CeceniaSOS | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

CeceniaSOS [ Un blog sul conflitto in Cecenia. Un osservatorio sulla Russia, il Caucaso e i dintorni. ]
 


 

Prima del crollo dell'URSS

Il primo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Eltsin


Il secondo conflitto russo-ceceno:
la guerra di Putin


Alcune cose da sapere

La situazione in pillole

I cinque miti sulla Cecenia:
IIIIIIIV - V

Referendum, elezioni ed amnistie in Cecenia

Al-Qaeda e il terrorismo ceceno: mito e realtà

Immagini dall'inferno ceceno

Sezioni d'informazione in italiano
   
Partito Radicale Transnazionale
   Forum radicale sulla Cecenia
   PeaceReporter
   Peacelink
   Warnews

Un genocidio nel cuore d'Europa

L'appello di Adriano Sofri

In ricordo di Antonio Russo

Tesi di Laurea/Master e rapporti di ONG sulla Cecenia (.pdf/.doc su richiesta):

"La dimensione internazionale del conflitto separatista tra Russia e Cecenia nel contesto
post-sovietico"


Analisi del ruolo del petrolio nel Dagestan post-sovietico

La guerra asimmetrica nel contesto dei nuovi conflitti.
Caso studio: Le guerre in Cecenia

"The current Russian nuclear policy"

"Cecenia: una guerra senza fine tra il neoautoritarismo post-sovietico in Russia e lo scontro geopolitico nel Caucaso"

"Organizzazioni non governative e tutela dei diritti umani: l'esempio di Memorial in Cecenia"


APM: "Genocidio strisciante in Cecenia"


Firma l'appello per un'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia!

(Il piano di pace dell'ex governo di Maskhadov, chiede il disarmo dei guerriglieri ceceni, il ritiro delle truppe russe ed una amministrazione provvisoria della Cecenia sotto l'egida dell'ONU, come è avvenuto per il Kossovo e Timor Est, e che possa finalmente condurla alla pace, all'ordine, alla democrazia, la libertà e infine all'indipendenza o almeno ad un'ampia autonomia. Per maggiori informazioni clicca qui.)

Popoli oppressi: unitevi!

  Italian Blogs for Darfur

Appello per l'Iran libero e democratico

    

Montagnard Foundation
  

           Free Tibet


 

 

 

 

 

   
         Free Cuba





    Free East Turkistan




Human Rights in North Korea

          

   Unrepresented Nations
and Peoples Organization

          


30 giugno 2005


News del 30-5-2005

In Karachai-Cherkessia ritornano a prendere d'assalto i palazzi governativi. Questa volta si tratta di una piccola minoranza etnica, gli Abazi, che chiedono che i loro 13 villaggi vengano riuniti in un singolo distretto con il diritto di gestire le proprie finanze, che possano organizzare dei propri programmi culturali e scolastici dove sia conservata la propria lingua. E' chiedere troppo? Probabilmente si, perché tutto ciò va contro la politica centralizzante (e destabilizzante) di Mosca. Assieme al Daghestan, l'Inguscezia, per non parlare della Cecenia, non è la prima volta che si notano preoccupanti turbolenze anche in Karachai-Cherkessia.

Neanche per
il caso Van Gogh si è riusciti a trovare delle prove del coinvolgimento di terroristi ceceni in atti di terrorismo all'estero: link. Malgrado anni di propaganda martellante e i tentativi di polizie e servizi segreti di mezzo mondo nel mettere in relazione la popolazione cecena con al Qaeda, i talebani in Afghanistan, i guerriglieri in Pakistan o con gruppi terroristici in occidente, nessuno è mai riuscito a provare l'esistenza di un solo ceceno nelle fila di queste organizzazioni al di fuori della Federazione Russa.

Altri sei reattori nucleari per l'Iran con il marchio made in Russia. Solo per scopi pacifici. Naturalmente....

Su quei 300.000 morti nelle due guerre cecene a cui abbiamo accennato nell'ultimo post un
ulteriore approfondimento di Enrico Piovesana.

Continua la telenovela sul terzo mandato presidenziale per Putin (vietato dalla costituzione):
da una parte la Duma boccia la proposta di legge che abbiamo visto l'altro ieri, dall'altra ci si avvicina all'approvazione di una legge che comunque impedisce alle formazioni politiche dell'opposizione di coalizzarsi per raccogliere il voto di protesta. Se passasse sarebbe un'altro "giro di vite" che aumenterebbe ulteriormente il potere nelle mani del prossimo presidente. Saranno mica esercizi di pre-riscaldamento in vista del 2008? Perchè se Putin è sincero nel non volere ripresentarsi (e non vuole mettere al suo posto un alter ego), allora dovrebbe avere tutti gli interessi per non firmare simili progetti di legge. Staremo a vedere..




permalink | inviato da il 30/6/2005 alle 12:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 giugno 2005


Cecenia-Russia news del 28-6-2005

Altra ammissione di un ufficiale che si presumeva leale al Cremlino: le due guerre cecene hanno causato 300.000 vittime. Prima non se ne parlava proprio. Nell'amministrazione russa l'argomento era tabù e chiunque osasse parlare di più di 10.000 era "anti-russo" per definizione. Poi ci fu qualche tempo fa un'altro funzionario che parlò di 200.000. Ora siamo a 300.000. Ma la cosa desta qualche perplessità dato che perfino le fonti della guerriglia cecena non parlavano di più di 250.000. Potrebbe essere dunque solo una mossa propagandistica per tranquillizzare i daghestani. Ma certo è che nessuno crede più alle versioni ufficiali e che, considerato come la popolazione cecena originariamente non ammontava a molto oltre 1 milione di abitanti, si possa ben parlare di "genocidio".

Anche il partito di Nemtsov
ritorna alla carica per cercare di rendere incostituzionale la ben nota legge sulla nomina centrale dei governatori. Ce la faranno? Non credo proprio...

Sul versante opposto però non stanno a guardare: ennesimo tentativo di qualcuno che vorrebbe modificare le regole del gioco perché Putin possa accedere alla presidenza per la terza volta.
Si propone una legge che gli permetterebbe di presentarsi per la terza volta se prima della scadenza del secondo mandato fosse costretto per qualche ragione a dimettersi e le elezioni successive risultassero non valide (p.es. per l'astensionismo). Se gli eventi lo costringessero ad andarsene prima della scadenza del suo termine e poi seguissero elezioni truccate chi potrebbe biasimarlo se chiedesse di essere riconferamto come "indennizzo"? Ma forse lo scopo reale non è tanto il volere ottenere il terzo mandato (Putin ha sempre smentito di volere ripresentarsi), ma quello di coprirsi le spalle fino al 2008 da chiunque voglia tentare di dargli una... spallata appunto. Furbo il Vlad, non c'è che dire.

Si confiscano i libri tradizionali di religione ebraica. Potrebbero ispirare odio....
link. "Ci ricorda i tempi dell'anti-semitismo sponsorizzato dallo stato sotto la Russia zarista", commenta il ministro degli esteri israeliano.




permalink | inviato da il 28/6/2005 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


28 giugno 2005


Il miraggio di un cambiamento sostanziale Cecenia

Cecenia: il miraggio di un cambiamento sostanziale Cecenia

Di Nico Guzzi

lunedì, 27 giugno 2005 - da WarNews

La Commissione Internazionale per la Salvezza (IRC) che lavora dal 1933 informando sulle guerre in corso e gli stati che si trovano in una situazione post-bellica di transizione ha pubblicato, il 23 Giugno, un rapporto sulla Cecenia.

A seguire nell'articolo sono proposti i passaggi chiave della relazione.

Le 2 guerre in Cecenia

Tra il 1994-96, durante la prima guerra cecena i morti civili sono stati stimati intorno a 50,000, [1] migliaia sono rimasti senza casa e gran parte del territorio è andato incontro alla distruzione.

Nell'Ottobre 1999 i separatisti ceceni hanno compiuto incursioni nella Repubblica del Dagestan e diversi attacchi nelle città russe con bombe uccidendo centinaia di persone. Il governo russo ha risposto con raid aerei in supporto alle operazioni di terra. Così 300,000 ceceni hanno lasciato la loro casa alloggiando per la maggior parte nei campi per i rifugiati allestiti nella Repubblica di Ingushetia, alcuni di essi sono ritornati successivamente in Cecenia [2] ma la situazione rimane fortemente instabile e sembra estendersi a tutti gli stati del Nord-Caucaso. Altre 170,000 civili si sono spostati all'interno della Cecenia in zone che considerano più sicure rispetto alla loro residenza abituale.

I rifugiati in Ingushetia

La popolazione in Ingushetia è quasi raddoppiata con l'arrivo dei rifugiati ceceni peggiorando ulteriormente le condizioni già misere di questa regione. I ceceni vivono in accampamenti con tende [3] e in edifici abbandonati ricevendo scarsa assistenza. Il governo russo ha organizzato [4] l'ultimo accampamento di tende nel Giugno del 2004, in questo modo il resto della gente ha dovuto spostarsi verso gli stabilimenti spontanei, oppure cercando aiuto e alloggio presso la popolazione locale, o ancora tornando in Cecenia visto che nessun'altra possibilità si è aperta. Vi sarebbero 32.000 persone che tornerebbero per questo motivo a casa ma vi sono problemi tra i quali ad esempio quelli di ottenere i documenti di registro.

Violazioni dei diritti umani

Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno riportato quotidianamente serie violazioni e abusi come arresti ingiustificati, rapimenti, torture, violenze e omicidi. Sono stati commessi principalmente da forze di polizia e agenti privati che operano in Cecenia. L'organizzazione non governativa russa Memorial ha riferito di 396 persone sparite nel 2004, di cui 187 sono state rilasciate, 24 sono state ritrovate morte e 175 sono tuttora disperse. [5]

Crescita dell'instabilità e diffusione del terrorismo

L'instabilità della situazione cecena si starebbe estendendo alle altre repubbliche del Nord-Caucaso, con scontri tra le forze federali russe e/o la polizia locale e i gruppi ribelli come nel Nord Ossetia, Dagestan e Kabardino-Balkaria. Le attività terroristiche riescono a diffondersi facendo leva sulle tensioni tra i gruppi etnici e alimentandole a loro volta.

Tutto ciò si lega a un deterioramento progressivo della situazione politica, economica e sociale dell'intera regione che è potenzialmente il seme per un escalation di violenza e di conflitti, cioè il contesto ideale in cui il terrorismo internazionale può espandersi. La mancanza di speranza per il futuro si diffonde tra i giovani trasformandosi in una tragica pulsione emotiva verso l'estremismo, sono infatti numerose le informazioni secondo le quali in Afghanistan ed Iraq sarebbero presenti combattenti ceceni.[6]

Corruzione

Il programma russo di ricostruzione della Cecenia si muove a rilento e in un sistema corrotto. Le famiglie le quali hanno vista distrutta interamente la loro casa per la politica della compensazione russa dovrebbero essere risarcite ma i fondi si disperdono tra i diversi ufficiali governativi a partire da Mosca. Inoltre le case solo parzialmente distrutte non rientrano nei piani di compensazione dei danni e dunque le famiglie proprietarie non ricevono indennizzi. Si calcola che soltanto il 50% delle persone che vivono nelle peggiori condizioni nei vari alloggi temporanei allestiti in Cecenia riceveranno fondi grazie alla politica della compensazione. In aggiunta il governo e le amministrazioni locali sono percepite come largamente corrotte e insensibili. Negli ultimi mesi si sono verificate numerose manifestazioni nelle repubbliche del Nord-Caucaso, esclusa la Cecenia, affinché vi sia un cambiamento al sistema dei governi corrotti.

