CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
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CeceniaSOS [ Un blog sul conflitto in Cecenia. Un osservatorio sulla Russia, il Caucaso e i dintorni. ]
 


 

Prima del crollo dell'URSS

Il primo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Eltsin


Il secondo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Putin


Alcune cose da sapere

La situazione in pillole

I cinque miti sulla Cecenia:
IIIIIIIV - V

Referendum, elezioni ed amnistie in Cecenia

Al-Qaeda e il terrorismo ceceno: mito e realtà

Immagini dall'inferno ceceno

Sezioni d'informazione in italiano
   
Partito Radicale Transnazionale
   Forum radicale sulla Cecenia
   PeaceReporter
   Peacelink
   Warnews

Un genocidio nel cuore d'Europa

L'appello di Adriano Sofri

In ricordo di Antonio Russo

Tesi di Laurea/Master e rapporti di ONG sulla Cecenia (.pdf/.doc su richiesta):

"La dimensione internazionale del conflitto separatista tra Russia e Cecenia nel contesto
post-sovietico"


Analisi del ruolo del petrolio nel Dagestan post-sovietico

La guerra asimmetrica nel contesto dei nuovi conflitti.
Caso studio: Le guerre in Cecenia

"The current Russian nuclear policy"

"Cecenia: una guerra senza fine tra il neoautoritarismo post-sovietico in Russia e lo scontro geopolitico nel Caucaso"

"Organizzazioni non governative e tutela dei diritti umani: l'esempio di Memorial in Cecenia"


APM: "Genocidio strisciante in Cecenia"


Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!

(Il piano di pace dell'ex governo di Maskhadov, chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l'egida dell'ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est, e che possa finalmente condurla alla pace, all'ordine, alla democrazia, la libertà e infine all'indipendenza o almeno ad un'ampia autonomia. Per maggiori informazioni clicca qui.)

Popoli oppressi: unitevi!

  Italian Blogs for Darfur

Appello per l'Iran libero e democratico

    

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           Free Tibet


 

 

 

 

 

   
         Free Cuba





    Free East Turkistan




Human Rights in North Korea

          

   Unrepresented Nations
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30 aprile 2005


L'esportazione dell'esperienza cecena...

Putin offre ad Abu Abbas l'esperienza dei suoi uomini del FSB nell'istruire la polizia e i servizi segreti palestinesi perchè imparino a mantenere "l'ordine e la legge" con tanto di elicotteri ed equipaggiamenti vari per combattere il "terrorismo". Nessuno pare l'abbia percepita come una proposta strana. Che bello! Finalmente ora potranno esportare la politica dei rapimenti, delle torture e delle sparizioni anche fuori dalla Cecenia. La politica della nuova Gestapo messa in pratica proprio a due passi da Gerusalemme.




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30 aprile 2005


Sterilizzazione in Uzbekistan

In Uzbekistan le autorità impongano la sterilizzazione di massa forzata. Si obbliagno le donne all'isterectomia e ai metodi contraccettivi chirurgici. Meno bambini e meno nascite faranno bene all'economia, questo l'argomenta del governo uzbeko.

L'Uzbekistan ha una popolazione di 26.5 milioni di abitanti su un territorio molto più vasto dell'Italia (una densità di popolazione di poco superiore di un terzo dell'Italia), ma la maggior parte del territorio è arida, l'acqua scarseggia già ora, non hanno accesso al mare e la povertà è dilagante. Ragioni sufficienti per il governo che si preoccupa davanti ad un tasso di crescita demografica del 2 per cento. Evidentemente, dato che le campagne d'informazione ed educazione sono ancora tabù, è passato per vie più spicce e i medici ricevono istruzioni scritte per diminuire il tasso di crescita e sono obbligati loro stessi ad interventi forzati: se nei loro ospedali nascono troppi bambini vengono licenziati.

Ma si sa, l'Uzbekistan è un valido alleato nella lotta al "terrorismo"...




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29 aprile 2005


Gli hacker di piazzale Lubyanka

Il Caucasus Times, un sito a cui spesso facciamo riferimento anche su questo blog in particolare per le cosiddette "pogrom news", è stato attaccato e "perforato" da hacker che hanno cercato di eliminarne i contenuti alquanto scomodi per Mosca sui loro resoconti dalla Cecenia. Poco male, hanno ricaricato tutto l'archivio e ora sono tornati online. Ma considerando le richieste del FSB a cui accennavamo ieri non è difficile capire chi stia dietro a questi tentativi di eliminazione informatica dei siti che documentano la violazione dei diritti umani in Cecenia.

Non è in realtà una novità. Gli hacker di piazzale Lubjanka (piazza a Mosca dove ha sede il quartiere generale dei servizi segreti russi - oggi piazzale Dershinsky) hanno già più volte messo ko vari siti, server e mailing list (p.es. si veda
il resoconto sconsolato di un gestore di una lista che si è visto perdere tutti i contenuti sotto gli occhi). Ma questo tipo di attacchi cyberinformatici da parte del Cremlino si stanno intensificando sempre più. In un certo senso è un buon segno perchè significa che si sono accorti che l'informazione su internet sta avendo un certo effetto. D'altra parte mette sempre meglio in evidenza la natura del regime in questione.




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28 aprile 2005


Bashkortostan

Intanto, evidentemente con ben pochi che lo notino, nel Bashkortostan, la gente continua ad andare in piazza: troppa corruzione, povertà e brutalità della polizia. Colpa del delfino di Putin che si deve dimettere, così dicono. Non siamo in una repubblica satellite, ma nel pieno della Russia.




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28 aprile 2005


Democrazia e cultura

I servizi segreti russi chiedono al parlamento formalmente, tramite il loro portavoce Dimitri Frolov, che si passi alla seconda fase della censura di stato. Il prossimo obbiettivo è internet. Secondo Frolov infatti su internet si trovano siti in cui si descrive come costruire esplosivi. E va bene... fino a qui ci si può anche associare o meno alle perplessità di Frolov. Ma presto si scopre la vera ragione che preoccupa il FSB. Internet può essere usato "per mobilitare le forze politiche contro le autorità del loro stato",  e si citano esplicitamente il caso dell'Ucraina, Georgia ed ex Yugoslavia. Perchè "internet è uno strumento serio con cui si forma la pubblica oppinione".

In fondo è poco male dato che solo una minoranza dei russi ha internet, circa il 10 % e probabilmente ancora meno lo usano per informarsi. Ma bastano già queste semplici frasi per capire qual'è tutto il problema della Russia (satelliti annessi e connesi compresi): si vive ancora in una cultura che non riesce a capire che non c'è nulla di male se la "formazione" dell'oppinione pubblica passa anche per forze indipendenti dal governo e pensa che "mobilitare le forze politiche contro le autorità" può essere solo sinonimo di caos. Una cultura che si tradisce nelle parole, un pò come quel tal docente dell'università di Trento che ho sentito oggi in una intervista che ritiene naturale parlare della "indipendentissima magistratura russa", pensando probabilmente di trovarsi di fronte ad un regime trasparente e democratico, ma poi confessa che trova inspiegabile come mai lo stesso venda missili alla Siria, ecc. Ma Yuri Afanasiev, un collega russo, docente di storia,
la vede altrimenti: "Stiamo ritornando indietro ai tempi della dittatura di Stalin", dice sconsolato.




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27 aprile 2005


Dalle stalle alle stelle (...o viceversa?)

