo a suscitare polemiche; ci saremmo aspettate che il Parlamento sentisse l’obbligo di fornire un pò più di informazioni sui colpevoli e che le autorità federali e locali prendessero in considerazione gli errori commessi; mentre si sono limitatai a fare delle indagini attorno a delle chiacchiere come p.es quanti terroristi sono riusciti a scappare. Che senso ha adesso accertarsi di quanti sono scappati? E se davvero sono riusciti a scappare bisogna allora punire il responsabile di chi li ha lasciati fuggire.

D: Di quali errori in particolare ritenete responsabili le autorità?

R: "Le autorità federali hanno perso 24 ore dal 1 al 2 settembre senza creare un’unità di crisi apposita e sopratutto senza metterci a capo un personaggio responsabile mentre la strage stava cominciando; un altro grosso errore delle autorità è stato quello di non aver svolto una seria trattativa con i capi della guerriglia; visto il numero degli ostaggi, in maggioranza bambini, bisognava cercare altre soluzioni dato che era una situazione non standard. Le autorità in nessun modo dovevano autorizzare l’uso delle armi pesanti sulla scuola.

D: Che fu fatto uso di armi pesanti voi siete convinti?

R: Si, siamo assolutamente sicuri di questo. Ci sono testimoni. (link)

D:
Ma perché fecero uso di armi pesanti e non si tentò una trattativa?

R: "Forse perché la situazione non era una di tipo standard. Non hanno
saputo inventare in 52 ore qualcosa di più intelligente: i dirigenti non erano efficienti. Per la propria inefficienza hanno dato questi ordini stupidi (e questa è una una delle mie risposte più moderate); non è stato prima volta, basta ricordare il teatro Dubrovka dove hanno fatto pompare il gas senza pensare molto alle conseguenze sulle persone”.

D: Le armi erano state portate nella scuola nei giorni precedenti?

R: “
Sì, sono sicura di questo fatto."

D:
Come fa ad esserne sicura?


R: "Perché avevo visto questa gente. Conosco tutti gli abitanti del posto e vivo qui vicino alla scuola
[l'appartamento della Dudayeva sta a pochi metri dalla scuola] Negli ultimi giorni di agosto abbiamo visto della gente estranea e tutti barbuti che gironzolavano attorno alla scuola e facevano parte del gruppo degli operai che lavoravano. La mattina del primo settembre ho visto degli uomini vestiti di nero correre lungo i corridoi della scuola prima ancora che fosse arrivato il camion con il resto del gruppo dei terroristi. Inoltre i bambini hanno testimoniato di essere stati costretti a dovere andare sotto il pavimento per tirare fuori le armi nascoste."

Una giornalista che la conosce bene aggiunge che gli alberi vennero potati in modo da permettere un’ampia vista sulle vie circostanti su ogni zona dell’edificio, cumuli di macerie furono ammassati sotto le finestre per poter permettere di saltare fuori e parlano di una donna che riferisce di aver visto alla fine di agosto della gente con la barba trasportare con fatica un sacco pieno di cartucce e che corrispondeva alla descrizione degli ostaggi (i bambini che furono costretti a tirare fuori le armi da sotto il pavimento).

Tra i presenti c'era anche chi a Firenze aveva organizzato un incontro con Zainap Gashaeva, dell'unione delle donne del Cauacso del Nord. E' stato chiesto alla Dudayeva se la conoscesse e che cosa ne pensa?

R: “
E' una associazione poco efficiente. Le donne cecene non si sentono in alcun modo. Se una donna parla, deve parlare ad alta voce. Anzi gridare. Parlando sottovoce non si possono convincere i maschi a fare qualcosa. Non credo che lavorino come si deve. Il loro lavoro sarà anche molto utile ma bisogna essere più combattivi."

D: Sarebbe disposta ad incontrarsi con Madina Magomadova [presidente dell'Unione delle Donne cecene]?

R: "Si, però io non la invito. Che mi inviti lei. E poi ci siamo già viste. Ma fino ad ora le donne cecene non hanno voluto vedersi con noi. Nessuna ha fino ad ora portato le scuse. Quindi mantengo un atteggiamento particolare nei loro confronti."

Una delle giornaliste presenti interviene.

D: Capisco la vostra posizione. Però se voi vi incontraste e ne parlaste mi sembrerebbe una cosa molto utile. Magari potreste fare delle cose insieme, per risolvere dei problemi, magari partendo da piccole iniziative per risolvere la situazione in Cecenia e perché se ne parli
.