Alto tasso di povertà e di disoccupazione

Il dipartimento del Lavoro ceceno riferisce di un tasso di disoccupazione in Cecenia dell'80%. Quello dei rifugiati in Ingushetia secondo l'Onu si attesterebbe al 90%. L'Onu all'inizio del 2005 ha stimato nel 63% della popolazione le persone cecene le cui condizioni possono essere considerate di povertà e di forte povertà; le più povere vivono nelle aree urbane. Il WHO(Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riferito che il tasso di mortalità infantile in Cecenia ed Ingushetia è il doppio rispetto a quello della Federazione Russa nel suo insieme.

Ostacoli alle Ong da parte degli agenti governativi

Nei primi due mesi del 2005 agenti governativi avrebbero incrementato le azioni contro le Ong per impedire di svolgere il loro operato efficacemente ed in piena autonomia. Per i membri delle Ong espatriati è diventata una vera sfida poter rinnovare il loro visto e conseguentemente entrare in Cecenia. Il registro delle Ong deve essere rinnovato ogni 6 mesi contro i 12 del passato aumentando i già citati problemi di rinnovo dei visti. Vi sono frequenti controlli da parte delle forze di polizia per vedere computer, liste dei membri e altri documenti. In molti casi queste visite sono compiute illegalmente senza l'esposizione di un'autorizzazione e di una documentazione.

Conclusioni

Alla descrizione fin qui riportata del contesto ceceno l'IRC conclude con un appello rivolto alle organizzazioni internazionali e alla Russia perché si valutino attentamente tutte le problematiche che riguardano la regione e si discuta per un cambio di rotta politica che porti alla tutela dei diritti umani del popolo ceceno, alla sua sicurezza e conseguentemente ad una pace sostanziale.

Il susseguirsi di rapporti e relazioni sulla Cecenia rappresentano, dal punto di vista dell'informazione, un buon segno ma ciò che dovrebbe preoccupare è il fatto che nella maggior parte dei casi cambiano i titoli ma i contenuti risultano tragicamente gli stessi; nulla sembra evolversi, la speranza di un cambiamento diventa all'orizzonte un miraggio lontano.

-------------------------------------------

[1] Si tratta delle stime più conservative. 50,000 sono il numero delle vittime sicure, ma quasi certamente il dato è molto più alto: tra gli 80.000 e 150.000 variano i numeri a secondo delle fonti e "punti di vista".

[2] Sarebbe più esatto dire che sono stati "deportati". Specialmente il ritorno in Cecenia dei rifugiati che vivevano nelle tendopoli in Inguscezia è stato coatto ed organizzato a mò di "sparizioni". Per una breve sintesi:
link Vedi anche: link & link & link & link & link

[3] Credo che le tende per la maggior parte sono state chiuse - vedi al punto [2].

[4] Leggasi: "chiuso forzatamente", piuttosto che "organizzato".

[5] In realtà sono dati solo parziali e che si riferiscono solo a 7 distretti su 17.

[6] Sono anni che se ne parla ma nessuno ha mai scoperto un solo ceceno tra le fila dei talebani in Afghanista o tra la guerriglia in Iraq. Sono voci costruite ad arte.




permalink | inviato da il 28/6/2005 alle 10:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 giugno 2005


Caucasus news del 27-056-2005

Quando solo poche settimane fa Martin Kaul scrisse un bellissimo articolo sull'Inguscezia intitolato "I russi perderanno il Caucaso?", qualcuno lo criticò perché non gli sembrava di trovare nessuna buona ragione che giustificasse un titolo simile, nemmeno nell'articolo stesso. Dopo l'uscita di Kozak la percezione delle cose sembra essere improvvisamente cambiata. Ne è un esempio tra i tanti l'analisi della Standard.at austriaca che titola: "La Russia perde il controllo nel Caucaso del Nord", e che finalmente scopre anche come "il Daghestan sta diventando ancora più instabile della Cecenia: 50 attacchi a dipartimenti di polizia e 30 poliziotti uccisi dall'inizio dell'anno". E' proprio vero che quando non si riesce a vedere aldilà di quelle ufficiali, per alcuni certe verità diventano improvvisamente "vere" a sorpresa.

In un lungo
messaggio videoregistrato alla popolazione cecena riappare Abdul Halim Sadulaev (per chi sa il russo può essere utile ricordare che le versioni in inglese appaiono spesso con tre/quattro giorni di ritardo - nel caso in questione il messaggio era scaricabile già da venerdì dalla Daymok). Ci sarebbe parecchio da dire al proposito... magari nei prossimi giorni dirò qualcosa.




permalink | inviato da il 27/6/2005 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 giugno 2005


La fiera delle ipocrisie

Alkhanov chiama "bastardi" e "crudeli" gli autori dell'operazione di "pulizia" a Borozdinovskaya. Viene da dire: "da che pulpito!" Sarà mica che proprio lui, che è formalmente il presidente in capo di tanti altri "crudeli bastardi", ora tenterà di riciclarsi come difensore dei diritti umani in Cecenia? Comunque sia, se ne lava le mani, lui naturalmente non c'entra dato che non sono stati i suoi uomini. Pare infatti che la zachtiska a Borozdinovskaya è stata messa in atto dagli uomini di Sulim Yamadayev. Il gentiluomo che fu a suo tempo invitato da una commissione parlamentare danese, per discutere d'affari naturalmente (breve commento: link in fondo), ed è il fratello di Ruslan Yamadayev, quello che, assieme ad Alkhanov, fu invitato alla cosiddetta "tavola rotonda" organizzata dal Consiglio d'Europa per discutere di "pacificazioni". Ma naturalmente Alkhanov ha le sue buone ragioni per tendere la mano al Daghsetan visto che ora c'è anche Gadzhi Makhachev, un parlamentare daghestano della Duma che incita alla vendetta contro i ceceni e che a suo dire dovrebbero essere deportati. Per fortuna la popolazione non gli ha dato retta. Per ora. Ma Makhachev è un tipo eccentrico che sa coinvolgere (per dirne una - voleva andare a combattere in Iraq a fianco delle truppe USA se queste gli avrebbero protetto in cambio i confini del Daghestan) e pericoloso, non è nuovo per queste uscite: ha già incitato in altre occasioni alle esecuzioni in piazza e via dicendo. Mamma mia.....

Quell'istituzione che si suppone dovere impegnarsi per i diritti umani, ma in realtà si è dimostrata un ottimo alleato dei regimi con tendenze al genocidio (un po' come la commissione per i diritti umani ONU che mette a capo Libia, Cuba, ecc.), dicasi
il Consiglio d'Europa, fa pressione sulla Russia: devono abolire la pena di morte (c'è solo la moratoria), risolvere il problema con la Moldavia e la Cecenia. Altrimenti che cosa?? E' da dieci anni che lo dicono (dopo non avere visto altro che progressi in Cecenia naturalmente), mentre Mosca rimane invariabilmente un membro del CoE. Ovvio, in quanto membri pagano 28 milioni di dollari all'anno....

Off topic, ma mica tanto:
Amnesty International denuncia come incoerente l'intenzione dei paesi del G8 di ridurre la povertà nel mondo se poi continuano allegramente ad esportare armi in Sudan, Myanmar (Burma), Congo, Colombia, Filippine, ecc. Gli Alkhanov di casa nostra....

Proprio una bella fiera delle ipocrisie. E le conseguenze a livello planetario si vedono. Anche con l'effetto serra.... uff, che afa, che caldo.... annaspo... mi sciolgo..... blob...




permalink | inviato da il 23/6/2005 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 giugno 2005


Cosmos-I

I Russi hanno lanciato da un sottomarino un rivoluzionario satellite (vela solare) ma di tecnologia americana nello spazio. Si sono persi i contatti. La missione è probabilmente fallita. Scommettiamo che l'errore non è della parte russa?




permalink | inviato da il 23/6/2005 alle 14:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 giugno 2005


Cecenianews 22-5-2005

Tra i molti anche la RFE/RL si interroga sull'uscita di Kozak (vedi il post del 19): interessante la Liz Fuller che si esercita in tutta una serie di speculazioni per cercare di spiegare come mai un apparente sempiterno fedele del Cremlino (che però, a differenza di tanti altri, non ha un passato nel KGB.... forse aiuta) abbia fatto improvvisamente quella svolta ad U. Ora anche la RIAN annuncia che il Cremlino sta studiando il rapporto di Kozak: "Lo status quo non può essere preservato per sempre nella regione, come sanno a Mosca", scrivono. Sacrosante parole....che sia la volta buona?

La Kommersant intanto comunica che
"Kozak prende il controllo per opporre resistenza ai rapimenti". E da dove incomincia? Dal villaggio di Borozdinovskaya (per cui, come per incanto, ora i pubblici ufficiali fanno promesse che ci saranno delle indagini) dove nell'ennesima operazione di pulizia sono "sparite" 11 persone (vedi sempre il penultimo post o più in dettaglio il resoconto di Enrico Piovesana, da cui la foto: la gente di Borozdinovskaya). Questa volta però ci sono andati di mezzo anche daghestani. Sono infatti fuggiti verso il distretto confinante nel Daghestan e da lì ora inscenano proteste a migliaia (alcuni dicono 5000). L'insolita copertura mediatica dedicata al caso oltre ad essere più facile in Daghestan (ricordo che la Cecenia è solo visitabile tramite "visite guidate") è a questo punto forse ancora più inevitabile. Che questo ha fatto la differenza si è visto, eccome. Alkhanov ora ha preso subito una misura: licenzia uno dei leader locali responsabili della zachitska.

Si ripropone anche la violenza delle forze dell'ordine anche al di fuori della Cecenia. Dopo gli eventi del dicembre scorso in Bashkortostan dove ci furono ingiustificati raid contro centinaia di giovani da parte della polizia e, sia pur in forma minore, a Bezhetsk in febbraio, ora, circa dieci giorni fa, si sono riviste scene simili anche nella regione di Stavropol.
La brutalità della polizia mostra le tracce della Cecenia, ne deduce la RFE/RL. Deduzione un po' tardiva. Sarebbe stato il caso di non impiegare così massicciamente veterani dalla Cecenia come poliziotti. Era facilmente immaginabile che la cosa non sarebbe rimasta senza conseguenze ed è incredibile che i nostri gloriosi "analisti" non abbiano mai sentito il bisogno di parlare di questa bomba ad orologeria.




permalink | inviato da il 22/6/2005 alle 12:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 giugno 2005


Asianews 22-6-2005

Intervista del "Der Spiegel" a Vladislav Surkov, ovvero il vice dell'amministrazione presidenziale. Sulla Cecenia sono le solite cose (tanto per aggiungerne altre non nell'articolo... era uno di quelli che si impegnò con gran foga per il referendum costituzionale in Cecenia perché avrebbe aperto le porte "all'ordine e alla stabilità" e che brandì Babitsky come il "nemico della Russia", ecc.). Ma io piuttosto ho trovato interessanti i lapsus (più o meno consapevoli): "Non abbiamo più la sensazione di essere accerchiati da nemici", e poco dopo alla domanda chi se ne approfitta delle povere condizioni cecene, "sono gruppi islamici, sia locali che esteri". Oppure lamenta che "il burocrate ha una concezione arcaica della tecnologia del potere. L'immagina come una linea verticale con un telefono al vertice ed uno alla base, e questo è il modo con cui attualmente il paese è governato". Si era forse già dimenticato che poco prima affermava "noi siamo solo uno strumento del Presidente". E anche al giornalista dello Spiegel non gli tornano i conti e gli chiede perchè allora avesse una volta affermato come "la richiesta di un superiore è da interpretarsi come un ordine". Lui: "E' la mia personale stranezza." Sono le parole dello "stratega della democrazia guidata". E quella "stranezza" non è solo sua, purtroppo. Per l'ennesima volta si vede che il problema non è nè tecnico, nè politico o economico, ma prima di tutto culturale. E se non verrà affrontato seriamente quello temo che tutto il resto sarà vano.