Abbastanza contraddittoria la situazione. Se da una parte in Cecenia e nella FR in generale le condizioni sono quelle che sono pochi sanno che la Russia è il maggiore lanciatore di satelliti artificiali del mondo (40 per cento in più degli USA) e che l'ESA, l'agenzia spaziale Europea, ha stipulato contratti per usarne i lanciatori nella propria base della Guyana Francese per dare una mano ai razzi Ariane che sono troppo costosi per carichi di grandezza piccola e media. Mentre gli Shuttle americani sono ormai vetusti e inaffidabili, le Soyuz resistono al tempo e ci mandano nello spazio anche astronauti italiani (foto: Roberto Vittori in orbita qualche giorno fa). Anche questa, la tecnologia spaziale all'avanguardia, una delle poche cose della Russia di oggi che funzionano bene e che potrebbe farla veramente "grande", sarà messa a rischio non solo dalla mancanza di fondi, che si sa, è attualmente inevitabile, ma anche da una politica verso una intellighentsja (docenti, scienziati, ecc.) che dopo il crollo dell'Unione Sovietica è stata abbandonata a se stessa. Ma nella loro incapacità di comprendere il proprio paese e le sue potenzialità culturali e tecnologiche questo è un pensiero che gente come Putin non sfiora: loro sono occupati nel ricostruire una "Grande Russia" di tutt'altro genere.




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27 aprile 2005


Putin scopre la democrazia...

E' chiaro che non crede ad una parola di quel che dice e che sta solo ripetendo la lezione che gli ha appena impartito la Rice su democrazia e libertà di stampa (chissà che cosa gli ha detto per convincerlo ad arrivare a parlare perfino nel discorso alla nazione di cose di cui non sa nulla e che detesta per impostazione culturale: minacce di ritorsione?) Spero che la Rice si renda conto che questa messa in scena è una offesa alla sua intelligenza. Sarei veramente sorpreso se andasse oltre alle parole: non solo perchè non credo che Putin ne abbia la minima intenzione, ma sopra tutto perchè non può, se vuole sopravvivere politicamente. Credo che la Khakamada riassuma bene la ragione delle sue parole. E poi la conferma viene già dal suo stesso discorso. Basta vedere infatti come si ricomincia di nuovo con la solita vecchia farsa: le elezioni in Cecenia. Ma per pietà....


Su "La Stampa", di ieri, pag. 10:

UN SORPRENDENTE DISCORSO SULLO STATO DELLA NAZIONE AL CREMLINO

Putin dà la linea alla nuova Russia: «Più democrazia, meno corruzione»

«Non c’è sviluppo politico, economico e sociale senza la difesa dei diritti umani»


La leader liberale Irina Khakamada: «Sono solo parole per rassicurare l’Occidente. Non corrispondono a nessuna realtà»

Francesca Sforza corrispondente da MOSCA

Democratica, libera dalla corruzione e dalle disuguaglianze sociali, aperta agli investimenti stranieri e capace di un'informazione trasparente: questa è la Russia che Vladimir Putin immagina possa risorgere dalle ceneri del comunismo. «Il crollo dell'Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo e un autentico dramma per il popolo russo», ha dichiarato ieri durante il suo discorso sullo stato della nazione nella Sala dei Marmi del Cremlino, davanti ai due rami del Parlamento riuniti in sessione congiunta. «Adesso la Russia deve sviluppare un sistema libero e democratico, e il nostro posto nel mondo dipenderà solo da quanto saremo forti e capaci di realizzarlo». Non esiste soltanto il modello occidentale: dovranno essere gli stessi russi a decidere «ritmo, termini e condizioni» con cui andare incontro ai processi democratici. Ma secondo Putin «Non ci può essere un autentico sviluppo economico, politico e sociale del paese senza libertà e difesa dei diritti umani». Tra le ragioni che intralciano il cammino della Russia verso la democrazia, il presidente russo ha indicato in primo luogo la corruzione dei funzionari, definiti «una casta chiusa che ha scambiato il servizio pubblico per una fonte di reddito personale». La platea ha applaudito unanime, ma alle telecamere non è sfuggito lo scambio di fugaci espressioni di sconcerto tra alcuni parlamentari. «Abbiamo liberato i maggiori mezzi d'informazione dalla censura degli oligarchi - ha aggiunto Putin - ma non abbiamo fatto abbastanza per proteggerli dalle insane pretese di alcuni alti funzionari. Mi spiace, ma i nostri piani non prevedono di cedere il potere a burocrati corrotti». Al termine della requisitoria, Putin ha annunciato che ci saranno aumenti di stipendio per gli insegnanti, i medici e i soldati. Più democrazia significa anche media più liberi - come aveva suggerito qualche giorno fa il segretario di Stato americano Condoleezza Rice in visita a Mosca - e Putin ha promesso che l'istituzione di un comitato che risponda direttamente alla Duma aiuterà a correggere le attuali disfunzioni e a fare in modo che tutte le fazioni politiche possano accedere in ugual misura ai mezzi di informazione. «Sono certo che questi provvedimenti aiuteranno la qualità del servizio informativo e faranno sentire cittadini del mondo moderno anche quelli che vivono nelle regioni più lontane della Russia». «Putin è fatto così - ha commentato al termine del discorso la leader dell'opposizione liberale Irina Khakamada - Da un lato accusa i burocrati, e dall'altro propone soluzioni burocratiche per risolvere i problemi del paese». Alcolismo, disoccupazione, calo demografico: le malattie della Russia contemporanea rischiano di superare i vantaggi economici che vengono in questo momento al paese da un elevato prezzo del petrolio e dal gran numero di risorse energetiche. «Ogni anno muoiono 40 mila persone per bevande alcoliche adulterate e 35 mila per incidenti stradali - ha ricordato ieri Putin - Sono contrario all'applicazione di strategie proibizioniste, ma bisogna lavorare di più per prevenire il consumo di alcol tra i giovani e promuovere attività sportive». Un aiuto il presidente se lo aspetta anche dalla Chiesa Ortodossa - il patriarca Alessio II ha ascoltato il discorso seduto in prima fila - che per secoli è riuscita a limitare il consumo di alcol tra i russi grazie a precetti religiosi estremamente restrittivi. Per la Cecenia Vladimir Putin promette libere elezioni entro l'anno in corso «al fine di garantire stabilità e sicurezza», ma alcuni osservatori della Commissione Europea di ritorno da una missione nella regione sostengono che a Grozny la situazione è del tutto fuori controllo e che l'unica cosa certa, al momento, è l'assoluta instabilità della zona. Del resto lo stesso Putin riconosce che «La minaccia del terrorismo resta molto alta» e che il Sud Caucaso avrebbe bisogno di «infrastrutture e posti di lavoro», anche se non è chiaro né il come né il quando. E' fondamentale, in questa fase, che la Russia si apra agli investitori stranieri - ha detto infine Putin in un momento centrale del discorso, il secondo da quando è stato eletto nel 2004 - e che questi non vengano «terrorizzati dalle istituzioni». Tre le proposte per avviare un corso più dinamico c'è l'abolizione della tassa di successione, un'amnistia finanziaria che consenta il rientro dei capitali pagando al fisco una tassa del 13 per cento e una nuova legge in difesa dei patrimoni, compresi quelli accumulati grazie alle privatizzazioni degli Anni Novanta. Mikhail Gorbaciov ha apprezzato le parole di Putin, anche se ha sollevato qualche dubbio sull'effettiva percorribilità delle sue proposte. Più aspro il commento dell'opposizione liberale: «Un discorso diretto a rassicurare l'Occidente e gli investitori stranieri - ha detto la Khakamada - ma che non corrisponde a quanto Putin fa nella realtà». Se l'Occidente e gli investitori stranieri si sentiranno effettivamente più rassicurati lo sapremo domani, quando sarà pronunciata la sentenza nei confronti dell'ex capo della compagnia petrolifera Yukos, Mikhail Khodorkovski.[*] Una sentenza decisiva per capire la direzione della politica e dell'economia russe, più importante di mille discorsi.