R: "Sono una persona molto aperta per tutti, ma il Caucaso ha delle tradizioni un po’ diverse: è capitato che i loro mariti sono venuti ad ammazzare i nostri bambini; per queste situazioni nel Caucaso ci sono dei riti del tutto diversi. Non siamo in grado di comportarci in modo europeo. Ci deve essere un rituale alla caucasica: innanzitutto loro devono presentare le loro scuse. Una donna caucasica coperta con uno scialle deve presentarsi all’incontro e portare le scuse se vogliono davvero migliorare i rapporti."

Dato che la Dudayeva generalizzava le responsabilità per quello che è successo a Beslan anche a delle donne cecene che si erano sempre battute per il rispetto dei diritti umani e che nulla hanno a che fare col terrorismo, per riflesso mi è venuto da chiedere se allora anche lei era disposta a presentare le scuse per quello che hanno dovuto subire le "madri di Grozny". ll traduttore mi ha fulminato con uno sguardo inequivocabile facendomi capire che era meglio non insistere oltre su questo punto.... la cosa è stata assai illuminante ed istruttiva.... e allora sono passato ad altro...

D:
Lei percepisce come una questione importante il tentare di introdurre un processo di democratizzazione in Russia?

R:
"
Il processo di democratizzazione in Russia è abbastanza ambiguo nel senso che c'è gente a cui serve ed a cui non serve. Tutto questo rimane a livello teorico; p.es. la nostra organizzazione Madri di Beslan rappresenta un primo germoglio di un processo del genere. In Russia la democratizzazione non può essere vista in tutta la nazione in modo omogeneo, siamo ancora lontani dal percepirla in modo giusto.

D: Qual'è il modo giusto?


R: "La coscienza di molti non è ancora matura, forse in primo luogo la coscienza delle autorità stesse. La democrazia la vedono in modo distorto, solo per loro stessi. Che possa essere utile per il popolo ci credono a stento.
"




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17 dicembre 2005


Signor Sindaco...

Uno bel discorso improntato ai diritti umani l'ho sentito fare recentemente dal sindaco di Roma Walter Veltroni in occasione del ricevimento del Premio Paolo Ungari che ricevono le "personalità che si distinguono per la difesa e tutela dei diritti umani in Italia e nel mondo" (in realaudio: link).

"Non si sta a Roma senza una idea universale." - "In Ruanda l'ONU c'era", ci ricorda, "ma si è portata via tutti i bianchi che c'erano e ha lasciato [a manganellate] i neri a massacrarsi". "Questo siamo noi", afferma. - "Dobbiamo coltivare la speranza dove sia possibile un mondo nel quale non siano riservate solo due alternative: quella dei blocchi con la compressione della libertà e della democrazia o quella del caos totale".

E allora.... qualcuno che sta a Roma e/o lo consoce potrebbe provare a ricordargli che aveva però fatto una promessa finora non mantenuta:
link & link. Come se da allora le cose fossero migliorate. Basta leggere gli ultimi bollettini....

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Dal
bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.48- 2005 dal 9 al 15/12

Cecenia e Caucaso

Il 9 dicembre ad Argun, Cecenia, un soldato russo è morto quando il blindato su cui viaggiava è saltato su una bomba telecomandata. In Daghestan in uno scontro a fuoco la polizia ha ucciso un guerrigliero islamico locale. Il 10, sempre in Daghestan, un miliziano islamico è morto nell’esplosione di una bomba artigianale. Nel distretto ceceno meridionale di Itum-Kalè 3 guerriglieri sono stati uccisi nel corso di una battaglia con le forze russe, tra loro anche l’arabo Abu Omar al-Saif. L’11 a Grozny, in Cecenia, è morto nell’incendio del suo appartamento il segretario del Consiglio di Sicurezza ceceno, Rudnik Dudayev. Le cause dell'incendio sembrano non dolose. Ma il fatto che Dudayev, in passato critico verso gli abusi delle forze d'occupazione russe, fosse sfuggito lo scorso gennaio a un altro incendio della sua abitazione alimenta sospetti sulla sua morte. Il 12 in Daghestan 4 membri di una famiglia sono stati uccisi da uomini armati. Si trattava del direttore di una scuola rurale, sua moglie e i suoi due figli. Il 13 i guerriglieri ceceni hanno ucciso 3 soldati russi e 3 poliziotti ceceni in due differenti attacchi. Nel distreto di Vedenò 3 guerriglieri sono morti in un altro scontro a fuoco. Il 14 in Inguscezia le forze di sicurezza hanno ucciso un militante islamico durante un’operazione antiterrorismo. E in Daghestan un altro militante è stato ucciso a Kasavyurt dalla polizia.