Dall'altra parte del globo però si ha da confrontarsi con quell'altra (sotto-) cultura che è la Realpolitik (e che ne è in fondo un riflesso). Il Washington Post, osservando il comportamento schizofrenico dell'amministrazione Bush in Uzbekistan cerca di avanzare l'idea che ci possono essere alternative: "
L'allinearsi con i democratici nel Centro Asia". Ma così come per Surkov e Putin pare essere difficile scrollarsi di dosso il retaggio zarista, così per la Rice, Bush & co., malgrado il loro bel riempirsi la bocca di parole anti-tirannia, proprio non ce la fanno a distaccarsi dalla scuola Kissingeriana. Ma tutto sommato, che un mondo governato da nuovi zar da una parte e da realpolitikanti dall'altra stia ancora, anche se malamente, in piedi è veramente un miracolo.




permalink | inviato da il 22/6/2005 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 giugno 2005


Tutta la Cecenia nelle mani di una famiglia

Due donne instancabili. Una è la Politkovskaya che scrive su Kadyrov (il quale ha appena ricevuto un'altra medaglia all'onore per "il ristabilimento del potere dello stato e per i suoi personali contributi alla causa della madre patria": link - traduzione: link) e l'altra è Chiara Zambrini che ha curato per noi la traduzione dall'originale (magari anche facendo un favore ai giornalisti nostrani.... dovreste fare la colletta... quanto si sarebbe fatta pagare un'agenzia di traduzioni?)


Anna Politkovskaja, Novaja Gazeta, 13 giugno 2005

Tutta la Cecenia nelle mani di una famiglia

Un quinquennio di kadyrovtsy sullo sfondo dei prossimi avvenimenti nella repubblica

Esattamente cinque anni fa, nel giugno del 2000, Putin cambiò il vertice dell’amministrazione provvisoria della Cecenia. Al posto del crudele dirigente economico federale Nikolaj Košman inaspettatamente fu nominato Achmat- Chadži Kadyrov, stretto collaboratore di Dudaev ed ex forza muftì dell’opposizione al tempo della prima guerra cecena, che ha rinnegato le passate opinioni ed ha prestato giuramento al Cremlino. Così è iniziato il processo di cecenizzazione del conflitto. Il suo significato stava solo in una cosa: anche se “loro” combattono l’uno contro l’altro, ammettiamo pure che lo fanno sempre meno dei “nostri”. Questo è un tipo di guerra civile: il reparto federale contro un ampio strato di popolazione cecena. Il Cremlino ha deciso di combattere con un altro metodo, quello intraetnico, uno scontro di ceceni per il potere della repubblica e per il denaro, proveniente da Mosca.

Prima di tutto la cecenizzazione, o kadyrovšina, è pienamente riuscita, Putin fu perspicace. I ceceni iniziarono a scannarsi l’uno con l’altro. Le denunce vennero rimpiazzate con le lettere. Come risultato, in cinque anni centinaia di persone sono state uccise e sono sparite in epurazioni etniche di ceceni contro ceceni. Ma il vecchio Kadyrov superò il piano tracciato da Putin. Si rivelò capace non solo di organizzare e capeggiare questo tipo di guerra civile, ma anche di coltivare un degno successore, il giovane Kadyrov. E quando Achmat Kadži fu ucciso nell’attacco terroristico il 9 maggio 2004, Ramzan Achmatovič non solo sollevò alta la sua bandiera, ma addirittura superò il padre. Secondo i dati del centro di difesa dei diritti dell’uomo Memorial  e secondo informazioni personali, questa cronaca di primavera ne è la prova.


1 aprile


Centro rionale di Kurčaloj. Omar Ediev, sequestrato dai kadyrovtsy direttamente da casa sua quattro giorni prima, inaspettatamente è riuscito a tornare. Lo avevano tenuto a Centoroja, nella principale base dei kadyrovtsy (questo è il paese natale di Kadyrov), in una prigione illegale del luogo, e lo avevano torturato, chiedendogli informazioni sui guerriglieri. Oggi questa è una procedura tipica, Ediev ci è passato ma è stato fortunato: ora deve solo curarsi, ma è vivo…

Villaggio di Cocan-Jurt. Per la via Čapaeva passava in auto una delle locali guardie di Kadyrov, Al’vi Usumanov (il giovane Kadyrov ha messo in ogni villaggio le sue guardie, e spesso proprio loro occupano le principali cariche nelle amministrazioni dei villaggi). Usmanov uscì dalla macchina e, assieme all’amico Vischadži Kovraev, si avvicinò a una persona che gli sparò alle gambe dicendo: “Io non ti ho autorizzato a venire nel villaggio”. Dopo di che salì in macchina e se ne andò.


2 aprile


Villaggio di Duba- Jurt. Sono stati rapiti di notte, da due guerrieri sconosciuti che parlavano russo, Said Hussein e Sulejman El’murzaev. Sono padre e fratello di Idris El’murzaev, rapito dai federali nel 2004, mentre il suo corpo mutilato è stato trovato il 9 aprile dell’anno scorso. Non trovando giustizia in Cecenia, padre e figlio El’murzaev si rivolsero al tribunale di Strasburgo perché nessuno aveva svolto l’inchiesta per l’omicidio di Idris. Il corpo del padre, Said Hussein, fu ritrovato l’8 maggio nel piccolo fiume Sunža. Dove si trovi Suleiman è, invece, sconosciuto. La famiglia è certa che l’unica ragione della tragedia sia da ritrovare nella denuncia fatta al tribunale europeo per i diritti dell’uomo. La morte ed il sequestro di persone che si sono rivolte a Strasburgo è un nuovo indizio della cecenizzazione. Sia i Kadyrovtsy, sia i federali metodicamente fanno giustizia di coloro che cercano, a loro giudizio, di rovinare “l’immagine della Cecenia in Europa”.

Villaggio di Ghech. Alcuni sconosciuti guerriglieri mascherati, di lingua russa, hanno sequestrato dalla propria casa Duk-Vachi Dadachaev, 25 anni. Il 12 aprile hanno lasciato il corpo di Duk-Vachi con tracce di torture e di morte violenta alla periferia del paese di Kular. Questa tragedia, come quella degli El’murzaev, è oggi un raro tipo di delitto compiuto dai federali.

Quasi il 5% dei sequestri e delle rappresaglie continuano a farle i guerriglieri, e coloro che collaborano con i federali. I restanti sono vittime dei kadyrovtsy. Anche al momento dell’uccisione del vecchio Kadyrov questa proporzione era diversa: circa 50 a 50. Metà dei morti e degli uccisi erano stati liquidati dai federali (e dalle principali forze delle delegazioni dello Stato Maggiore della Difesa, del CSN e FSB). Solo metà delle uccisioni e sequestri erano compiuti da quelle che vengono chiamate truppe di sicurezza del presidente Kadyrov.


7 aprile


Groznyj, cittadina di Baronovka. Uccisi da sconosciuti armati due collaboratori della polizia investigativa MVD ČR (Ministero degli Affari Interni della Repubblica Cecena, N.d.T.). Questa è una tipica rappresaglia dei guerriglieri che collaborano con i federali.


8 aprile


Villaggio di Melču- Che. Anzor El’ghireev, 22 anni, viene rapito dai kadyrovtsy. Li aveva incontrati alla periferia del villaggio ed era iniziata una discussione. La famiglia è convinta che Anzor sia tenuto a Centoroja.

Groznyj. Durante una riunione del consiglio pubblico è stato preso il vice presidente Danil’bek Tamkaev, del villaggio di Kurčala. Aveva scritto una delazione nei confronti di un altro abitante di Kurčala, Omar Ediev, dopo di che il servizio di sicurezza del capo dell’amministrazione di Kurčala, Idris Gaibov, lo aveva portato a Centoroja, nella base principale dei Kadyrovtsy (situazione tipica: ogni governatore di Kadyrov ha apertamente una propria banda, chiamata “servizio di sicurezza”). A Centoroja hanno tenuto Ediev in piedi per 3 ore, chiedendogli delle confessioni, di denunciare le persone giuste. Ma lui non confessò nulla. Dopo di lui arrivò lo stesso Gaibov, che confessò che la delazione era falsa. E fu allora che i kadyrovtsy presero il figlio del delatore; poi furono portati via dal lavoro anche altri parenti d Tamkaev.


13 aprile


Villaggio di Tanghi- Ču. Dalla propria casa è stato rapito (sembra, da kadyrovtsy) Ramzan Mutsalchanov, del 1964. Il luogo in cui si trova è sconosciuto…


16 aprile


Villaggio di Majrtup. A mezzanotte nella casa di Dedišev i kadyrovtsy, arrivati su alcune macchine, fecero irruzione e organizzarono un pogrom. Spararono col mitra ai mobili, uccisero tutti e se ne andarono. Anche cinque anni prima la casa di Dedišev fu saccheggiata. Grazie agli sforzi del padrone di casa, il cinquantacinquenne Jachin, i malviventi vennero riconosciuti. Ma questi trovarono poi un impiego nel “Servizio di sicurezza” di Kadyrov, e per la giustizia divennero irraggiungibili. Non lasciarono prove che li accostassero al delitto, e così, pensa la famiglia, come risultato ci fu una nuova irruzione. La gente in Cecenia è sicura di una cosa: la metà dei delitti, realizzati dai kadyrovtsy, è ispirata al loro desiderio di spazzare via le vecchie tracce criminali, come nel caso della famiglia Dedišev.


19 aprile


Groznyj. Nella tarda serata, dalle parti della boscaglia vicina alla azienda agricola  statale “Rodina”, la base cecena dell’OMON (reparto speciale di polizia, N.d.T.) è stata sottoposta al fuoco. La mattina del 20 aprile i soldati del reparto speciale, rastrellando il territorio dal quale è partito l’attacco, trovarono un’automobile Niva bianca senza padrone e la portarono alla base. Quando tentarono di spostarla, un’esplosione rimbombò: nella Niva era stata messa una bomba. Due persone sono rimaste uccise: Alichan El’žuraev e Ruslan Makaev.


5 maggio


Villaggio di Oktjabr’skoe. Nella notte i tre fratelli Čersiev, Adam, 53 anni, Kurejš, 51 anni e Movla, 47 anni, sono stati rapiti dai guerriglieri di uno sconosciuto battaglione petrolifero, uno schieramento extraministeriale di protezione, dove vengono assunti molti kadyrovtsy. Questa sembra essere una “controcattura” di ostaggi, molto diffusa oggi in Cecenia. Il patto per la liberazione dei fratelli Čersiev è la comparizione di un pentito della loro famiglia, che partecipi alle formazioni armate illegali.


6 maggio


Due controcatture (Ramzan Kadyrov spera di esibire per il 9 maggio gli uccisori di suo padre, trovati da lui stesso).

Economato statale “Argunskij” I kadyrovtsy hanno sequestrato il padre del comandante di campo Dakki Umarov. Dove egli sia è sconosciuto, così come lo stesso Dakki Umarov.

Novye Ataghi. È stato rapito dai kadyrovtsy un adolescente tredicenne della famiglia Chamadov con lo scopo di convincere alla resa suo cugino, che partecipa alle formazioni armate del ČRI. Il luogo in cui questo studente di seconda media è stato portato è sconosciuto.