[*] La sentenza è stata rinviata al 16 maggio.




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26 aprile 2005


Lex dura sed lex

Mi sono messo in testa di autocosturimi il pc nuovo. Sto lottando con memorie che non si accendono,  hd che non vengono visti dal OS, crash di sistema, disk boot failure, file corrotti, programmi che insistono a volere scrivere file da 400 Mb su floppy, errori mistici e l'hardware che fa i capricci..... arghhh.... ma chi me lo ha fatto fare!?! Comunque è una esperienza interessante perchè si imparano un sacco di cose nuove.

Pertanto questo blog è un pochino latitante, così come le mie risposte via email. Spero di potere riprendere tra un paio di giorni. Abbiate pazienza!




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23 aprile 2005


Un 25 aprile per la Cecenia

Diventano inutili quelle commemorazioni del passato che continuano a ripetere in modo ossessivo che non bisogna dimenticare che poi puntualmente non ne vogliono vedere il riflesso nel presente.
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Radicali Piemonte: “un 25 aprile anche per la Cecenia"

I Radicali saranno presenti alla manifestazione per il 25 aprile a Torino

Torino, 21 aprile 2005

• Dichiarazione di Carmelo Palma (consigliere regionale radicale uscente), e Igor Boni (segretario dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta)

"Anche quest’anno, come è già avvenuto in passato, parteciperemo alla manifestazione per il 25 aprile, non solo per ricordare la liberazione italiana, ma soprattutto per denunciare che la speranza per una liberazione della Cecenia e dei ceceni ha di fatto cessato di rappresentare, non diciamo un obiettivo, ma almeno un “problema” nell’agenda della politica internazionale.

Questa strage di diritto e di vite che si va compiendo ai confini dell’Europa e a vergogna dell’Europa vede come soli protagonisti e antagonisti i professionisti della sopraffazione e della violenza terrorista, siano essi di osservanza “islamica” o “moscovita”.

Non vi è di fatto nessuno, nelle cancellerie e negli establishment della comunità internazionale, che stia lavorando alla costruzione di una soluzione “politica”, come quella a lungo coltivata dal presidente Maskhadov, non casualmente eliminato dai Russi. Ed è evidente che una soluzione pacifica e più ancora un «Piano di pace» come quello proposto da Maskhadov, tornerà credibile per i ceceni, dopo la morte di Maskhadov, solo quando a sostenerlo, a promuoverlo e a difenderlo sarà una parte significativa di quel “mondo libero” che, voltando le spalle alla Cecenia, volta le spalle alle tragedie e ai fantasmi della propria storia (il genocidio, la violenza “scientifica”, la guerra e l’aggressione come strumento di governo…) che nelle macerie di quello sventurato paese si rispecchiano in modo così preciso, somigliante e insopportabile.”

Sul sito
www.radicalparty.org è disponibile il testo del “Piano di Pace” per la Cecenia e si può sottoscrivere l’appello internazionale in suo sostegno.




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21 aprile 2005


La scoperta del CoE..

Non c'è niente di più ipocrita di certi personaggi che fanno carriera come commissari per i diritti umani. Alvaro Gil-Robles, il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa è un buon esempio di questo genere (con un pò di commenti al vetriolo, chi volesse conoscere lo stile di costui: link). Robles per anni non ha fatto altro che minimizzare quello che succede nella Federazione Russa e specialmente in Cecenia, ma ora (forse perchè sente di avere le spalle coperte dalla Condi e dal George), improvvisamente assume toni diversi. Scrive un lungo rapporto sulla situazione dei diritti umani nella Federazione Russa (versione integrale in formato .doc: link), e si accorge che c'è qualche problema con la libertà di stampa, con la xenofobia, con l'indipendenza del sistema giudiziario, in Cecenia, ecc. Alla fine ha deciso di "vuotare il sacco".... ma, non appena avrà a che fare con le ire dei suoi colleghi russi al CoE, non si rimangerà tutto? Magari con un "mea culpa" dicendo che ammette di avere usato "toni un pò inopportuni"...?

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Da
La Gazzetta del Meggiogiorno

Consiglio d'Europa: la Russia viola i diritti umani

In un rapporto di 120 pagine, vengono segnalate e condannate violazioni definite «inammissibili». Uno dei capitoli chiave riguarda il problema dei desaparecidos in Cecenia

STRASBURGO - Dopo i forti richiami degli ultimi giorni da parte degli Stati Uniti, anche il Consiglio d’Europa condanna, con altrettanto fermezza, la situazione dei diritti umani nella Russia di Vladimir Putin. L’organismo ha oggi presentato un lungo e durissimo rapporto nel quale "fotografa" una situazione con numerose violazioni che il commissario per i diritti umani del Consiglio, lo spagnolo Alvaro Gil-Robles, non ha esitato a definire «inammissibili».

Anche se il documento sottolinea «i cambiamenti compiuti dalla Federazione russa negli ultimi 15 anni» e segnala di «pagare tributo agli sforzi fatti», nel mirino degli esperti di Strasburgo sono però finiti numerosi problemi e carenze evidenziate dal Paese in questo delicato fronte. Il rapporto - di 120 pagine - rappresenta il frutto di una centinaia di interviste portate a termine in lungo e in largo nel Paese nel periodo luglio-dicembre dell’anno scorso. Uno dei capitoli chiave del rapporto riguarda il problema dei "desaparecidos" in Cecenia, ha sottolineato alla stampa Gil-Robles, ricordando come «la grande maggioranza» delle inchieste riguardanti 2.400 persone scomparse sono state sospese. Gli esperti ricordano tra l’altro tematiche quali la xenofobia, l’antisemitismo, i rischi per la libertà di stampa, le condizioni nelle quali vivono i detenuti nelle carceri e i commissariati della polizia.

RAZZISMO. Gran parte delle ’conclusioni e raccomandazionì del rapporto sono dedicate al capitolo sulla ’protezione delle minoranze e la lotta contro la xenofobia», dove si segnala fra l’altro la necessità di moltiplicare gli sforzi «contro la xenofobia, l’antisemitismo e altre forme di razzismo, oltre a «provvedere alla soluzione politica e legale degli stranieri che vivono in Russia da anni e che sono integrati nella società locale». Il rapporto ricorda d’altra parte «gli attacchi alle sinagoghe» e altri episodi simili che stanno diventando ogni giorno «più frequenti in diverse regioni della Federazione russa», rilevando inoltre l’aumento registrato nei casi di profanazione dei cimiteri musulmani nelle regioni del Caucaso.

LIBERTA’ STAMPA. Il documento non dimentica di evidenziare le «tentazioni» che serpeggiano a Mosca per «monopolizzare l’informazione», e ricorda inoltre le «paure» espresse da giornali e altri media durante le interviste compiute nel Paese. «Nell’ambito della lotta al terrorismo, ci sono alcune leggi e normative che rappresentano una restrizione della libertà di informazioni, e vanno contro le garanzie necessarie che sono vitali per il lavoro dei giornalisti in un sistema democratico», afferma per esempio il rapporto.