Mentre, per fortuna Putin e Kadyrov fanno i modesti sull'idea di rinominare Grozny (link), intanto scoppia un...

ALLARME RADIAZIONI IN IMPIANTO VICINO GROZNY

Grozny, 16 dic. - (Adnkronos) - Un allarme e' scattato oggi in un impianto nella regione di Grozny, in Cecenia, per l'alto valore radioattivo rilevato dalle autorita', la meta' di quello registato nella centrale di Chernobyl nel 1986. Lo riportano i media russi, precisando che le radiazioni potrebbero rappresentare un serio rischio per le popolazioni vicine. I livelli radioattivi registrati in particolare in un deposito della struttura sarebbero 58mila volte superiori rispetto ai livelli normali.

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E' il caso di ricordare che in tutta la Russia la "sparizione" inspiegabile di materiale nucleare è all'ordine del giorno. Chissà che una bella nuvolona nucleare spazzata dai venti verso casa nostra possa aiutare a farci capire quanto i conflitti nel Caucaso possano diventare da "affari loro" a quelli nostri....




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15 dicembre 2005


Gli affari del Gerhard

Per chi non avesse ancora sentito dello scandalo scoppiato in Germania riguardo al contratto di consulenza di Gerhard Schroeder con la russa Gazprom: link. Aggiungo qualche informazione che mi pare ben pochi riescono (o vogliono) ricordare.....

- p.es. quali aiuti diede Schroeder a Putin nel eliminare definitivamente la Yukos (la Dresdner Bank fornì il capitale ad una società fantasma che acquistò la maggior parte delle azioni che poi furono passate alla stessa Gazprom che è sotto diretto controllo del Cremlino, per poi dileguarsi nel nulla - operazione condotta proprio dall'ex agente segreto della famigerata Stasi, Matthias Warnig citato nell'articolo).

- Ma l'amicizia non è solo di natura economica: il BND, i servizi segreti tedeschi, sotto il suo governo aiutò attivamente i russi (e forse continuano a farlo fino ad oggi) nell'intercettare la guerriglia cecena. Informazioni che vengono poi usate per eseguire le "zackitska", le operazioni di "pulizia" russe nei villaggi che sovente si tramutano in massacri di civili.
link & link

- Simbolico di questo andare d'amore e d'accordo è anche come Schroeder adottò una bambina russa nel giro di poche settimane grazie all'intervento personale di Putin, quando per gli altri ci vogliono anni (e, giusto per aggiungerci un tocco rosa: se Schroeder fosse un comune mortale sicuramente non gli avrebbero concesso l'adozione data la sua vita coniugale non esattamente stabile - quattro matrimoni).

- Ed ora quest'ultimo regalo fattogli da Putin e che chiaramente voleva ringraziare pagando anche profumatamente in contanti. Ecco che allora non dovrebbero destare alcuna meraviglia le sue dichiarazioni aldilà di ogni decenza, come p.es. quella secondo cui "Putin è un democratico pulito fin sotto la lente d'ingrandimento" ("ein lupenreiner Demokrat").

Ma la vicenda dovrebbe ricordaci anche i nostri affari dello stile Telekom Serbia del passato, o il caso in cui fu coinvolto l'ex ministro degli Esteri inglese Douglas Hurd (che da buon realista che ritiene di stare coi piedi per terra, come al solito, aveva capito tutto: "con Milosevic si tratta, non bisogna intervenire per togliere l'assedio di Sarajevo"). Hurd, una volta dimessosi e diventato banchiere, divenne il consulente di Milosevic mediando privatizzazione per miliardi di dollari (
link & link). I soldi di quei affari finirono nelle casse dei criminali di guerra serbi con cui si finanziarono la campagna militare successiva: quella del Kossovo. Che cosa si dovette fare per poi venire a capo di quel disastro lo sapete tutti. Un'altro clamoroso successo del "pragmatismo" dei realpolitici che ci insegnano quali siano i nostri "interessi nazionali". Eppure, la lezione non è servita. Perché anche questa volta, oggi come allora, è il "business as usual": si tratta di uomini di potere di Kissingeriana tradizione che non hanno remore nel nascondere le proprie simpatie per i metodi del KGB ed i loro esponenti e per cui la vita umana non vale un copeco e che trovano normalissimo lavorare alacremente (e guadagnare) assieme a criminali e stupratori etnici sapendo benissimo che stanno attivamente contribuendo al protrarsi di genocidi e massacri. E lo fanno magari spiegandoci, come fa un tizio di casa nostra, che quello che succede in Cecenia è una "leggenda". Come quell'altro che insiste a dire che "l'olocausto è un mito". Apparentemente personaggi che stanno su versanti opposti e che non sembrano avere nulla a che fare l'uno con l'altro, anzi si atteggiano da avversari. In realtà si differenziano solo per il fatto di essere nati in paesi (e, per fortuna, in sistemi politici) diversi, ma che sono figli della stessa essenza e forza che è al lavoro su tutto il pianeta sotto mutate vesti.