11 maggio


Groznyj. I kadyrovtsy hanno prelevato dalla loro abitazione padre e figlio Sajdulaev: Charon, 54 anni, e Apti. Charon era sospettato di aver contatti con i guerriglieri, ed hanno portato via Apti per far pressione psicologica sul padre affinché desse delle informazioni. Entrambi si trovano nella base dei kadyrovtsy ad Argun.


12 maggio


Villaggio di Išchoj- Jurt. Di sera è arrivato al villaggio un gruppo di guerriglieri composto da circa venti uomini. Hanno comprato cibo e se ne sono andati. Dopo di che il villaggio è stato assediato, i kadyrovtsy hanno rastrellato i dintorni. Si sono uditi segni di combattimento. Gli abitanti hanno visto i corpi di due kadyrovtsy uccisi. I combattenti, poi, sono usciti dall’accerchiamento. Al mattino i kadyrovtsy hanno dichiarato di aver trovato due cadaveri di guerriglieri nel bosco. Quando li hanno portati al ROVD [dipartimento di polizia del villaggio N.d.W.] di Gudermes, in uno di loro è stato riconosciuto Il’man Chadisov, nato nel 1982, rapito dai kadyrovtsy in marzo, e tenuto a Centoroja. I poliziotti hanno sospeso poi l’identificazione del secondo corpo e l’hanno nascosto nel cimitero locale di Gudermes, nonostante egli fosse stato ucciso e fosse musulmano. Secondo l’opinione pubblica i kadyrovtsy, per sbarazzarsi del corpo, diedero in cambio dei corpi dei guerriglieri fucilati i prigionieri della prigione illegale di Centoroja. Questo è quanto, fino a quella notte.

A Mosca comunemente si pensa che “i kadyrovtsy abbiano in mano la situazione” in Cecenia, e che sarebbe peggio se loro non ci fossero. Ma sarebbe davvero peggio? Questa oggi è la domanda più importante, che richiede una risposta chiara. E che cos’è questa, se non una guerra? Il bilancio di cinque anni di cecenizzazione del conflitto è un vicolo cieco politicizzato. Con la morte di Maschadov non ci può essere più alcun dialogo. Hanno messo la popolazione tra due fuochi: i kadyrovtsy e i guerriglieri. Centoroja, con la prigione di Ramzan ed i suoi scantinati, è del tutto illegale. Esattamente come sono illegali le sue truppe e i suoi avversari. Ma la cosa più sorprendente è che tutti loro comunque coesistano, nonostante si diano battaglia l’uno con l’altro. Basaev promette un’estate di fuoco nel territorio russo, dimenticando che Ramzan gli è vicinissimo. Ma la gente in Cecenia ha coltivato queste terre, ha continuato a far studiare i bambini, a curarsi negli ospedali, mentre i funzionari hanno continuato a rubare. La preoccupazione in assoluto più grande fra tutte, senza eccezione, è rimasta il perfezionamento dell’arte di sopravvivere in condizioni di repressione di massa organizzata. Analoghi effetti delle cecenizzazione oggi sono sempre più evidenti: la nascita ed il rafforzamento di attività musulmane clandestine persistono non solo in Cecenia, ma in tutte le altre repubbliche caucasiche.




permalink | inviato da il 20/6/2005 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 giugno 2005


Scricchiolii

Ultimamente osservando i segnali provenienti dalla Russia mi pare ci siano strane infiltrazioni nelle propaganda dei media, ammissioni da parte delle autorità, indiscrezioni che filtrano come se si volesse farle passare appositamente per preparare il terreno... a che cosa?

Il primo sospetto mi è venuto nel vedere quel Nurpashi Kulayev, che prima fu certamente malmenato e probabilmente torturato per "confessare", ora dopo essere stato rimesso a lucido, quasi ingrassato e apparentemente in buona forma,  contraddice ogni giorno che passa sempre più le versioni ufficiali. Gli hanno promesso l'incolumità fisica se dice la verità? Strano, dato che il governo ha tutti i mezzi per far in modo che succeda il contrario.

Poi, più recentemente, Dimitri Kozak,
un consigliere di Putin, ha fatto trapelare la notizia come lui gli abbia detto a chiare lettere di ritiene la sua politica nel Caucaso, specialmente per quanto riguarda la nomina dei governatori, qualcosa che "sta creando apatia sociale e favorisce il dilagare della corruzione". Mica male per essere un fedele del Valdimir....

E per quanto riguarda sempre la questione della designazione dei governatori regionali dall'alto, è anche molto strano che
la corte costituzionale russa si è detta d'accordo nell'esaminare il ricorso da parte di un cittadino siberiano. Ci furono già i ricorsi sull'anticostituzionalità, ma tutti vennero respinti sul nascere. Ora che cosa è cambiato?

Poi interessante è vedere come la NTV, ha ampiamente documentato di
gente di un villaggio in fuga dalle operazioni di pulizia, e di donne disperate che dicono che non hanno nulla a che fare con i wahabiti, ecc., scene che in genere non credo vengano fatte passare dalla (auto-)censura.

Ancora più strana
quell'ammissione inaspettata di una altro ufficiale dell'amministrazione cecena filo-russa che dice candidamente quello che tutti ormai sanno benissimo, ma che il governo ha sempre negato ufficialmente: ci sono dozzine di fosse comuni in Cecenia, e parlando alla BBC, riconosce la responsabilità delle forze federali russe nel commettere le atrocità. Parla inoltre di 60.000 persone che hanno un conoscente che è "sparito" (60.000? ci sarà uno zero di troppo?)

Strani movimenti tellurici e scricchiolii. Sarà mica che si sta muovendo qualcosa...?




permalink | inviato da il 19/6/2005 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


17 giugno 2005


Cecenia news del 17-6-2005

Una minoranza di Daghestani di un villaggio ceceno di frontiera fuggono dalle operazioni di "pulizia etnica" (ormai è il caso di chiamarle così) verso il Daghestan. Pare che ora prendono di mira anche loro. La cosa si aggiunge alle voci secondo cui nemmeno i russi etnici in Cecenia sono più al sicuro.

Resoconto della Moscow Times sull'evoluzione dell'atteggiamento delle madri di Beslan nel processo contro l'unico terrorista sopravissuto. Prima gridavano: "ti dovrebbero ammazzare e il tuo corpo essere gettato ai maiali", ed ora invece alcune si stanno preoccupando della sua incolumità fisica, pensando di procurargli un nuovo avvocato perché possa essere difeso meglio, e si dicono perfino disposte a perdonarlo se racconta la verità. Infatti scoprono che la sua versione dei fatti è più plausibile di quella che gli propina il loro governo la cui versione è sempre stata piena di contraddizioni, affermazioni non controllabili e che sovente sono risultate false. Un classico esempio di come un regime autoritario basato sulla censura e le falsità produca solo odio e violenza e come, non appena la gente ha la possibilità di ascoltare anche altre "campane", sia più facile lenire il desiderio di rispondere alla strage con la strage e cercare un po' di verità. Comunque sia, rimane il fatto che Putin ha messo giudici e tribunali sotto stretto controllo politico: è improbabile che la sentenza finale getterà qualche luce su quanto avvenuto a Beslan. Ma il Cremlino potrebbe forse avere sottovalutato l'effetto che possono avere le aule giudiziarie aperte al pubblico e ai giornali...

Continua la telenovela attorno a Klebnikov (vedi anche:
link & link & link). Sarebbe dunque stato il ceceno che nel suo libro ha definito un "barbaro": link. Ma anche qui i suoi parenti dubitano della versione ufficiale: link. In realtà si è poi scoperto che Klebnikov stava preparando un nuovo libro sulla corruzione in Cecenia. In primo piano Kadyrov e il suo entourage (chi ha orecchie per intendere...). Insomma, come al solito, è tutto limpidissimo. Però che noia....

Intanto il "nuovo" Kirghizystan ha già il suo bel da fare con la altrettanto "nuova" opposizione (cioè i fedeli del deposto presidente Akayev) e che manifesta davanti al palazzo presidenziale perché un suo candidato sarebbe stato escluso dalle liste elettorali:
link. E Bakiyev dice che gli oppositori erano tutti pagati. Questa l'ho già sentita da qualche parte. Speriamo bene...

Solo poco più di 300 esemplari di tigri in Russia. Al limite dell'estinzione dunque, ma la popolazione è stabile negli ultimi 10 anni.<




permalink | inviato da il 17/6/2005 alle 18:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 giugno 2005


Cecenia lo stallo nel sangue

Bisogna dare atto a Chiesa di essere l'unico della cosiddetta area "pacifista" nel essersi occupato già da tempo del conflitto ceceno, ma nella sua ottica io proprio non riesco ad entrarci... peccato.


Cecenia lo stallo del sangue

si Giulietto Chiesa

La seconda guerra cecena cominciò cinque anni fa, esattamente l'8 agosto 1999, quando - tra lo stupore generale - Shamil Bassaev scatenò l'offensiva della mosca contro l'elefante attaccando la Russia in Daghestan. Quel giorno, con straordinaria coincidenza, Vladimir Putin venne nominato a capo del governo russo da un Boris Eltsin ormai palesemente sulla via del tramonto. Che infatti avvenne quattro mesi dopo.

Dopo cinque anni e due trionfi elettorali, Putin non è ancora riuscito ad archiviare la Cecenia. Non ha perduto la guerra - al contrario di Eltsin che perdette la prima - ma non l'ha nemmeno vinta. Il che rende la sua situazione più simile a quella di uno sconfitto che non a quella di un vincitore. Con la morte di Aslan Maskhadov, "successo" davvero disastroso, Putin è rimasto privo dell'unico interlocutore che gli restava per un eventuale negoziato, o tregua. Adesso, nemmeno se volesse (e pare che non lo voglia), potrebbe trovare qualcuno con cui trattare. [1] Un attacco terroristico, in un qualunque posto fuori dalla Cecenia, non è scongiurabile. L'interrogativo non è il "se", ma il "quando". E concerne il numero dei morti. Come Beslan ha dimostrato, la Russia attuale non è in grado di difendersi. La Cecenia è interamente occupata dalle forze militari russe, ma si trova in uno stato che non è né di guerra, né di pace. L'intera zona del Caucaso del Nord è percorsa da scricchiolii inquietanti. Grozny è in mano ai ceceni amici del Cremlino, ma che non hanno né la capacità, né i mezzi per portare la repubblica alla normalità.[2] In altri termini il conflitto, in permanenza latente, si è "cecenizzato" e, al tempo stesso, è tracimato fuori dai confini ceceni.

I russi rimangono. Non meno di trentamila uomini [3] svolgono funzioni essenziali di pattugliamento e di repressione, spesso oggetto di sanguinosi attacchi di guerriglia, o di attentati dinamitardi. [4] I ceceni non possono andare oltre questa azione di piccolo e mortifero sabotaggio, ma i russi non possono pacificare il paese.