TUBERCOLOSI E AIDS. Il rapporto dedica, infine, ampio spazio alle critiche condizioni di vita dei carcerati in molte delle prigioni russe. Anche in questo capitolo, si ricordano i passi in avanti fatti per adottare una legislazione simile a quelle dei paesi occidentali. Tuttavia, le carenze segnalate sono numerose. Il documento segnala per esempio che «le condizioni materiali in cui vivono i detenuti in molte carceri sono molto povere, e costituiscono un fertile terreno per la violazione dei diritti umani». E d’altra parte - conclude il rapporto - c’è l’impellente necessità di «modernizzare le prigioni e dotarle con quanto necessario per combattere le malattie, in particolare tubercolosi e Aids».

20/4/2005
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20 aprile 2005


Uzbekistan, sempre Uzbekistan...

Potrei parlare del viaggio della Rice a Mosca che va a predicare a Putin che deve essere un democratico ed accettare la libertà di stampa, ecc. ,ecc. Credo sia una perdita di tempo. Prima o poi dovranno accettare l'idea che questi regimi non possono essere convertiti, devono essere affrontati. Non ci sono scorciatoie.

Aspettando che anche questa illusione svanisca, prefersico puntare l'attenzione su altro. P.es. come
in Uzbekistan la tortura si sta trasformando da eccezione a pratica di sistema e di routine. Si introducono anche articoli di legge che praticamente la legalizzano e per cui viene usata come metodo per produrre delle "evidenze" che poi vengono usate anche dalla CIA e dall'MI6. In questa atmosfera si continua a combattere contro il "fondamentalismo islamico", cioè si continua a perseguire la libertà di religione in un paese in cui il 90% della popolazione è mussulmana. Forse è da queste cose di cui nessuno parla (ma forse saremo costretti a farlo in un futuro prossimo) che si capisce di più in che direzione si sta anadando piuttosto che seguire i summit ed i proclami delle alte sfere...




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18 aprile 2005


A quando la nuova utopia sociale russa?

Viktor Erofeyev, sull'International Herald Tribune, scrive che Putin non è ancora uno Stalin perchè a differenza di quest'ultimo lui non ha "una ideologia di stato ed una utopia sociale". Le circostanze sociali sono più importanti. Ragione per cui sarebbe troppo facile etichettarlo come despota e lui è ottimista dicendosi convinto che la Russia è destinata a "risvegliarsi". Ne è convinto in quanto "patriota" (parola che ritorna ad essere sempre più diffusa nel linguaggio sociale russo con connotati sempre più inquietanti e che rievocano ben altri "risvegli")

Non c'è dubbio che si noti un "risveglio". Ma tutto sta nel sapere discriminare chi o che cosa si sta risvegliando. Basterebbe ricordare che solo nel 2004 ci sono stati una quarantina di omicidi e centinaia di attacchi da parte di movimenti che si richiamano ad ideologie neo-nazifasciste e che, solo per fare un esempio,
la nazione in cui il fenomeno degli naziskin è il più diffuso al mondo (ed è in continua crescita) è prorpio in Russia. Aggiungendo il fatto che dopo Putin (la cui popolarità è drasticamente in calo) il personaggio più amato è Zhirinovsky (gradualmente in ascesa), ovvero colui che è più vicino ideologicamente ai movimenti suddetti, Erofeyev pare non essersi reso conto che potrebbero esserci ben altre "circostanze sociali" e più forti di quelle che vede. Queste, una volta maturate, la storia ha ben dimostrato che fanno molto presto a costruirsi una ideologia di stato ad hoc in brevissimo tempo. Magari solo col cambio di guardia al Cremlino. In Russia addirittura quelle forze che potrebbero incarnare sia il nuovo Stalin, che l'ideologia di stato e l'utopia sociale, sono già pronte all'uso da un pezzo. Aspettano solo il momento giusto e poi non esiteranno a fare quel che è nella loro natura fare. Da sempre. E lo faranno grazie all'aiuto dell'occidente che, tra una commemorazione del nazifascismo e l'altra dove continua a dire che "non bisogna dimenticare", sosterrà invece questa de-evoluzione perchè ci cascherà di nuovo. Il tranello che quelle forze gli tenderanno sarà il solito e si lascia riassumere nel leitmotiv: "Stiamo dalla parte dello status quo (oggi Putin) altrimenti al posto suo verrà qualcosa di peggio".




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16 aprile 2005


Dopo Maskhadov: nessuna "normalizzazione"















Dopo la morte di Maskhadov la situazione non solo non è migliorata ma il Caucaso è sempre più un coacervo di attacchi, esplosioni, attentati e scontri. In Cecenia non passa giorno senza che la guerriglia non sferri qualche attacco. Solo ieri si parla di una decina di morti tra soldati russi e guerriglieri in una battaglia durata sette ore in uno stabile a nove piani (se la ricostruzione di Grozny procede si può anche vedere dalle condizioni dei palazzi attorno) dove si era asserragliato un gruppo di guerriglieri. Dopo la loro eliminazione (a terra il corpo di qualcuno che mi pare avere i lineamenti femminili...(?)) sono stati confiscati lancia missili terra aria del tipo Strela e che la guerriglia aveva già usato in altre occasioni per abbattere elicotteri.

In Daghestan si affaccia lo spettro degli scontri inter-religiosi: rissa tra 300 fedeli di una moschea tra i cosiddeti "wahabiti" e non. 24 feriti. Sempre in Daghestan, nella capitale Makhachkala, si fanno esplodere distretti di polizia e dei tribunali. 2 feriti. Anche in Inguscezia c'è stata una battaglia in un'altro stabile per stanare un gruppo di guerriglieri, mentre monta lo scontento popolare che chiede le dimissioni di Zyazikov. Il grande assente è Basayev, che si tiene in disparte. Di solito succede quando sta per preparare qualcosa di grosso.
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16 aprile 2005


Cinque anni a Trepashkin

Cinque anni di galera a Mikhail Trepashkin. Ufficialmente l'accusa è il porto d'armi illegale e la diffusione di segreti di stato. "Le accuse sono basate su documenti falsificati", si lamenta il suo avvocato e annuncia che si appellerà alla corte per i diritti umani europea. Ma credo che le sue "colpe" sono ben altre: 1) l'avere osato mettere in dubbio la versione ufficiale dei fatti al riguardo delle esplosioni dei palazzi del 1999 e che proiettarono Putin alla presidenza. 2) l'avere osato di mettere in dubbio la versione ufficiale dei fatti riguardo a quanto successo nel teatro di Mosca (probabilmente i morti per i gas usati dalle squadre speciali furono 200 e non 130). 3) L'avere rifiutato di partecipare all'assassinio di Berezovsky. Insomma era diventato un personaggio ingombrante per il Cremlino. Non ubbidiva. Come Khodorkovsy. Stesso fastidio, stessa fine.