Ci associamo dunque a chi consiglia a Schroeder di devolvere i soldi ricevuti per tacere sullo sterminio in Cecenia (e molto altro) p.es a Lipkan Basajeva, direttrice della casa delle donne violentate e traumatizzate di Grozny, o a Zainap Gashaeva a testa dell'unione delle donne del Caucaso del Nord e coraggiosa attivista per i diritti umani in Cecenia:
link. Ovviamente non lo farà.... e anzi se la ride. Un vero socialdemocratico!

PS: Dimenticavo... i 6.8 miliardi di dollari dati dal Fondo Monetario Internazionale alla Russia nel 1995 con i quali venne finanziata la prima guerra cecena.




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14 dicembre 2005


Ennesima umiliazione...

Il "nuovo" parlamento ceceno incomincia subito a dare il meglio di se. Ennesima umiliazione della popolazione cecena: all'unanimità si chiede a Putin formalmente che si cambi il nome della capitale. Non deve più chiamarsi Grozny ma "Akhmad-Kala". La "città di Akhmad", il nome dell'ex presidente Kadyrov. Link E' un po' come se si obbligasse i norvegesi di chiamare "Vidkun" la città di Oslo, il nome di Quisling.




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13 dicembre 2005


Voragini (?)

Altra pioggia di milioni di euro per la Cecenia: link. Sei milioni per sanità, ricostruzione, servizi vari, ecc. Ce ne rallegriamo.... Ma non è la prima volta che l'UE mostra tali slanci d'altruismo, e dopo anni i risultati non capisco quali siano (non un giornalista che abbia provato ad indagare?). A chi vanno in mano quei soldi? Alle "agenzie internazionali operanti sul territorio", ci dicono. Per quel che ne so io sono quasi inesistenti e quelle poche come la CRI in Cecenia non godono esattamente per avere una fama di trasparenza e onestà. Soldi (quelli nostri) che finiranno nell'ennesima voragine? O peggio finanzieranno gli squadroni della morte di R. Kadyrov e che ci ringrazierà per l'aiuto datogli per potere terrorizzare ulteriormente la popolazione innocente? Poco ci importa: l'importante è metterci la coscienza a posto. L'abbiamo fatto. Dormiremo sonni tranquilli. Buona notte...




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12 dicembre 2005


Propaganda

Apre in pompa magna il "nuovo" parlamento in Cecenia e Putin gli fa una visita a sorpresa. Fa parte della propaganda con cui vuole dare un significato particolare alle "elezioni" farsesche che non hanno fatto altro che ulteriormente umiliare la popolazione cecena imponendo il suo diktat, e che lui chiama "processo di pace".... un po' come dire: "Questo ho voluto e su questo rimango inamovibile. Ubbidite a Mosca. Punto e a capo." E dopo cinque anni che Grozny è ancora lo stesso cumulo di macerie e dopo che sono sparite migliaia di persone per rapimenti e torture lui improvvisamente si accorge che esiste il problema: "fate tutto il possibile per fermare i rapimenti" (link) - "è giunta l'ora per ricostruire Grozny" (link)  Eh, si.... sarebbe proprio ora caro Vladimir Vladimirovich.

PS: Aggiunge: "I russi sono sempre stati degli affidabili difensori degli interessi del mondo mussulmano. La Russia è sempre stata la migliore partner e la migliore alleata dell'Islam. Tentando di distruggere la Russia i nostri oppositori distruggono un importante caposaldo nella lotta del mondo islamico per il riconoscimento dei suoi legittimi diritti sul piano internazionale". E chissà perché i mussulmani in Cecenia non ne vogliono sapere... Sembra quasi convinto che in Cecenia si combatta una guerra semplicemente per motivi religiosi. Il clip video: link


Intanto il suo amico
Slobodan Milosevic chiede di essere curato in Russia. Il suo stato di salute naturalmente non c'entra un bel niente e che cosa ha in mente è chiarissimo. Spero vivamente che Carla del Ponte non sia così ingenua da farsi prendere in giro in questo modo....