Negli ultimi due anni, in parallelo e malgrado il tentativo di Putin di normalizzare a suo modo la Cecenia, promuovendo elezioni troppo truccate per essere credibili, in primo luogo per gli stessi ceceni, si è moltiplicata la presenza di formazioni militari locali, ciascuna delle quali agisce "per conto proprio", in senso figurato e letterale. Cioè il quadro militare ha assunto una fisionomia imprevedibile. Alle bande di guerriglieri e di terroristi "indipendentisti", che spesso sono ormai delle vere e proprie organizzazioni banditesche e criminali - ridotte comunque di numero e schiacciante in una difficile clandestinità - si sono aggiunte altre bande, alleate ambiguamente con le autorità cecene installate da Mosca. Il gruppo più importante di questi  ltimi è quello dei kadyrovzy, così chiamati perchè guidati da Ramsan Kadyrov , figlio di Ahmad-Khadzhi Kadyrov, penultimo presidente ceceno, saltato in aria l'hanno scorso. I kadyrovzy sono formalmente il servizio di sicurezza del presidente Ruslan Alkhanov. Ma ci sono anche gli jamadaevzy, il cui capo banda è Sulim Jamadaev. Si tratta del cosiddetto attaglione Vostok (est). Qualche centinaio di armati, come i baisarovzy, di Movladi Baisarov (un gruppo - altrimenti denominato "battaglione petrolifero"- che si è staccato dal Servizio di sicurezza presidenziale). Chiudono questo elenco parziale i kakievzy, banda comandata da Said-Magomed Kakiev, ex battaglione Zapad (Occidente) del servizio di intelligence dell'esecito ceceno. Tutti questi gruppi agiscono autonomamente, hanno propri luoghi di residenza nei dintorni di Grozny, hanno le proprie prigioni, dove nessuno ha accesso, tanto meno la polizia, gli organi giudiziari e inquirenti.

Alla doppia serie di formazioni armate, guerriglia e potere, si devono aggiungere altri gruppi -
di qualche decina di unità - composti da militari ed ex militari delle diverse forze armate russe: esercito, milizia, FSB (servizio federale di sicurezza, la polizia politica).

Le bande operano anch'esse sul frastagliato e incerto crinale tra legalità e illegalità. Un arresto, ordinato non si sa da chi, può trasformarsi in sequestro di persona. Una perquisizione scolora in rapina. Un inseguimento in un assassinio. Nessuno è chiamato a risponderne, nessuno può distinguere un'operazione segreta da un'azione criminale. La pratica più diffusa, in cui tutte le bande sono impegnate, è quella dei sequestri di persona, dei rapimenti a scopo di lucro, per ottenere riscatti, assassinii mirati per eliminare i sospetti di terrorismo, ma anche gli avversari politici, i concorrenti.[5] In media quattro o cinque "sparizioni" ogni giorno. I
"russi", spesso mescolati ad altri, agiscono in concorrenza con i "ceceni"; tra gli uni e gli altri c'è un ramificato commercio di armi e munizioni, contrabbando, droga.

Un quadro impressionante d'illegalità su cui l'autorità del governo ceceno è quasi nulla.[6] I tentativi di normalizzare la situazione sono vanificati da questo difetto di origine. La corruzione dei pubblici ufficiali, russi e ceceni, è senza limiti e remore. Perfino gli stanziamenti di Mosca per la ricostruzione non riescono ad arrivare ai destinatari. Tutti coloro che hanno perduto la loro casa (e sono decine di migliaia) devono pagare tangenti fino al 30 per cento e oltre a intermediari di vario genere, tutti armati fino ai denti. Non esiste attività economica che non sia sopraffatta dal racket. Un qualunque magistrato che volesse fare giustizia dovrebbe effettuare il più spericolato degli slalom tra piccoli eserciti di lanzichenecchi pronti a tutto. Nessuno stupore se nessuno ci prova.

Una vera e propria piaga, che dilata i suoi miasmi verso le regioni vicine della Russia e del Caucaso. Non è solo la pace ad essere lontana. Lo è la più elementare vita civile.

--------------------------------

[1] Sarebbe il caso riconsiderare questa posizione. Continuare a dare per così scontato che
Sadulayev sia dalla parte degli integralisti islamici o di un Basayev, fino ad ora, non ha alcun
motivo d'essere.

[2] No. Non ne hanno nè la volontà nè l'interesse. E' molto diverso.

[3] 30.000 sono le forze del FSB e del MVD. In totale le truppe sono 80.000.

[4] Notare il linguaggio subliminale: la repressione è "essenziale", non sanguinosa come gli
attacchi della guerriglia.

[5] E la sparizione dei civili innocenti che non sono nè sospetti di terrorismo, non sono avversari politici o concorrenti di nessuno, Chiesa dove li mette? Niente, non esistono. Anche questo è sintomatico di una certa sensibilità....

[6] No. L'autorità del governo "ceceno" è in larga parte quello che incoraggia se non ordina
quell'illegalità.



permalink | inviato da il 16/6/2005 alle 16:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


14 giugno 2005


Pogrom news del 14-6-2005

Memorial emette il suo consueto bollettino di guerra dalla zona di conflitto: 16 persone sono state rapite nel solo mese di aprile. Bisogna sempre ricordare che i numeri si riferiscono solo a 5 distretti ceceni su 17 e che anche questi dati sono solo preliminari. Non è azzardato pensare che i numeri vadano probabilmente moltiplicati per tre. E' un po' come se in una zona poco più grande dell'Umbria sparissero una cinquantina di persone al mese....

Che intanto
continuano le "sparizioni" lo riferisce anche la Prague Watchdog. Sempre sulla stessa si scrive che sei uomini spariscono nel distretto di Prigorodnoye ed a cui fa seguito un urgente appello della UNPO, e che un tizio arrestato dai Kadyroviti è stato trovato morto, ecc., ecc., ecc. Particolarmente significativo è il ritrovamento dei cadaveri con evidenti segni di tortura di Said-Hussein Elmurzayev e suo figlio Suleiman: la loro colpa è stata quella di essersi appellati alla corte europea per i diritti umani. Non è il primo caso del genere. L'avvertimento dei kadyroviti e di Putin alla popolazione civile cecena che vorrebbero rivolgersi a Strasburgo è chiarissimo.

Ma forse i bollettini più raccapriccianti sulle "sparizioni", i rapimenti, gli abusi e via dicendo sono
quelli della Società per l'amicizia russo-cecena. Ce ne è per tutti i gusti....

E allora, per capire meglio che cosa sta dietro al perdurare del fenomeno delle "sparizioni" in Cecenia e che ormai hanno massicciamente preso piede anche in Daghestan, magari, invece di limitarsi all'Interfax e la RIAN come fanno la maggior parte dei giornalisti, vale la pena leggersi il lungo ma illuminante articolo della Novaya Gazeta  (originale in russo:
link - traduzione su una mailing list più o meno riuscita in inglese: link). I giornalisti della NG (quelli dello staff della Politkovskaya, per intenderci) hanno fatto delle indagini e accusano gli uomini di Ilyas Shabalkin di fare "sparire" gente comune che nulla ha che fare con la guerriglia. A causa delle difficoltà che trovano nel catturare i guerriglieri, quelli veri, ma avendo bisogno di dimostrare che stanno compiendo importanti azioni militari, prendono di mira dei semplici civili, li rapiscono, sovente vengono torturati e li uccidono, per poi esporne i corpi in TV come dei trofei risultanti da una qualche presunta azione degli spetznaz contro i "terroristi". Questo tipo di storie non è la prima volta che si sentono e anzi, pare che dopo la motivazione economica (la richiesta da parte della polizia kadyrovita e delle truppe federali russe del riscatto per la liberazione degli ostaggi), questa sia la principale ragione che sta dietro al perdurare del fenomeno delle "sparizioni" dei civili in Cecenia e in Daghestan.

Non a caso dunque la International Helsinki Federation parla di
"impunità quale la forza guida che sta dietro alle violazioni massive in Cecenia" (documento .doc)

Ma l'Europa, quella che continua a rifiutare i visti d'entrata ai bambini mutilati per potersi curare negli ospedali, di questi scrupoli non se ne fa. In Germania p.es. si è convinti che si possono rimpatriare forzatamente i rifugiati ceceni, non avrebbero nulla da temere. P.es. la famiglia di un tal Rizvan Usayev, chiese asilo politico in Germania, ma non gli fu concesso e dovettero fare ritorno in Cecenia. Lui ora è "sparito" (
link & link). Che ci siano dunque dei tentativi da parte delle autorità russe di nascondere in tutti i modi i crimini contro l'umanità da loro commessi, come descrive Nico Guzzi, è sicuro, ma quando arriverà il giorno in cui si potrà scavare nelle fosse comuni cecene, e arriverà, allora temo che emergeranno verità terribilmente imbarazzanti anche per




permalink | inviato da il 14/6/2005 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2005


Reportage

Questa sera alle 20.15 sulla Tv satellitare tedesca Phoenix reportage sulla Cecenia: link.




permalink | inviato da il 14/6/2005 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 giugno 2005


Infanzia minata

Mentre i bambini sopravvissuti di Beslan ricevettero tante di quelle donazioni che buona parte sono stati lasciati marcire nei magazzini, la comunità internazionale continua a rifiutare qualsiasi aiuto ai bambini mutilati ceceni (5000 secondo un giornale ceceno) e che avrebbero urgente bisogno di cure mediche. Anche questo è un modo come un'altro per "ghettizzare" e contribuire ai pogrom... Più informazioni su questo nell'articolo di Enrico Piovesana. Ci sono anche delle ONG che se ne occupano (p.es. vedi link & link & link) e che hanno una cronica mancanza di aiuti.

Di queste cose non si deve però parlare. Si parla solo degli attentati (veri o presunti) degli uomini di Basayev, p.es. come
forse quello di ieri ad un treno della linea Grozny-Mosca (ma qualcuno dice siano stati gli ultra-nazionalisti, mentre, visto che la maggior parte delle vittime erano ceceni e Putin stava incontrando Blair, Zakayev dice che è stato il FSB stesso, insomma il solito teatrino dell'informazione e contro-informazione). E nessuno ricorderà più con quale farsesca messa in scena fu riaperta quella linea un anno fa con tanto di fanfare come segno della "normalizzazione"....




permalink | inviato da il 13/6/2005 alle 18:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 giugno 2005


Nuovo libro della Politkovskaya

Qualche nota su questo nuovo libro della Politkovskaya che ora esce anche tradotto in italiano.

Naturalmente è stato scritto in russo ma nessun editore in Russia ha avuto il coraggio di mandarlo alle stampe. I russi non avranno il diritto di leggerlo. Fino a poco tempo fa il governo non riusciva a impedire l'uscita dei libri "scomodi". Rimediava alla cosa sequestrandoli successivamente nelle librerie con qualche scusa più o meno incredibile. Ora riesce a impedirne l'uscita già sul nascere. E anche questo è significativo dell'involuzione autoritaria a cui si assiste.

Una introduzione di fuoco la Politkovskaya l'ha dedicata al governo Schroeder. Questo almeno nella versione tedesca ed è possibile leggerla online:
link.


La Russia di Putin

18.00€

Anna Politkovskaja

Adelphi– 2005– pag. 293-ISBN: 8845919749

Da qualche tempo l’Occidente cerca di tranquillizzarsi sulla Russia presentando Vladimir Putin come un bravo ragazzo volenteroso. Ma ora questo libro di Anna Politkovskaja, giornalista moscovita nota per i suoi coraggiosi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia, ci svela, in pagine ben documentate e drammatiche, tale autoinganno. Ed è un libro destinato a restare memorabile per la maestria e l’audacia con cui l’autrice racconta le storie (pubbliche e private) della Russia di oggi, soffocata da un regime che, dietro la facciata di una democrazia in fieri, si rivela ancora avvelenato di sovietismo.

Ma non si pensi a una fredda analisi politica: «Il mio è un libro di appunti appassionati a margine della vita come la si vive oggi in Russia» scrive la Politkovskaja. E tanto meno si pensi a una biografia del presidente: Putin resta infatti sullo sfondo, anzi dietro le quinte, per essere chiamato sul proscenio soltanto nel tagliente capitolo finale, dove viene ritratto come un modesto ex ufficiale del kgb divorato da ambizioni imperiali.