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15 aprile 2005


Pogrom News del 15-4-2005

Le pogrom news purtroppo non mancano mai. Basta dare una occhiata alle comunicazioni della Società per l'Amicizia Russo-Cecena (SRCF) per rendersene conto (e la versione russa è ancora più prolissa). Non si fa altro che registrare, proprio come in un bollettino di guerra, i rapimenti dei civili, le loro "sparizioni", le uccisioni, il ritrovamento di cadaveri (spesso degli "spariti"), delle operazioni di "pulizia", ecc., ecc. Anche la Caucasian Knot provvede a bollettini simili. Viene anche aggiornato il conteggio di Memorial: negli ultimi cinque anni si sono registrati 3101 morti civili, ci sono stati 1,543 rapimenti, di cui 482 sono stati liberati o per cui si è pagato il riscatto, 159 furono ritrovati morti, ma ben 892 non sono mai più stati ritrovati. Bisogna inoltre considerare che Memorial riesce ad osservare solo un terzo del territorio. I numeri dunque vanno forse perfino triplicati. Recentemente Humanr Rights Watch aveva confermato che la maggiornaza di questi crimini sono commessi dalle forze federali russe o filo-russe di Kadyrov. Ma di questo non si parla, specialmente in Russia dove i media nazionali non sono liberi e sono sottoposti alla censura governativa (e solo una piccola minoranza dei russi ha accesso ad internet). Fino alla prossima volta che si rifarà vivo Basayev dove la gente poi si chiederà: "Ma perché? Che cosa gli abbiamo fatto?"

E questo fa naturalmente molto comodo al Cremlino e si capisce bene perchè una ONG come
la SRCF è stata minacciata di chiusura ed i loro collaboratori spesso fanno parte delle vittime di cui parlano e vengono perseguiti con metodi più o meno umilianti.




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14 aprile 2005


Segnalazioni

Dopo i movimenti Otpor (Serbia), Pora (Ucraina), Kmara (Georgia), Kelkel (Kirghizistan) ora anche Yox ("No") in Azerbaijan: link & link. La prossima rivoluzione arancione?

Sempre attivissimo Enrico Piovesana: qualche nota interessante su Andrei Mironov, uno dei fondatori della ONG russa "Memorial" e Valentina Melnikova, la presidente dell'Associazione delle Madri dei Soldati Russi:
link




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13 aprile 2005


L'Europa investe nel suo futuro



Vorrei riuscire a scrivere anche di altro oltre che del cinismo europeo. Ma pare che si tratti di un pozzo senza fondo. I nostri gloriosi burocrati adesso forse qualche rimorso ce l'hanno. Ora sono del tutto dediti a dimostrare come si danno un gran da fare per risolvere i problemi del Caucaso.
L'UE ha stanziato 22 milioni di € per le vittime in Cecenia. Aiuteranno disabili, senza tetto, provvederanno alle medicine, ecc. Una commissione è già al lavoro sul posto. Che anime pie ... eh!?! C'è solo da chiedersi in mano a chi verranno dati quei soldi? Perchè in Cecenia a capo della gestione dei fondi per l'aiuto alla ricostruzione e ai rifugiati c'è.... sorpresa, sorpresa... Ramzan Kadyrov! Anche l'aguzzino delll'Ingusceza, il presidente Murat Zyazikov incontra una delegazione dell'UE per discutere dei rifugiati. Ma si vorrebbe fare di più: "esportare la democrazia" nel Caucaso! E sarebbe ora, solo che prima di tutto c'è da chiedersi perchè solo il Caucaso e non anche la Russia? E poi anche questi saranno soldi (nostri) buttati al vento se da una parte si finanziano ONG per i diritti umani ma se poi a casa propria si stendono i tappeti rossi ai criminali che sono i diretti responsabili di quelle stesse violazione dei diritti umani. E' un pò come volere rompere le uova senza tirare il collo alla gallina. Oltre a questo bisognerebbe ricordare che negli ultimi sei anni hanno già speso quasi 150 milioni di €. Con quali risultati? Chi supervisiona e controlla? Insomma, milioni di euro per qualcosa di assolutamente farsesco e per fare finta di mettersi la coscienza a posto. Ma se andiamo avanti così è più probabile che sarà piuttosto la Russia e il Caucaso ad esportare la loro "democrazia" in Europa. Proprio un bell'investimento per il futuro dell'Europa.

Ultim'ora: come non detto. Zakayev non potrà andare a Berlino. Non ha il visto Schengen, perbacco. Non era difficile immaginare che anche la Germania si sarebbe comportata allo stesso modo del Belgio.




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13 aprile 2005


Segnalazioni

"Arriva in Europa la "resistenza" nonviolenta russa" di Imprescindibile.

Settima, ottava e nona puntata di Enrico Piovesana. Sempre molto belli e interessanti i suoi articoli.




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12 aprile 2005


Dalla Germania con amore...

Come era prevedibile, alla fiera di Hannover Schroeder e Putin si mostrano grandi amici (nella foto Putin alla guida di una mietitrice meccanica accompagna il suo amico Gerhard che saluta i giornalisti sorridenti che evidentemente trovano la cosa molto divertente...) e firmano impegni di collaborazione per miliardi di euro (tra la Gazprom e la Basf, la Siemens andrà a costruire linee ferroviarie, ecc.). Chissà se Schroeder ci pensa mai se sia veramente così conveniente come sembra che la Germania allarghi a macchia d'olio la propria dipendenza economica ed energetica da un paese che domani, forse anche in tempi brevi, potrebbe rivoltarsi contro l'occidente.... vabeh... affari (in tutti i sensi della parola) suoi. Ma la piccola e lodevole azione della GfbV ha avuto almeno l'effetto di impedire che Schroeder riuscisse a presentare Ramzan Kadyrov come un legittimo rappresentante della popolazione cecena. Ci sarebbe sicuramente riuscito visto che ben pochi sanno chi sia questo gentiluomo. Dunque Kadyrov è rimasto a casa (Alkhanov c'era, ma non si è molto esposto a quanto pare). Un'altro effetto è stato quello di far muovere l'opposizione che ha criticato Schroeder per le ragioni note, ed è interessante che hanno ritirato fuori la questione della Yukos che ho menzionato ieri. In realtà però probabilmente è solo ipocrisia: basta ricordare come Joshka Fisher, quando era all'opposizione, criticò il governo Kohl per il suo silenzio sulla guerra in Cecenia (ci sono dei video che lo mostrano tutto "indignato" per questo) - oggi che lui è il ministro degli esteri nel governo Schroeder, è diventato uno dei massimi rappresentanti di questa stessa Realpolitik. Ma tantè.... Intanto la manifestazione che la GfvB voleva organizzare per ieri non ha ricevuto ovviamente il nulla osta delle autorità tedesche. Schroeder e Putin hanno invece potuto deporre dei fiori ad un monumento commemorativo che ricorda i caduti del nazismo, mentre il fare lo stesso per i 200.000 morti della guerra in Cecenia è stato evidentemente considerato "inopportuno" (non credo affatto che si tratti di una piccola sbavatura democratica, è un trend generalizzato che si vede riapparire ripetutamente: più ci si allea con qualcuno, magari con la scusa di volerlo cambiare, e più lui cambia te e ti fa diventare simile a lui). Altri però pare se ne siano infischiati dei permessi e alla fine una trentina di rappresentanti di organizzazioni di rifugiati sono riusciti a riunirsi (aldilà di questo hanno come al solito brillato per la loro assenza i cosiddetti "pacifisti" - se alla prossima fiera di Hannover verrà Bush saranno sempre solo in trenta? Ma lasciamo stare...) Interessante comunque la dichiarazione di uno dei rappresentanti. Dichiarazione rilevante per il post di ieri: "La Germania e la Svizzera sono gli unici paesi europei che attualmente rimandano i rifugiati in Cecenia".

Alla fine dunque i fatti si collegano: le "perle" si ritrovano allineate tutte molto bene sul filo di questa meravigliosa collana della realpolitk europea.

Ultim'ora: con una mossa a sorpresa la
Società Tedesco-Caucasica ha invitato per domani Akhmed Zakayev a Berlino! Le autorità tedesche lasceranno correre, oppure gli rifiuteranno il visto d'entrata come ha fatto il Belgio? Staremo a vedere...<




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11 aprile 2005


L'Europa dietro alla morte di Maskhadov?