Segnalo che è partito da un paio di giorni il canale satellitare Russia Today. E' in inglese. Si tratta di un canale TV in chiaro dedito alla propaganda del Cremlino e che si rivolge principalmente agli europei per convertirli a giudizi più "obbiettivi".
Sono già stati attaccati dagli hacker. Ecco le coordinate: Hotbird 6 (13°E) - 10971.00 MHz, pol.H SR:27500, FEC:3/4 SID:14 PID:276/532. E' dichiarata come sufficiente una parabola da 80 cm, ma forse da 100cm è meglio, non ho ancora avuto modo di testarlo... sappiatemi dire.




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9 dicembre 2005


La scalata continua...

Dopo le cosidette "elezioni" parlamentari (descritte come un "progresso" credo solo dall'UE: link), ora anche il parlamento ceceno finisce definitivamente nelle mani di Ramzan Kadyrov con il suo partito (cioè quello del Cremlino) Russia Unita e che occupa quasi il 60% dei seggi. Kadyrov consolida quindi il suo potere essendo già a capo di una milizia di migliaia di uomini, ha in mano la gestione dei pozzi petroliferi, è il beniamino di Putin e come se non bastasse l'unità locale di Gudermes ora lo elegge (all'unanimità, ovviamente) come il suo leader (link - chi occupa quella di Grozny...? boh...) per sostituire Serghey Abramov che ha avuto, guarda caso, un incidente in macchina. Il prossimo ottobre il buon Ramzan compirà 30 anni e potrà finalmente coronare il successo della sua scalata diventando presidente. Ma non credo che aspetterà la fine del mandato di Alkhanov, a cui consigliamo caldamente di guidare con molta ma molta prudenza.

Ma vediamo gli aspetti positivi.... credo ieri sia stata una buona giornata  per i diritti umani (e con il sole dalle mie parti...):
link & link.




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7 dicembre 2005


La faccia della tortura

In Kabardino Balkaria la caccia al mussulmano continua. La tortura e le sue "facce" anche: link & link.










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6 dicembre 2005


Quel viaggio a Grozny

Quel viaggio a Grozny

Viaggio nella capitale cecena, detta «la terribile», dopo dieci anni di guerraLa citta vecchia è distrutta. Tra le macerie si sopravvive sorvegliati a vista dai militari in un anarchico proliferare di costruzioni. La citta nuova sorge ai margini dell'antico centro. Ma non è nient'altro che un immenso presidio militare al servizio di Mosca.

Il Manifesto del 2 dicembre 2005, pag. 18

di Astrid Dakli

Nonostante tutto, Grozny è ancora viva. E' un'affermazione difficile da fare, dopo aver girato per le sue strade e aver visto lo spaventoso panorama di distruzione e rovina che oggi sta al posto di quella che un tempo era la capitale petrolifera russa, una bella e imponente città di oltre 500mila abitanti, assolutamente multietnica e piena di risorse. Però è vero: la città è viva. Undici anni di guerra, guerriglia, occupazione militare e terrorismo, di esodi di massa, di criminalità scatenata oltre l'immaginabile l'hanno messa in ginocchio ma non l'hanno uccisa. Gli abitanti ci sono - certo sono meno di quelli che erano nel `91, e anche diversi, come di meno e diversi sono nel complesso gli abitanti della Cecenia - e si vedono: girano per le strade, fanno compere, si muovono in automobile in modo non poi molto diverso da quanto accade in altre città del Caucaso russo. Non sembrano nemmeno fare molto caso alla gran quantità di uomini armati che si vedono in giro, dagli incroci principali ai dintorni dei luoghi «sensibili», e che brandiscono i loro kalashnikov con aria da far west. In realtà ci fanno caso eccome, solo che cercano di non darlo a vedere.