In primo piano ci incalzano invece squarci di vita quotidiana, grottesca quando non tragica: la guerra in Cecenia con i suoi cadaveri «dimenticati»; le degenerazioni in atto nell’ex Armata Rossa; il crack economico che nel ’98 ha travolto la neonata media borghesia, supporto per un’autentica evoluzione democratica del Paese; la nuova mafia di Stato, radicata in un sistema di corruzione senza precedenti; l’eccidio a opera delle forze speciali nel teatro Dubrovka di Mosca; la strage dei bambini a Beslan, in Ossezia.



permalink | inviato da il 13/6/2005 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


11 giugno 2005


Studi senza Frontiere: appello

Continuo con questo terzo post sull'iniziativa dell'associazione "Studi senza Frontiere". Presento un intervento-appello di una ragazza francese, Jeanne Aptekman, con cui sono in contatto e che sa ottimamente l'italiano. E' un membro dell'associazione francese Etudes sans frontières - Mission Tchétchénie (sezione della Studi senza Frontiere), l'organizzazione che è riuscita a fare studiare studenti universitari ceceni in Francia ed ora cerca contatti con le università italiane perchè il progetto si possa estendere anche da noi. Prima delinea brevemente le origini e la storia dell'associazione e poi ne spiega le problematiche attuali. Vi invito pertanto a leggere il seguente racconto e se c'è qualcuno che può fare qualcosa di raccoglierne urgentemente l'appello!

"Prima di fare la cosa per gli studenti, due anni fa (abbiamo fatto venire a Parigi 9 studenti nel settembre 2003, e speriamo di farne venire 7 altri quest'estate), avevamo fatto un'altra cosa, si chiamava "les anges pressés", avevamo fatto una dimostrazione a Parigi e pubblicato un libretto sulla Cecenia con delle foto di Stanley Greene e dei pezzi di giornali (l'idea era di dire: "non è vero che non sappiamo", più o meno), e cosi abbiamo incontrato dei rifugiati ceceni, e deciso di fare qualcosa per permettere agli studenti ceceni di andare all'universita in occidente (c'era anche quest'appello di Maskhadov alla fine della prima guerra, chiedendo ai paesi europei e agli Stati Uniti di accogliere studenti ceceni, però nessuno aveva risposta e fu l'Arabia Saudita a rispondere... Per questo eravamo/siamo molto incazzati!!)

Ormai con i studenti ceceni e altre persone (professori, universitari, giornalisti, personalità cecene - Omar Khambiev ad esempio), organizziamo un sacco di conferenze nelle università, con dei documentari e i studenti che parlano della loro vita in Cecenia quando vogliono - però spesso hanno voglia di raccontare, anche perché aiuta a sopravivere con il senso di colpa di aver lasciato il paese loro. E poi dopo Beslan, avevano spesso voglia di mostrare che i ceceni non erano per forza terroristi, e che loro avevano scelto un'altra via.

E poi a marzo, abbiamo organizzato una giornata "per la libertà culturale da Mosca a Grozny" (
documento in .pdf in francese - documento in .pdf in inglese), che a Parigi c'era il "salon du Livre" e l'invitato era la Russia, quindi volevamo parlare dei processi agli artisti in Russia, dei libri bruciati."

Continua a descrivermi poi la situazione attuale:

"Quello che cerchiamo di fare oggi consiste nel creare dei contatti con le università e con persone che ci potrebbero aiutare nel ottenere dei visti per i studenti. Per ottenere un visto bisogna aver una "pre-inscrizione all'università, cioè una lettera di un presidente [preside della facoltà o il rettore?] dell'università dicendo che accetta lo studente nella sua università, però purtroppo non basta...! Il fatto è che non abbiamo un sacco di soldi, cioè abbiamo solo soldi per quello che facciamo in Francia. Quindi per svilupparci in Italia, avremmo pure bisogno di soldi (lo so, è tutto un casino, pero'...). Per questo, pensavamo che la cosa piu facile all'inizio sarebbe di trovare dei "pack", cioè ad esempio una borsa di studio completa offerta da una città, oppure da un'università (o metà dalla città, metà dall'università) e per questo cerchiamo di fare cose col comune di Roma (c'era un amico a Roma questi giorni però non so che fine ha fatto 'sta cosa). Forse in cambio, si possono organizzare eventi culturali, mediatici, che ne so... L'altra soluzione è di creare una "studi senza frontiere" italiana, che chiede soldi a diverse fondazione, agenzie (la Soros, la regione, il comune, ...), però domanda un po' di disponibilità.

Come dicevo il problema dell'istruzione in Cecenia è importantissimo perchè è fondamentale per strappare le nuove generazioni dalle grinfie del radicalismo islamico. Bisogna sottolineare che gli studenti in questione non necessitano di un timbro di "rifugiato", non chiedono "asilo politico" e non vengono neppure a portare via lavoro a nessuno: chiedono solo un visto per potere studiare e potere poi, a studi conclusi, ritornare in patria. Purtroppo, mentre l'Arabia Saudita risponde, nella stragrande maggioranza dei casi in Europa gli viene rifiutato anche questo. Se dunque siete studenti, professori, politici o qualcuno che può o vuole provare ad attivarsi per fare qualcosa in questo senso potete mettervi in contatto con:
etudessansfrontieres@hotmail.com




permalink | inviato da il 11/6/2005 alle 17:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


11 giugno 2005


Era un angelo

Riprendo dal blog Viaggio all'inferno

ERA UN ANGELO
 
Grazie all’Associazione
Studenti senza frontiere nata in Francia per iniziativa di Raphael Glucksmann, un piccolo numero di studentesse e studenti ceceni può studiare in Francia. L’idea nasce da un appello lanciato qualche anno fa da Maskhadov che fu raccolto solo dall’Arabia Sauditas e dal Pakistan. Nessuna Università europea rispose. Sarebbe il momento che oltre che in Francia, altre Università nella “libera e democratica “ Europa aprissero le porte a ragazze e ragazzi ceceni. Sarebbe un piccolo segnale di solidarietà, un piccolo mattone del muro dell’indifferenza che inizia a cadere. Ho avuto occasione di conoscere una di queste studentesse, dallo sguardo dolcissimo, triste, ma intenzionata a dare voce a chi non c’è più e a gridare sommessamente come si possa fare tranquillamente affari con Putin, mettendo in un angolo i diritti umani. Milena comincia così: “Putin parla di normalizzazione, ma io voglio dire che la guerra continua. Se così non fosse, perché le frontiere sono chiuse? Perché i giornalisti non possono entrare? Se la guerra è contro il terrorismo perché Putin ha fatto uccidere Maskhadov? Lo ha fatto perché non vuole davvero combattere il terrorismo e quindi ha fatto eliminare chi poteva dialogare. Vi siete chiesti com’è la vita civile del popolo ceceno? La guerra è contro i ceceni, è un massacro contro la popolazione. Volete dei fatti precisi? Eccone uno. C’era un musicista che suonava la balalajka, la sua famiglia era stata massacrata. Eravamo diventate sue amiche e lui ci raccontava delle sue tournée, dei suoi successi, dei suoi viaggi all’estero, poi improvvisamente, si fermava , smetteva di raccontare e diceva “dopo, dopo, ….c’è stata la guerra”. E si perdeva nel silenzio. Un giorno, lo vediamo arrivare all’Università, tutto triste: aveva perduto il suo strumento. Con le mie amiche, decidiamo di andare al mercato delle pulci per cercare una balalajka da comprare per fargli un regalo. Arrivate al mercato, notiamo moltissima polizia, chiediamo cosa succede e ci rispondono che sono stati fucilati sette terroristi: tra questi anche il nostro amico musicista. ERA UN ANGELO. Alla sera, al telegiornale, la presentatrice spiega che nel centro di Grozny, i soldati hanno ucciso 9 terroristi”. Mentre leggete, cercate di immaginare il dolore negli occhi e nel cuore di Milena, io non posso dimenticare la sua voce e il suo sguardo quando ha detto: ERA UN ANGELO. “Si può capire, - continua Milena – la disperazione delle donne che diventano kamikaze; la televisione è quella filorussa e noi giovani ceceni vediamo continuamente le menzogne che raccontano. Naturalmente siamo rimasti sconvolti da quello che è successo a Beslan. Ma non dimentichiamo che chi ha vent’anni oggi è cresciuto solo con la guerra, le torture, i rapimenti, i corpi dei vivi e dei morti restituiti senza alcune parti del corpo. Come cresceranno le generazioni che hanno conosciuto solo la guerra? Quando vedo che i leader europei parlano amabilmente con Putin io sono sconvolta. Chiedo quindi a tutti di raccontare, di parlare, di fare pressioni perché si possa arrivare alla pace”.




permalink | inviato da il 11/6/2005 alle 5:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


10 giugno 2005


Studi senza Frontiere

In questi giorni ci dedicheremo all'argomento sulla possibilità di fare studiare studenti ceceni in Italia. La situazione dell'istruzione in Cecenia è tragica. Una volta c'erano scuole e università che non avevano nulla da invidiare a quelle nostre. Oggi tra guerra e continui abusi la situazione è al collasso. Per farsene una idea basterebbe leggere questo articolo (scendere fino a "Chechnya: learning to parrot"). Per fortuna non ancora tutta la Cecenia è così, e degli sforzi per mantenere una decente istruzione per le nuove generazioni ci sono. Ma è chiaro che in Cecenia ormai ci si trova davanti ad un bivio: o si intraprende la ricostruzione di scuole e università con uno standard decente per una scolarizzazione delle nuove generazioni, oppure crescerà una generazione di analfabeti che finiranno in mano al wahabismo il cui unico testo di studio sarà il Corano...con tutto ciò che ne consegue. Evitare questo dipende anche da noi e dall'aiuto che vogliamo e possiamo dargli. Incomincio con questo articolo introduttivo di Enrico Piovesana che riporto per intero. Prossimamente seguiranno altre testimonianze. Intanto si può lanciare l'appello a tutti gli studenti, professori, assessori o a chi ha la possibilità di organizzare qualcosa di mobilitarsi perchè si possano fare venire studenti nei nostri istituti.


Far studiare all’estero chi, come i giovani ceceni, non può farlo nel proprio paese

By Enrico Piovesana

di
Peace Reporter

Milana aveva quattordici anni nel 1994, quando la Russia invase la Cecenia. Il villaggio in cui viveva fu attaccato e la sua famiglia costretta a fuggire a Grozny. A Milana è sempre piaciuto scrivere: il suo sogno era fare la giornalista. Alla fine della prima guerra i suoi genitori riuscirono a iscriverla all’Università Statale della capitale, ma nel 1999 le bombe russe tornarono a cadere su Grozny e lei, come tanti altri ceceni, fuggì dal paese. Al suo ritorno, la città era distrutta e la sua Università ridotta a un cumulo di macerie. Milana decise di andare a studiare all’estero. Ma, senza i soldi e senza il visto, questo rimase per anni un sogno. Fino al settembre del 2003, quando arrivò a Grozny un’associazione francese che fece in modo di farla andare a Parigi insieme ad altri ragazzi che avevano il suo stesso sogno. Oggi Milana frequenta un master in giornalismo al prestigioso Institut d’Etudes Politiques de Paris, meglio noto come ‘Science Po’, e tra un anno tornerà nella sua Grozny per aprire un giornale indipendente che, senza parlare di politica per non incorrere nella censura russa, affronterà i problemi sociali di una società che cerca di uscire da undici anni di guerra, violenza e sofferenza.