Abbastanza da fantapolitica la versione sulla morte di Maskhadov della Caucasian Knot News. Ma si tratta di un sito d'informazione che di solito è molto serio e attendibile e visto anche il cinismo e la consapevole compartecipazione europea nel mettere in atto i crimini contro l'umanità in Cecenia forse la cosa non è del tutto incredibile.

Stando ad un
breve comunicato di Taisa Isayeva esiste una video cassetta (in mano a delle ONG) che mostra Maskhadov una settimana prima della sua morte che parla in ceceno e che afferma come, dopo il cessate il fuoco dichiarato unilateralmente, sia riuscito a raggiungere un accordo con le autorità russe per aprire delle trattative. Oggi, col senno del poi, si comprende che in realtà l'apparente apertura di Mosca fu solo uno stratagemma per fare venire Maskhadov allo scoperto e ucciderlo. Secondo la Isayeva dunque la coincidenza dell'armistizo con l'uccisione di Maskhadov era solo apparente e le due cose sono collegate. L'eliminazione di Maskhadov fu possibile anzi proprio per questo perchè gli venne tesa una trappola. Ma nell'intervista Maskhadov aggiunge un particolare importante: il ministero degli esteri tedesco e svizzero, assieme all'Osce, si proposero come mediatori tra le parti. Rimane da sapere a questo punto se costoro erano in buona fede oppure se erano al corrente che stavano aiutando Mosca nel mettere in scena qualcosa che aveva il solo scopo di stanare Maskhadov dal suo nascondiglio per eliminarlo.

Come noto il governo tedesco è il più pro-putiniano in tutto il continente ed il più disponibile ad esaudire i desideri del Cremlino (basterebbe solo vedere gli ultimi due post - pare che solo Alkhanov si sia presentato ad Hannover, visto il rischio di essere arrestato Kadyrov ha coraggiosamente scelto di rimanere a casa...). E come non ricordare che oggi sappiamo che l'acquisizione (di fatto illegale) della Yukos da parte del governo russo fu possibile anche grazie all'intervento della Deutsche Bank? Il governo svizzero poi ha come suo rappresentante Andreas Gross al Consiglio d'Europa, il più cinico dei burocrati che ha organizzato una farsesca tavola rotonda e che fu criticato da più parti per non avere invitato al tavolo i rappresentanti di Maskhadov. Sicuramente si è sentito uno degli europei più sollevati dalla eliminazione fisica di Maskhadov. Inoltre anche strano quel
"njet" del governo svizzero ad una conferenza sulla Cecenia.

Insomma, per impostazione culturale io tendo sempre al buon vecchio principio della presunzione d'innocenza. Ma mi sarei trovato un pochino meglio con questa presunzione se non ci fossero di mezzo proprio i ministeri tedeschi e svizzeri. Non mi meraviglierei affatto se un giorno scoprissimo che Maskhadov fu ucciso con l'aiuto consapevole dei governi europei.

PS: Segnalo la quinta e sesta puntata di Enrico Piovesana (
link & link), il giornalista recentemente ritornato dalla Cecenia.




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8 aprile 2005


Il benvenuto di Schroeder a Putin, Kadyrov e Alkhanov II

La GfbV (la Società per i Popoli Minacciati) non demorde: hanno ufficialmente denunciato alle autorità tedesche Ramzan Kadyrov e ne chiedono l'arresto. La GfbV voleva organizzare una manifestazione di protesta ma la polizia tedesca, evidentemente ben consigliata dall'alto, non ha ancora concesso il permesso e probabilmente non lo farà. Evidentemente più amici si diventa degli ex-colonnelli del KGB e più se ne acquisiscono i metodi. Intanto anche Amnesty International si associa.

E' chiaro che la speranza che Kadyrov venga arrestato in Germania è praticamente nulla. Schroeder ha troppo da perdere e all'indipendenza dei giudici in occidente dalla politica non ci crede più nessuno. Ma se non altro si spera che questo piccolo escamotage giuridico possa attrarre un pochino l'attenzione dei media. Non si capisce infatti perchè il mondo intero si sia scandalizzato del fatto che Chirac ha ricevuto all'Eliseo Mugabe, mentre dovrebbe essere considerato normale che Schroeder stenda il tappeto rosso a Kadyrov.
<




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7 aprile 2005


Il benvenuto di Schroeder a Putin, Kadyrov e Alkhanov

La prossima domenica Putin andrà a visitare la fiera di Hannover, in Germania, e naturalmente non mancherà l'occasione di incontrare Schroeder e quant'altri dell'establishment teutone. Se prima Schroeder & co. tentarono di onorare il loro ospite con una laurea honoris causa in economia, per fortuna senza riuscirci, questa volta sono più subdoli ma ancora più cinici: oltre a Putin, Schroeder darà il benvenuto ad Alu Alkhanov e Ramzan Kadyrov, ovvero, per chi ancora non lo sapesse, rispettivamente il Quisling e il Karadzic (o Mladic, se preferite) ceceni. Costoro sono i responsabili (politicamente il primo e nell'esecuzione pratica il secondo) del rapimento, dello stupro e della "sparizione" di centinaia se non forse migliaia di civili innocenti. R. Kadyrov è anche noto per avere uno "scantinato delle torture" personale sotto casa propria. Di che cosa si sta parlando ce lo spiega anche Enrico Piovesana con la sua quarta puntata che descrive il suo viaggio in Cecenia. E proprio con questi gentiluomini il democraticissimo governo tedesco, Schroeder in testa, discuterà degli "aiuti umanitari" per la Cecenia. Tanto valeva che invitassero anche Basayev per discutere degli aiuti alle vittime del terrorismo che così li mettevamo tutti assieme. Per fortuna però la cosa non è passata inosservata e la Società per i Popoli Minacciati, una ONG per i diritti umani tedesca, parla senza mezzi termini: "A tutti i democratici dei 25 paesi dell'UE è incomprensibile" come si possano invitare degli "esperti ceceni in assassinio di massa, stupro e rapimento" alla fiera di Hannover (in tedesco: link & link). Berlusconi con la sua gaffe non ci aveva fatto bella figura, ma direi che Schroeder lo ha battuto di gran lunga ormai.




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6 aprile 2005


Note

Gli abitanti di Beslan continuano a fare scoperte sconcertanti. Scoprirono già tempo fa dei lanciagranate attorno alla scuola nr.1. Non hanno reso pubblica la loro scoperta fino ad ora dato che non si fidavano delle autorità dell'Ossezia del Nord. E' dunque certo: furono usati carri armati, lanciafiamme e lanciagranate senza andare tanto per le sottili nel tentare di discriminare tra vittime e carnefici.

La
seconda e terza puntata degli articoli di Enrico Piovesana di ritorno da Grozny. Interessante anche la sua galleria fotografica. Qui, una delle foto della galleria: il mercato tra le rovine di Grozny. E' qui che lavorava una delle kamikaze che si fece esplodere in uno dei Tupolev dell'agosto scorso (o almeno questa è la versione ufficiale).

A Volgograd le autorità locali progettano di erigere una statua a Stalin. Anche questo è un piccolo ma importante segnale che ha il suo significato preciso.




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5 aprile 2005


News del 5.4.2005

Se appare sulla Ria-Novosti, l'agenzia di stampa più vicina al Cremlino, l'annuncio che "la morte di Maskhadov non ha seriamente cambiato la situazione in Cecenia", vuol dire che è proprio così. Aslakhanov approfitta dell'occasione anche per incominciare ad aprire la strada alla prossima farsa europea: quella di Schroeder che incontrerà Putin l'11 aprile in Germania e che gli promette aiuti economici per la ricostruzione.