Grozny è nata per mettere paura. Fu fondata a questo scopo dal generale Ermolov a metà Ottocento, al culmine di una campagna di assoggettamento delle popolazioni caucasiche (non solo i ceceni) fatta di raccolti distrutti e villaggi bruciati, con sterminii di massa che meritano davvero il nome di genocidio. Sul posto di alcuni villaggi rasi al suolo il generale fondò una fortezza denominata Groznaja, «la terribile», destinata a ricordare per sempre alle popolazioni indigene chi era a comandare, e con quali mezzi: una fortezza che però presto si sarebbe trasformata nella città più importante del Caucaso settentrionale, ricca e piena di industrie di importanza nazionale. Oggi Grozny è tornata a mettere paura ai ceceni: ma nello stesso tempo è diventata il loro simbolo. Ci si poteva aspettare che, dopo la quasi completa distruzione e lo svuotamento prodotto dalla guerra, la città venisse abbandonata per sempre dai suoi abitanti, proprio per la memoria tragica legata al suo nome: ma non è successo. I combattenti indipendentisti l'hanno difesa fino all'ultima pietra, e gli abitanti sono tornati, invece di rifugiarsi nei villaggi dei clan familiari. La gran maggioranza di loro, strano che possa sembrare, è ormai così profondamente «cittadina» da non riuscire nemmeno a concepire la vita in campagna o nei villaggi tra i monti, e da preferirvi un ambiente da day after, postnucleare. Tale è in effetti il panorama della città, almeno alla prima impressione. La zona più centrale, intorno alla piazza Minutka - dove per mesi e mesi si sono svolti i combattimenti più feroci - e a quello che era il palazzo presidenziale, è rasa al suolo sul modello Hiroshima: moltissimi isolati completamente appiattiti, qualche scheletro di cemento armato stranamente in piedi qua e là, in un panorama dove solo in lontananza si vedono edifici apparentemente interi, tanto che sembra di essere in estrema periferia o addirittura in campagna, visto che tra e sulle rovine è anche cresciuta molta vegetazione. Passiamo con gli autobus accanto a lunghe teorie di edifici annientati, piegati su se stessi, come schiantati da giganteschi colpi di maglio. Quella che era una grande fabbrica - la più importante produttrice di prefabbricati edilizi in cemento di tutto il Caucaso - è ora ridotta a un'immensa selva di pilastri con qualche brandello di tetto. In alcuni casi le macerie degli edifici completamente crollati sono state portate via, ma più spesso rimangono enormi mucchi di rovine incoerenti, con travi di cemento, solette, alberi schiantati nel crollo e nuovi alberi cresciuti sopra le macerie (in dieci anni, anche abbastanza grandi) pali della luce, cavi, ferraglia indistinta. In queste aree di gente ovviamente ce n'è poca; il traffico ci passa in mezzo con indifferenza.

Per certi versi fanno ancora più impressione a vedersi i caseggiati che si possono chiamare «misti»: spaventosamente segnati dalla guerra ma ancora in piedi e almeno in parte utilizzati, per abitazione o altro. Nello stesso stabile, accanto ad appartamenti sventrati dalle cannonate sparate ad alzo zero ce ne sono altri abitati, con la biancheria stesa; un'ala vuota e bruciacchiata, crivellata da centinaia di colpi di mitragliatrice pesante, un'altra intatta, coi bambini che giocano. Più in là un palazzo apparentemente intatto e normalmente in uso, ma con un gran buco rotondo su una parete al quinto piano e un altro sulla parete opposta, al quarto (un missile?). Solo osservando le distruzioni si potrebbero ricostruire le fasi della lunghissima battaglia di Grozny, dove sono passati i tank russi, dove hanno incontrato resistenza, dove è intervenuta l'aviazione. Come possa un luogo del genere essere ancora abitato da gente normale, famiglie, bambini, è difficile capire; ma è così. In molti palazzoni ad appartementi lungo il prospekt Kadyrov, la strada principale che attraversa la città per chilometri, sono stati restaurati e messi in uso soltanto i pianterreni, ora pieni di negozi; sopra di questi, dieci-dodici piani anneriti, sforacchiati, sventrati dopo esser stati presi a bersaglio da ogni tipo di arma.

E però Grozny non è tutta così. A parte una piccola quota di edifici rimasti più o meno sani e integri nonostante gli anni di guerra, non si può negare che ci siano anche molte costruzioni nuove, residenziali e no: qualche sforzo si sta facendo, anche per riparare alcuni edifici danneggiati non troppo gravemente. Sono sforzi compiuti da privati - da chi non ha evidentemente smesso di guadagnare con i commerci più o meno legali, sia qui sul territorio ceceno sia altrove (la diaspora cecena, già abbastanza numerosa prima della guerra e presente un po' in tutte le regioni della Russia, è ulteriormente cresciuta con le successive ondate di profughi e con l'esodo di massa della popolazione nell'autunno-inverno del '99; ora i profughi sono stati più o meno forzati a rientrare dai campi dove si trovavano, ma certo molti hanno trovato il modo di stabilirsi e lavorare altrove) - dappertutto si vedono piccoli cantieri, case unifamiliari in costruzione o in ricostruzione, negozi, officine. Quello che manca in modo pressoché totale è l'intervento pubblico, lo stato: niente scuole, niente ospedali, niente trasporti. La parola d'ordine è ognuno si arrangi come può - e non è difficile immaginare in quali condizioni versi per esempio la sanità, che già è un disastro totale a Mosca: chi si ammala in Cecenia deve solo sperare in Allah e nelle capacità mediche e finanziarie dei suoi parenti, se vuol sopravvivere.