Rafael GlucksmannStudiare per costruire la pace. Rafael Glucksmann, figlio del famoso filosofo e sociologo francese Andrè Glucksmann, è uno dei fondatori dell’associazione
‘Studi Senza Frontiere’ (Esf). “Io e altri studenti universitari parigini abbiamo creato questa associazione per aiutare i giovani che nei loro paesi non possono studiare a causa della guerra. Pensiamo che abbandonare a se stessi gli studenti di un paese in crisi costituisca uno dei maggiori ostacoli per la futura pacificazione e riconciliazione di quelle società. Aiutare questi giovani a continuare gli studi rappresenta una condizione essenziale per la ricostruzione sociale dei loro paesi, per la creazione di una futura classe dirigente e intellettuale che sia in grado di risolvere i tanti problemi di una società postbellica”.

Milana (ultima a destra) a Parigi con i suoi compagni ceceniEsperimento in Cecenia. “Abbiamo deciso di iniziare dalla Cecenia – spiega Rafael – perché la gioventù di quel paese è l’obiettivo principale delle violenze delle forze di sicurezza russe e quindi del proselitismo della guerriglia indipendentista. Il campus universitario di Grozny, che prima della guerra ospitava cinquemila studenti, oggi ne conta poche centinaia. Costruire una generazione futura istruita, democratica e pacifista è particolarmente importante in Cecenia. Così, un anno e mezzo fa siamo andati a Grozny e, dopo enormi difficoltà burocratiche, siamo riusciti a portare in Francia i primi nove ragazzi che ora frequentano corsi di tre anni nelle migliori università di Parigi e che al termine degli studi torneranno nel loro paese per avviare progetti culturali, sociali ed economici volti a promuovere la democrazia e la pace in Cecenia, progetti come quello del giornale indipendente di Milana”.

Studenti ceceni e ragazzi di EsfUn'organizzazione europea. “Ora a Grozny stiamo selezionando nuovi studenti da far venire in Francia”, dice il giovane Glucksmann, “e in Ruanda abbiamo iniziato un progetto di sostegno per la scolarizzazione degli orfani del genocidio del 1994 che vivono in un villaggio vicino a Kigali. Ma il nostro sogno è quello di trasformare ‘Studi Senza Frontiere’ da un’associazione solo francese a un’organizzazione internazionale europea. Il nostro sogno è che tutte le università e le scuole europee si aprano agli studenti provenienti dai paesi in guerra. Ci piacerebbe molto per esempio aprire una sezione anche in Italia, ma per fare questo abbiamo bisogno di volontari italiani che si diano da fare per prendere accordi con le università italiane. Chi è interessato ci faccia sapere!”.



permalink | inviato da il 10/6/2005 alle 11:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


9 giugno 2005


I cinque miti sulla Cecenia - parte quinta

Quinta ed ultima puntata del ciclo "miti sulla Cecenia" curata dalla Società per l'amicizia russo-cecena. - Traduzione di Chiara Zambrini alla quale va un particolare ringraziamento.


5. Se verrà restituita la Cecenia ai ceceni, allora la Russia si disgregherà.

Se un qualsiasi popolo rimane al governo grazie alla violenza, questo governo è un impero, ed esso senz'altro si disgregherà, poiché la disgregazione dell'impero è una obiettiva legge storica. Tutti i "grandi" imperi che sono esistiti nella storia in ultima analisi sono crollati, anche se i loro governanti non risparmiarono sangue per la conservazione dei loro possedimenti coloniali. Di conseguenza, proprio il mantenimento forzato della Cecenia sarà la via diritta alla sicura disgregazione della Russia. L'autenticità della Federazione Russa può fondarsi solo su uno spontaneo desiderio dei suoi popoli di vivere insieme. Il rispetto del diritto di ogni popolo ad avere una libera autodeterminazione è una norma di base della democrazia, presupposto necessario per ottenere questa unità. A.G.

Vai al mito precedente



permalink | inviato da il 9/6/2005 alle 19:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


8 giugno 2005


Russia riformata

Certo che è difficile comprendere fino in fondo l'ostinazione di Putin nel rifiutarsi di fare qualsiasi riforma e nel tentare un sia pur minimo cambiamento che possa affrontare il problema di una classe politica corrotta e odiata dalla popolazione. Dopo avere infatti imposto la ormai ben nota legge sulla designazione da parte sua dei presidenti regionali ha deciso che il successore del presidente dimissionario del Nord Ossezia, Alexander Dzasokhov, debba essere Taimuraz Mamsurov (link & link), un burocrate rappresentante la vecchia guardia e che difficilmente porterà a riforme e cambiamenti seri. Le dimissioni di Dzasokhov furono richieste a furia di manifestazioni della popolazione di Beslan sotto il palazzo presidenziale. Ma quei cortei di protesta spesso si spostavano anche sotto le finestre dell'ufficcio di Mamsurov, dato che è considerato nient'altro che l'alter ego di Dzasokhov. La designazione di Mamsurov a presidente del N. Ossezia da parte di Putin è un chiaro messaggio: tutto rimane come prima. E se l'Itar-Tass dice che "il pubblico prende positivamente la designazione di Mamsurov", chissà come mai, sulla Mosnews invece si legge che le madri di Beslan protestano.

E la stessa cosa succede anche per Zyazikov, il presidente dell'Inguscezia che è ormai odiato dalla popolazione locale la quale tende sempre più nel ricorrere a metodi estremisti e violenti di opposizione. Malgrado ne siano state chieste le dimissioni a gran voce,
tutto indica che sarà riconfermato. 

George Soros: "Putin aveva consigliato a Kuchma e Karimov di sparare sulle folle dei manifestanti". Come noto il primo non seguì il consiglio (probabilmente non poteva, i reparti di polizia avevano chiaramente fatto intendere il loro rifiuto), mentre Karimov si. Domanda: come fa Soros a saperlo? Mistero....  e Soros non è esattamente al di sopra delle parti, visto che Putin gli ha chiuso i suoi uffici della Open Society. L'affermazione lascia dunque il tempo che trova. Certo però è che la Moscow Helsinky Group è venuta in possesso (solo in russo) di un documento che dimostra come dal 2002 esiste un ordine segreto nr.870 emesso dall'allora ministro degli affari interni Boris Gryzlov, che permette gli arresti di massa, la creazione di "campi di filtraggio" (i nuovi gulag tristemente noti in Cecenia) e la soppressione anche tramite l'eliminazione fisica di chi attenta all'ordine pubblico. Dicasi: è permesso sparare sulle folle di manifestanti. La prova generale di questa direttiva fu messa in pratica il dicembre scorso in Bashkortostan (documento .doc): ci furono arresti di massa e tumulti di ogni genere. Forse solo un piccolo assaggio di quello che potrebbe avvenire su grande scala in un futuro prossimo?

E' la Russia "riformata" del FSB che avanza, e finalmente anche
Solzhenytsin si lamenta che in Russia c'è poca democrazia. Con tutto il rispetto per il buon papà di "Arcipelago Gulag".... sarà anche l'età avanzata e i problemi di salute o quant'altro, ma vien da chiedersi: dov'era in questi anni? Se ne accorge ora?<




permalink | inviato da il 8/6/2005 alle 17:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


7 giugno 2005


I cinque miti sulla Cecenia - parte quarta

Quarta puntata del ciclo dei "miti sulla Cecenia" curata dalla Società per l'amicizia russo-cecena. - Traduzione di Chiara Zambrini.


4. L'attuale operazione dei soldati russi in Cecenia è la risposta all'invasione dei ceceni in Daghestan e alle esplosioni organizzate nelle case russe.

Secondo la testimonianza di S. Stepašin, a capo del governo russo prima di Putin, l'addestramento della campagna militare contro la Cecenia iniziò prima dei fatti del Daghestan, già nella primavera del 1999. Il raid di Basaev fu usato solo come pretesto per lo scatenamento della guerra. Anche se si lascia da parte la molto verosimile versione del "conflitto contrattuale" e dell'operazione preliminare fra Basaev e l'amministrazione di Eltsin, ecco che la tesi sulla "risposta adeguata della Russia all'aggressione" appare ugualmente più che dubbiosa. Quando i distaccamenti russi combatterono in Abkhazia per la sua separazione dalla Georgia (contemporaneamente allo stesso Basaev), a nessuno venne in mente che, in qualità di "risposta adeguata" la Georgia avrebbe dovuto dichiarare guerra al Cremlino e mandare la sua aviazione a bombardare Mosca. Esattamente come la partecipazione dei mercenari russi alle azioni di guerra in Bosnia e Kosovo dalla parte di Miloševic non portò alle zaciski nel territorio russo da parte delle formazioni albanesi o bosniache.

Per quel che riguarda le case esplose, non c'è nessun indizio e testimonianza che diano conferma delle responsabilità di questi attentati terroristici alle strutture cecene. Al contrario, ci sono validi motivi per pensare che alle esplosioni abbiano partecipato le stesse truppe speciali russe. Così, nell'autunno dello scorso anno [1999] a Rjazan fu trovato dagli abitanti del luogo e dalla polizia dell'esplosivo nello scantinato di uno degli abitanti della casa. Immediatamente
l'FSB si ritrovò immischiato nell'affare, e dichiarò che in realtà stava conducendo delle esercitazioni e che l'esplosivo non era altro che sacchi di zucchero (sacchi che, naturalmente, sono stati momentaneamente confiscati). Intanto la perizia direttiva, organizzata a Rjazan subito dopo il ritrovamento dei sacchi, ha dimostrato che in essi c'era certamente della miscela esplosiva con un detonatore militare. Perché le truppe speciali hanno mentito? Non è forse perché è andato in fumo il loro ordinario "provvedimento attivo",che doveva dimostrare, ancora una volta, la "ferocia cecena"?

Vai al mito precedente



permalink | inviato da il 7/6/2005 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


7 giugno 2005


Progetto Blogumanitario

Ricevo e volentieri pubblico la segnalazione di una iniziativa di I miei Silenzi.com che si è proposto di creare una sorta di vetrina per le associazioni umanitarie con un progetto che prende il nome "Bloggers for equity". Nasce con lo scopo di rendere più visibili e più facilmente accessibili i metodi di donazione economica verso le associazioni umanitarie. Si tratta in sostanza del tentativo di creare una circuito "pro-solidarietà", che pubblicizzi l'operato delle organizzazioni umanitarie delle più eterogenee specie e che inviti a donare tramite link diretti alla pagina della donazione di ciascuna delle associazioni umanitarie. Il curatore dell'iniziativa mi e vi invita a partecipare all'iniziativa andando a leggere il manifesto.
                                                                                                                                                     




permalink | inviato da il 7/6/2005 alle 18:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 giugno 2005


Notizie russo-cecene del 6-6-2005

La sorella di Maskhadov, che assieme ad altri fu rapita e presa in ostaggio per sei mesi dalle forze federali russe (o dai kadyroviti per loro) racconta che è venuta a sapere della morte di suo fratello solo quando li hanno rilasciati, cioè solo qualche giorno fa. Conferma che se da una parte non hanno abusato di loro, dall'altra si lamenta che dovettero rimanere chiusi per tutto il tempo in una baracca senza servizi igienici dove non hanno mai potuto lavarsi ("eravamo diventati neri come dei minatori") e che non sapevano quale sarebbe stato il loro destino fino all'ultimo. Certo, un paradiso rispetto alle prigioni come Khankala, ma il termine "abuso" è relativo.

Che noia.... si ricomincia con le elezioni in Cecenia.
A Novembre quelle parlamentari.

Una piccola notizia che secondo me avrà un riflesso a lungo termine importantissimo per noi e la Georgia: non sono più richiesti i visti per la Georgia per i cittadini dell'UE, Giappone, USA e Canada. Tutto più facile: potete anche farvi un giretto il fine settimana.