E anche il fatto che, Dimitry Medvedev, un consigliere vicino a Putin, incominci a parlare del pericolo che
la Russia potrebbe spezzarsi in tanti stati indipendenti, significa che finalmente anche ai vertici incominciano ad ammettere che le voci che da tempo serpeggiano un pò dappertutto non sono del tutto infondate. "La Russia potrebbe sparire come paese unito", avverte. "La disintegrazione dell'Unione Sovietica potrebbe apparire come un gioco da bambini". Ma (a modesto avviso di chi scrive) la ricetta per contrastare il fenomeno darà solo ulteriore spinta alle forze centrifughe. Si sta pensando di unificare le 89 regioni in varie 'super-regioni' guidate da personalità scelte da Mosca, dicasi: sempre più centralismo e sempre più poteri al capo del Cremlino, ovvero proprio quello che è alla base del malcontento che rinvigorisce le tendenze separatiste.

Ennesimo dettagliato ma autorevole rapporto sulla violazione dei diritti umani in Cecenia. La International Helsinki Federation for Human Rights rilascia
un documento di 33 pagine. I soliti rapimenti e abusi, descritti regione per regione, caso per caso. Mi chiedo se abbai ancora senso continuare a scrivere questi rapporti....

Prima puntata di una serie di articoli di Enrico Piovesana appena di ritorno dalla Cecenia.

Abdul-Khalim Sadullayev, il presidente che ha sostituito Maskhadvo, manda una breve nota di condoglianze per la morte del Papa.




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2 aprile 2005


Supporting Human Rights (?)

Lo so bene che potrei svegliare il can che abbaia, ma sono anni che aspettavo di vedere queste cose ed è bene fare il punto dell situazione.

Intanto c'è la conversione quasi mistica della Rice che fino a poco fa era una "realista di ferro" (che questa conversione sia sincera o meno, ognuno la pensi come vuole, non mi interessa). Pochi giorni fa ha pubblicato un rapporto dal titolo 
"Supporting Human Rights and Democracy: The U.S. record 2004-2005". Lascio a Christian Rocca il commento nel Foglio. Ma se la cosa non verrà intesa solo per l'Iran e il medio oriente ma anche altrove certamente diventerà molto rilevante anche per la Russia e i dintorni. Perchè sta di fatto che la strategia sembra funzionare.

Nel secondo articolo infatti, vediamo come Lavrov e Akayev accusano una «internazionale rivoluzionaria globale» nel avere fomentato la rivoluzione in Georgia, Ukraina e ora in Kirghizistan (il riferimento agli USA è chiaro). E non hanno tutti i torti. Che 
Freedom House finanziasse i media d'opposizione Kirghizi immersi ormai in una censura di stato generalizzata, non era un segreto. Di queste "azioni illegali gestite da agitatori addestrati",  Akayev se ne era già lamentato quando era ancora al potere. Ma di che tipo di "illegalità" stiamo parlando? P.es. uno dei media finanziati da Freedom House ha potuto mostrare alla gente, che in Kirghizistan è perlopiù alla fame, come invece il loro presidente si stava costruendo una bella villa ed hanno sbattuto in prima pagina le foto del cantiere. Una piccola informazione che
è giunta alle masse solitamente sottoposte alla censura di stato e che senza il sostegno esterno delle opposizioni regolarmente perseguitate, sarebbe probabilmente rimasta sconosciuta. L'aver dato ai Kirghizi, a cui di solito non era concesso altra "verità" se non quella del regime, la possibilità di conoscere questo particolare deve aver fatto tremare Akayev. Si tratta dunque di un lavaggio del cervello delle masse o di un aiuto ad uscire da un regime che si basa su bugie e finzioni? Lavrov, Akayev, i dittatori di turno e un certo qual tipo di intellettuali nostrani convinti che la gente sia cretina e che, loro si, pensano debba essere pilotata dall'alto con le menzogne, si lamentano che questo tipo di operazioni equivalgono al "comperare le coscienze". Ma per altri, come per il sottoscritto, è una operazione di verità. E come tale va finanziata, incoraggiata e sostenuta. Perchè se questo significa "fomentare le rivoluzioni", organizzare azioni "illegali" gestite da "agitatori addestrati" che compiono "ingerenze nei processi elettorali" (fasulli)... beh... allora... Evviva "l'internazionale rivoluzionaria globale"!!!


La strategia pro democracy di Condi Rice

IL FOGLIO, 1 aprile 2005

Di Christian Rocca [corrispondente del Foglio negli Stati Uniti]

Grandi manovre, in America, per la nuova e ambiziosa strategia bushiana contro "gli avamposti della tirannia". Condoleezza Rice ha presentato i suoi piani di promozione della democrazia e dei diritti umani con un Rapporto dal titolo "Supporting Human Rights and Democracy: The U.S. record 2004-2005". Dopo l'11 settembre, la diffusione della libertà è diventata il punto centrale della politica estera e di sicurezza dell'America. Bush ha cambiato con la forza militare il regime in Afghanistan e in Iraq, e poi ha favorito il vento democratico che sta investendo il medio oriente. Il contagio liberale si è diffuso anche nell'ex impero sovietico, sempre ben finanziato dalle casse americane. Ma c'è ancora molto da fare: ieri Freedom House ha presentato i "worst of the worst" (link in .pdf), la lista dei peggiori regimi del mondo, i diciotto paesi che peggio di altri violano i diritti umani.[*] La cosa bizzarra è che sei paesi su diciotto (Cina, Cuba, Eritrea, Arabia Saudita, Sudan e Zimbabwe) fanno parte della Commissione dell'Onu di Ginevra, l'organo internazionale che in teoria dovrebbe tutelare i diritti umani. Il rapporto Rice mette insieme tutte le informazioni a disposizione degli Stati Uniti sulle dittature, delinea le strategie da seguire e individua gli spazi d'azione. Per sua natura il Dipartimento di Stato non cerca il regime change, piuttosto si muove nell'ottica della pressione diplomatica ed economica sui governi al potere, ma Condi Rice ha specificato che "la sopravvivenza della libertà nella nostra terra dipende dalla crescita della libertà in altri paesi". Il Rapporto quindi propone, paese per paese, i tipi di intervento necessari [**]: quali movimenti d'opposizione finanziare, quali organizzazioni giornalistiche sostenere e quale tipo di assistenza fornire. In alcuni paesi è molto più difficile intervenire, quasi impossibile, ma la novità della politica estera americana consiste proprio nel far capire a quei governi come il rispetto dei diritti umani e la salvaguardia della libertà siano diventati l'interesse primario degli Stati Uniti. Ecco perché, dice il rapporto, i diplomatici americani hanno cominciato ad affrontare gli argomenti che stanno a cuore ai regimi dittatoriali, vincolandoli al rispetto dei diritti umani e all'avvio del processo democratico. In un saggio pubblicato da Foreign Affairs, l'analista Steven Cook ha suggerito però di non puntare sulla società civile araba né di insistere sulle pressioni economiche. Non funziona, ha scritto Cook. Il modo migliore per promuovere le riforme nel mondo arabo, secondo Cook, è passare dalla minaccia di sanzioni o di ritorsioni a una politica positiva di incentivi. Washington dovrebbe mettere quei regimi nelle condizioni di fare le cose che interessano all'America in cambio di premi, aiuti e finanziamenti. Intanto un'iniziativa bipartisan guidata da John McCain e Joe Lieberman, un repubblicano e un democratico, ha partorito un progetto di legge chiamato "Advance Democracy Act" [***] che impegna gli Stati Uniti a promuovere e a rafforzare la democrazia in tutto il mondo con mezzi pacifici. La proposta conferisce nuove ed esplicite competenze pro democracy al Dipartimento di Stato e prevede l'istituzione di un nuovo ufficio "Movimenti democratici e transizioni", di centri regionali dedicati alla promozione della democrazia, ma anche lo stanziamento di altri 250 milioni di dollari annui per aiutare i gruppi democratici e, infine, l'impegno a puntare con maggiore decisione sulla Comunità delle democrazie, cominciando dalla costruzione di un edificio che ne diventi il quartier generale.

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[*] Su una scala da 1 a 7 (1:paese più libero, 7: paese meno libero) la Russia si assesta con un 6 per le libertà politiche e un 5 per quelle civili e viene classificata come paese "non libero" con un trend in peggioramento. La Cecenia riceve un giudizio separato con un chiaro 7/7. Non credo che la cosa abbia bisogno di ulteriori commenti.

[**] Per l'Eurasia abbiamo già visto:
link

[***] Non è un caso che la Chechen Times l'ha ha citato subito: link

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MINISTRO LAVROV: IL PRETESTO FORNITO DAGLI OSSERVATORI INTERNAZIONALI

La Stampa 31 Marzo 2005

Kirghizistan, Mosca accusa «L’Occidente dietro la rivolta»

MOSCA - Mentre sembra rientrare il caos provocato dalla «rivoluzione dei tulipani» di Bishkek, è il Cremlino a riaprire la polemica sul Kirghizistan, dopo essersi mantenuto cauto e ponderato nei giorni del cambio di regime. Ma la pazienza non è bastata per più di qualche giorno e ieri la Russia ha ripreso le critiche contro l’Occidente accusato di fomentare le «rivoluzioni» nelle sue ex colonie. A riaccendere la miccia delle ostilità è stato il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov che ha attaccato gli osservatori della Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea) di aver fornito un pretesto all’opposizione kirghiza. Secondo il capo della diplomazia russa, le critiche che gli emissari europei hanno fatto sulla regolarità delle elezioni parlamentari hanno scatenato la protesta di piazza contro i brogli nelle urne, portando infine alla caduta del regime di Askar Akaev. Una retorica che riprende quella già utilizzata da Mosca durante le «rivoluzioni» in Georgia e Ucraina. Stavolta mancano accuse esplicite di ingerenza, ma Lavrov ha comunque rimproverato l’Osce di aver favorito «con dichiarazioni intempestive coloro che volevano destabilizzare la situazione». Il ministro non ha mancato di ironizzare anche sul fatto che oggi l’unico organo del potere riconosciuto a Bishkek è proprio quel parlamento la cui dubbia elezione era stata contestata dagli osservatori internazionali e dall’opposizione. Quello che non è stato ieri pronunciato dal ministro è stato comunque detto dal presidente Akaev, che dal suo rifugio nella capitale russa ha lanciato accuse contro una «internazionale rivoluzionaria globale». Un riferimento forse ai finanziamenti delle istituzioni americane all’opposizione kirghiza: «Senza questi aiuti la rivolta sarebbe stata impossibile», ha ammesso Edil Baisalov, uno dei leader della protesta. La polemica è stata aperta da Mosca proprio quando a Bishkek le cose sembrano avviarsi verso una soluzione più o meno pacifica. Un segnale importante è stato lanciato da Akaev che finora si è proclamato unico presidente legittimo. Ma ieri - pur ribadendo che i «rivoluzionari» kirghizi hanno compiuto un’azione illegale gestita da «agitatori addestrati» - si è dichiarato disponibile a lasciare la carica, a condizione di un negoziato che gli dia garanzie di incolumità. Un negoziato che comunque, secondo Akaev, deve venire svolto solo con il nuovo parlamento dove i sostenitori del presidente costituiscono la maggioranza. Mentre non c’è concordia tra i due leader del nuovo governo: l’uomo forte dell’opposizione, Felix Kulov, ha ieri invitato Akaev a tornare in patria garantendone la sicurezza. Ma il premier (e capo di Stato ad interim) Kurmanbek Bakiev ha subito «sconsigliato» al leader deposto di farlo: «Le passioni non si sono ancora spente». La situazione a Bishkek appare ancora confusa e nel conflitto tra Bakiev e Kulov - che ieri si è dimesso da coordinatore delle forze di sicurezza considerando che il pericolo di scontri e saccheggi si è ormai estinto - un’uscita più o meno legittima di Akaev contribuerebbe alla normalizzazione. La Russia ha comunque offerto al leader scappato rifugio, ma a differenza dei precedenti georgiano e ucraino ha evitato di schierarsi con una delle fazioni in lotta. Non è riuscita però a trattenersi da nuove critiche verso l’Occidente e in particolare verso l’Osce, considerata uno strumento utilizzato contro gli interessi russi. Infatti il budget 2005 dell’organizzazione - di cui Mosca è uno dei maggiori sponsor - viene bloccato da mesi da un veto russo. E lo stesso Lavrov in toni durissimi ha accusato gli osservatori europei di «ingerenza nei processi elettorali» dell’ex Urss e ha chiesto di riequlibrare - in cambio dello sblocco dei finanziamenti - le attività dell’Osce privilegiando i dossier di sicurezza rispetto al monitoraggio dei processi democratici.



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1 aprile 2005


News del 1.4.2005

Le autorità russe affermano che Maskhadov abbia ordinato alle sue stesse guardie di ucciderlo. Non è una teoria nuova, ma ora diventa ufficiale. Pur se le versioni russe valgono poco o nulla in queste cose mi pare una versione non del tutto incredibile dato che non credo che Maskhadov avrebbe mai accettato di farsi catturare vivo.

Alu Alkhanov, il presidente ceceno leale a Mosca,
è soddisfatto della cosiddetta "tavola rotonda" organizzata dal Consiglio d'Europa. E' la dimostrazione più evidente che non poteva che essere una messa in scena dei governi europei.

Chi a Mosca osa organizzare concerti che più o meno sottilmente rimandano a rivoluzioni arancioni 
non riceve il permesso. Specialmente se dietro c'è lo zampino di Nekrasov.

Ancora peggio vanno le cose in Uzbekistan: secondo dell ONG per i diritti umani, le autorità hanno creato degli squadroni della morte composte da un centinaio di persone che vanno a caccia degli oppositori, i giornalisti e probabilmente mussulmani. Nessuno naturalmente griderà "non c'è giustificazione!", fino a quando non ci sarà qualche Basayev uzbeko che risponderà alla stessa maniera.

Per l'ennesima volta l'associazione delle Madri dei Soldati Russi dichiara che nelle due guerre i soldati russi caduti in Cecenia sono stati circa 14.000.
. Affermano di avere i nomi e tutti i dati dei caduti (smentendo come al solito le cifre governative di poche migliaia).

La Russia ha cancellato il debito di 1.1 miliardi di dollari con l'Etiopia. Ma dai? Sarà altruismo? Scommettiamo che tra poco scopriamo che gli arriva una carrellata di Mig?

Questo è quello che disegnano i bambini nei nostri asili.




Questo quello che disegnano a Grozny (dallo speciale sulla Cecenia di PeaceReporter - foto di Enrico Piovesana).





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