L'unico luogo dove lo stato c'è, dove le cose funzionano come dovrebbero, è l'altra Grozny, costruita a imitazione e ricordo di quella delle origini e cresciuta negli ultimi anni a velocità impressionante alle porte della capitale, adagiata contro l'aeroporto: Khankala, la gigantesca base militare russa diventata ormai una città con decine di migliaia di abitanti permanenti più molte migliaia di abitanti provvisori e dotata di (quasi) tutto quel che serve a una città salvo le scuole, che sono ancora in fase di progetto ma saranno certamente realizzate quanto prima, visto il gran numero di militari che risiedono nella base con le famiglie, bambini inclusi; o che vi arrivano volontari (abbastanza ben pagati: uno spetsnaz semplice guadagna più di 500 euro al mese, che per la Russia è davvero un buon salario) magari con l'idea di formare una famiglia proprio lì - ci sono anche tante soldatesse e pare che i matrimoni siano all'ordine del giorno. All'ordine del giorno naturalmente c'è anche dell'altro, di cui però nessuno parla: da questa allegra cittadella escono ogni giorno anche i killer che girano per la città e i dintorni rapinando e uccidendo chi capita, a volte riportandovi dentro qualche «sospetto» che nessuno vedrà più. Qualche giorno fa il comandante, di fronte alle testimonianze schiaccianti, ha dovuto ammettere che un gruppo di soldati «ubriachi» aveva effettivamente rapinato e ucciso a sangue freddo tre uomini alla periferia della città, e che poco prima una casa era stata attaccata e distrutta «per errore». Ma il più delle volte non ci sono né scuse né ammissioni: succede e basta. Il territorio occupato è immenso, si parla di molte decine di chilometri quadrati, e diviso tra le varie forze armate che il governo federale mantiene operative in Cecenia: esercito, aviazione, forze speciali del ministero dell'interno (Mvd) e dei servizi segreti (Fsb), in un caos di sigle e comandi in cui solo di recente si è cercato di mettere un po' d'ordine con la creazione di un comando unificato. Ma per la maggior parte il territorio è vuoto, una specie di grande fascia di sicurezza - probabilmente minata - fra la recinzione esterna e il perimetro fortificato. Strano connubio di modernità e antichità: i nuovissimi edifici degli alloggi ufficiali, dotati di comfort che molte caserme occidentali si sognano, sono a dieci metri da trincee di terra e tronchi come quelle della prima guerra mondiale - peraltro controllate da pochissimi uomini o non controllate affatto.[*]

Il Cremlino ha sbagliato totalmente politica in questi anni, spendendo pochissimo e malissimo per la società civile cecena e sempre privilegiando la via militare - dove invece di soldi ne sono stati spesi tantissimi. Ora le autorità cecene filorusse affermano che finalmente, grazie al nuovo parlamento eletto domenica [**], sarà possibile costruire un bilancio repubblicano e negoziare seriamente con il governo federale un contributo per la ricostruzione: pochi ci credono, e tutti sono convinti che il parlamento servirà solo a legittimare l'arraffamento privato da parte di qualcuno - i clan che governano la repubblica - dei soldi, peraltro pochi, elargiti da Mosca. «Finalmente c'è uno stato legittimo», ci ha detto domenica il sindaco della capitale, Mosvar Temirbaev, «che può essere visto dai cittadini, a cominciare dai seggi elettorali e dalla polizia in divisa, che garantisce la sicurezza». Difficile che la tuta blu con la scritta DPS, la sigla della polizia stradale dislocata agli incroci, sia sufficiente a garantire a un pacifico abitante di Grozny che il tipo tracotante che gli sta davanti col mitra in mano è davvero diverso dal pirata con lo stesso mitra ma con barba e bandanna che sta poco più in là, o dal truce kontratnik, con due mitra, mimetica e passamontagna nero, che sta dall'altra parte. Staremo a vedere: di promesse gli abitanti di Grozny ne hanno sentite tante e nessuna è stata mai mantenuta, nemmeno in parte.

-----------------------------------------

[*] Khankala, assieme a Khernokozovo, è tristemente nota per essere una specie di campo di concentramento delle torture e delle sparizioni in pieno regime di attività da almeno cinque anni a questa parte: link & link & link. Nella foto: soldati nel campo di addestramento a Khankala con in sottofondo la gigantografia di Putin.

[**] E a proposito di elezioni, va ricordato che anche gli stessi aguzzini di Khankala hanno avuto il diritto di votare....




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5 dicembre 2005


Elezioni e centralismo

Vari corrispondenti russi presenti alle recenti elezioni parlamentari in Cecenia riferiscono del fatto che i seggi elettorali erano praticamente vuoti (si stima non più del 10%, mentre i dati ufficiali parlavano del 65% di affluenze): link. E' un po' tragicomico vedere la sorpresa dei giovani del movimento "Nashi" (la gioventù di Putin - presenti come "osservatori") e che hanno avuto il privilegio di ammirare le facciate del villaggio Potemkin per cui fanno il tifo. Sono rimasti scioccati dall'inesistente affluenza: "Non so che dire. Riferiremo alla nostra leadership", dichiara sconsolato uno di loro. Molto più preoccupante invece è che dopo queste elezioni, come se non ce ne fosse abbastanza, scoppia la violenza: link. Un'altro risultato del "processo politico di normalizzazione". Ma era ovvio, non poteva essere altrimenti.

Intanto la morsa centralizzante di Mosca continua: si parla di
"governance esterna" per l'Inguscezia, il Daghestan e la repubblica del Tyva (repubblica a nord della Mongolia e che le NU hanno quotato come il "posto della Russia peggiore in cui vivere"). Si vuole controllare la spesa dei fondi di queste già poverissime regioni, e che notoriamente sono in mano a burocrati corrotti. Misura apparentemente ragionevole. Ma probabilmente si finirà solo per sostituire una corruzione locale con una centrale, mentre è facile prevedere che così facendo si soffierà per l'ennesima volta sugli animi indipendentisti.

Posterò anche io la stessa cosa più tardi con qualche mio commento.... ma intanto segnalo sul blog Viaggio all'inferno la sintesi dell'incontro con Susanna Dudayeva, la rappresentante dell'associazione "Madri di Beslan", che venerdì scorso era a Bologna e che ho avuto l'onore di incontrare assieme ad un gruppo di altre persone: link.




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1 dicembre 2005


I risultati della commissione su Beslan

Si è conclusa l'indagine della commissione parlamentare del Nord-Ossezia sul massacro di Beslan, diretta da Stanislav Kesayev, e che è stata pesantemente osteggiata da Mosca per le compromettenti verità che si temeva potesse fare emergere (link & link), visto che anche alcuni parlamentari avevano dei figli nella scuola. La denuncia è abbastanza chiara: le forze d'intervento russe vengono accusate di negligenza e dilettantismo: link. Ma il rapporto letto da Kesayev in parlamento era molto meno critico di quello che ci si aspettava. Inoltre il suo resoconto orale era ancora meno critico rispetto alla sua versione scritta e che doveva rimanere riservata. Ma guarda caso il documento è "filtrato" fino ai tavoli della redazione del Kommersant e della Novaya Gazeta: link & link. Chiaro segno che il coraggio di dirla tutta non c'è, della serie: "vorrei dire ma non posso". Già il preambolo di Kesayev faceva intravedere che non avrebbero avuto il coraggio di dire tutta la verità: "Non arriveremo a conclusioni che danneggerebbero il paese, la repubblica e la gente", ha subito incominciato a precisare. Andandosene a passo stanco e capo chino la verità fondamentale non ha voluto (o potuto) raccontarla: e cioè quella che il 90% degli ostaggi nella scuola di Beslan furono premeditatamente massacrati dalle forze militari dei servizi segreti russi con l'uso di carri armati, lanciarazzi e lanciafiamme, e questo senza neppure che avessero tentato di salvarli: link & link & link E troppi misteri non ricevono risposta. L'associazione "Voce di Beslan", composto da delle madri di Beslan, naturalmente si dichiarano insoddisfatte (link) e chiedono aiuto agli USA e all'UE: link. Vogliono addirittura le foto da satellite della scuola nr.1 durante gli eventi. Il tentativo di nascondere la verità è dunque evidente anche con questa commissione parlamentare. Mosca ha trovato il modo per tenerli in scacco: pare che molti parlamentari sono coinvolti in casi di corruzione, e questo è come una pistola puntata alla tempia di cui il Cremlino naturalmente ha saputo fare buon uso. E così l'amalgama tra metodi autoritari, una violenza spropositata delle forze armate, la censura e la corruzione si ritrovano praticamente costretti, quasi contro il loro proprio stesso volere, a collaborare per forza per fare trionfare la menzogna e l'inefficienza di un regime. La verità sull'accaduto dunque rimane lontana anni luce... e la pace con se stessi anche.




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