E non solo.... il mondo diventa sempre più piccolo: la RIA-Novosti, l'agenzia di informazioni russa che, sia pur non in modo ufficiale, è in mano al governo e ne è la cassa di risonanza primaria, ha deciso di spendere 25-30 milioni di dollari per creare
una TV satellite in inglese che riferisce della Russia e che sarà visibile in Europa, USA e l'Asia. Bene. Non vedo l'ora e me ne rallegro. Questo, quando viene fatto in direzione inversa, viene chiamato "indebita ingerenza negli affari interni" o "manipolazione delle coscienze da parte dell'occidente". Ora invece vedremo se le bugie e la censura del Cremlino riusciranno a convincere a sua volta il pubblico occidentale e miglioarne l'immagine. Temo che riusciranno a fare l'esatto contrario e chissà perchè, perfino quelli della RIAN ammettono di avere qualche dubbio. Peccato. Già sospettano che loro non potranno provocare qualche "rivoluzione dei tulipani"....

Un parlamentare della Duma
ha avuto un'idea brillante: bisogna fare una legge che impedisca alle donne russe di sposarsi con gli stranieri, e se osano emigrare per farlo, si deve poterle deportare al proprio paese nativo, cioè in Russia. Perchè? Per preservare il patrimonio genetico russo, perbacco.

Siamo arrivati a questo punto... e pensare che è membro di un partito (quello di di Zhirinovsky) che osa chiamarsi "Partito Liberale Democratico della Russia". E allora, per rovinare il patrimonio genetico russo, un consiglio a tutti i signori maschietti che cercano moglie. Ecco le 181 agenzie matrimoniali specializzate in signorine russe che cercano marito:
link. Buona fortuna!




permalink | inviato da il 6/6/2005 alle 18:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 giugno 2005


Varie del 4-6-2005

Sintesi dell'intervista della RFE/RL a Sadulayev da parte (dell'ambivalente) Liz Fuller (l'intervista integrale in russo: link & traduzione in inglese: link): reitera che il terrorismo non fa parte della sua politica di resistenza ma che hanno il diritto di infliggere il massimo del danno agli obiettivi militari, ecc. Quando ritornerà la pace si terranno nuove elezioni per un nuovo presidente. Su Putin profetizza: cercherà di eliminare chiunque possa testimoniare che cosa è successo per la "prosperità".

Sconcertante richiesta di Susanna Dudiyeva, la rappresentante delle madri di Beslan e che ha perso un figlio di 14 anni nell'assalto, al terrorista superstite Kulayev. Non chiede danni morali o materiali ma afferma: "Siamo pronte a perdonarti se racconti la verità. A chi dovremmo credere - a te o agli investigatori? Non abbiamo fiducia negli investigatori. Aiutaci! Vorremmo altri al posto tuo. Raccontaci tutto quello che sai. Questo è il mio danno morale. Io voglio solo la verità".
Ma temo che basti la domanda finale per capire quali speranze ci siano che dica la verità: "Raccontaci, ti hanno picchiato?" - "Certo che mi hanno picchiato", risponde Kulayev.

Dopo Beslan l'Izvestia, uno dei più noti giornali nazionali, aveva osato essere leggermente critico di tanto in tanto dell'operato del governo. Il direttore di allora fu immediatamente licenziato. Ora
si procede alla fase finale di acquisizione da parte della Gazprom. Il controllo dei media da parte di Putin, esclusi alcuni giornali locali,  è dunque ormai totale. La povera Dudyeva dovrà mettersi il cuore in pace, non ci sarà alcuna verità, nè dagli investigatori, nè da Kulayev, nè dai giornali e tanto meno da parte del governo.

Che gli USA abbiano capito che alla lunga hanno più da perdere che da guadagnarci nel tenere la base militare in Uzbekistan?Articolo del Washington Post.




permalink | inviato da il 4/6/2005 alle 19:35 | Versione per la stampa


3 giugno 2005


Varie del 3-6-2005

Articolo del Washington Post sul rilascio dei parenti di Maskhadov. Sembrano in condizioni relativamente buone anche se sono deboli ed emotivamente provati. Stando a quanto dicono non sono stati torturati dalle forze di Kadyrov (si fa per dire: non gli hanno lasciato la possibilità di lavarsi da dicembre).

Direi che è evidente che a Kulayev sono state date assicurazioni che gli uomini neri incappucciati che con manganelli e elettroshock lo convinsero a "confessare" e ripetere fedelmente la versione ufficiale su quello che è successo veramente a Beslan non dovrebbero più fargli visita. Non so se questo si rivelerà una ingenuità, ma sta di fatto che ora compie un'inversione a 180 gradi e
contraddice la versione di Mosca

Mentre la International Helsinki Federation denuncia il deterioramento delle violazioni dei diritti umani in Inguscezia, Nord Ossezia e il Kabardino-Balkaria, in quest'ultimo la gente scende per strada a protestare. Analisi del presente con passato storico molto dettagliate della RFE/RL e la IWPR. Link & link.

La distruzione da parte del Cremlino del sistema immunitario che possa contrastare l'avvento di forze di stampo fascista e xenofobo in Russia non si arresta. La campagna di repressione contro le ONG per i diritti umani in Russia continua:
la Società per i diritti umani di Nizhnii Novgorod ha ricevuto l'ordine di sospendere le attività.

Lavrov, il ministro degli esteri russo, diceva di avere informazioni certe che terroristi ceceni avevano partecipato ai disordini avvenuti in Uzbekistan qualche settimana fa. Annunci del genere ne sentiamo da anni a dozzine e mai una volta che siano corroborate da qualche evidenza. Fino a quando non forniranno qualche prova convincente di queste affermazioni le considero delle non-notizie che non vale nemmeno la pena riportare. Ma questa volta valeva la pena citarlo dato che per la prima volta
Alu Alkhanov smentisce Lavrov su faccende simili.




permalink | inviato da il 3/6/2005 alle 18:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 giugno 2005


Rassegna stampa del 2-6-2005

Buon riassunto di Nico Guzzi del programma di pace ceceno che l'instancabile Khanbiev continua a proporre, ora a Istanbul e al parlamento europeo. Ricordo che per quanto riguarda il piano di pace del ministro degli esteri dell'allora governo Maskhadov, Ilyas Akhmadov, è scaricabile per intero il documento in versione .pdf perfino in lingua italiana: link. Ricordo anche che si può firmare l'appello per l'amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Cecenia (oppure basta dare solo un'occhiata al frame di sinistra). La raccolta firme si è fermata purtroppo a poco più di 37.000 da tempo ormai. Khanbiev si sofferma anche sulla situazione sanitaria in Cecenia (e... last but not least ... a tal proposito ripropongo l'intervista che gli feci qualche tempo fa: link).

Un altro analista, tal Leonid Radzikhovsky, che vede lo "spettro di Weimar che insegue la Russia". Fino a poco fa erano ben pochi a prendere la cosa in seria considerazione. Si parla di rivoluzione nello stile ucraino, ma con la fondamentale differenza che potrebbe "degenerare in una rivoluzione nazionalista guidata da xenofobi". Anche tra gli altri analisti russi finalmente cresce il sospetto che "nazionalisti radicali potrebbero andare al potere dopo il collasso del regime di Putin". Ma rimane qualcosa che gli sfugge nella faccenda. Radzikhovsky non riesce a darsi ragione di come mai "il virus del nazionalismo è sopravissuto e si è moltiplicato". Non riesce a capire e si chiede: "cosa spiega il risorgere del nazionalismo?" Non c'è dunque da meravigliarsi se conclude dicendo: "Quello che i liberali devono fare in questa circostanza è ovvio: sostenere il regime di Putin in quanto mantiene le fondamenta e le istituzioni di un ordine liberale". Radzikhovsky può stare tranquillo: presto tutto l'occidente verrà a gettare benzina sul fuoco nazionalista che aprirà le porte alla nuova Weimar proprio sull'onda di questa argomentazione.

Intanto, nel regime liberale in questione, la Società per l'amicizia Russo-Cecena, del cui caso di persecuzione da parte delle autorità abbiamo parlato (
link & link), guarda caso ha sempre problemi con la linea telefonica....link




permalink | inviato da il 2/6/2005 alle 12:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 giugno 2005


Liberati i parenti di Maskhaodv

Il Kavkaz Center annuncia (in russo) la liberazione dei parenti di Maskhadov che furono rapiti e presi in ostaggio dalle autorità russe nel dicembre scorso. Si era temuto per il peggio visto che di solito, quando mancano notizie per così lungo tempo, significa che gli ostaggi vengono eliminati. Speriamo che si concluda finalmente una vicenda che si trascina ormai inutilmente visto che Maskhadov non c'è più (vedi p.es. i post link & link & link). Per il momento non si sa molto di più, ma credo che ritorneremo sull'argomento.




permalink | inviato da il 2/6/2005 alle 9:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 giugno 2005


Il rifiuto di negoziare

Nurpashi Kulayev, l'ormai ben noto terrorista sopravissuto all'attacco contro la scuola di Beslan, rivela qualche dettaglio interessante. Si tratta di cose già note, ma che vengono raccontate per la prima volta dal testimone diretto e che una volta di più contraddicono la versione ufficiale (e dato che per questa impudenza potrebbe rischiare di ritrovarsi di nuovo in compagnia di quei gentiluomini incappucciati penso sia una ragione per cui potrebbe essere credibile). (link & link) L'obbiettivo era, cosi racconta Kulayev, una stazione di polizia, ma il comandante, il cosiddetto "colonnello", deviò il gruppo verso la scuola all'ultimo momento. Due delle donne kamikaze che si opposero lui le uccise facendo esplodere le loro cinture col telecomando. Ma il tal "colonnello, era pronto a rilasciare 150 bambini per ogni negoziatore se questi si fossero presentati." Avevano tentato a tal fine di chiamare ripetutamente il presidente del Nord Ossezia, Alexander Dzasokhov, e quello dell'Inguscezia, Murat Zyazikov. Ma conferma che fu tutto invano. E questa infatti è anche la versione che più ostaggi hanno raccontato: riferivano che vedevano come i terroristi cercavano un contatto telefonico ma che nessuno rispondeva. Evidentemente al Cremlino si era già deciso tutto e le autorità tagliarono le linee telefoniche, rifiutarono qualsiasi dialogo, impedirono a chiunque un contatto coi terroristi, si avvelenò e malmenò giornalisti come la Politkovskaya e Babitsky che erano pronti a presentarsi come interlocutori, e passarono subito all'azione militare con l'uso di carri armati, lanciafiamme e razzi contro una scuola piena di bambini. Il resto è noto. Intanto ieri Dzasokhov ha rassegnato le dimissioni. Ufficialmente per altre ragioni, ovviamente.




permalink | inviato da il 1/6/2005 alle 17:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio        luglio
 
rubriche
Diario

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
Comitato per la Pace nel Caucaso
Russia sconosciuta
Osservatorio sul Caucaso
Caucasian Knot
Studisenzafrontiere
Progettohumus
Mondoincammino
Forum radicale sulla Cecenia
Kavkaz Center
Paolo Guzzanti
Interfax
Ria-Novosti
Itar Tass
Travel-Georgia
Georgien
Kaukasus
Etudes sans frontières - Tchétchénie
Caucasus-pictures
Progetto Kavkas
Politkovskaja: il blog
Ania
Serghei24
La Vita Leggera
Siberiano
Siberian Light
Registan
Viaggio all'inferno
Glucksmann file
Russiablog
Russia-Italia
Samovar
Russianitaly
Ragoburgo
Ragoburgo.it
Poganka
Il Cordigliere
Jimmomo
Le Guerre Civili
Nessuno tocchi Caino
Associazioneaglietta
Sannita
Il Salotto
Panther
Stanza di Montag
Itablogsforfreedom
Musica russa
Viaggio in Russia
Le Ragazze russe
Germanynews
Bhtimes
1972
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom