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8 ottobre 2007


Comuniacto di Ibragimov

5.10.2007, Strasburgo.

Comunicato dell’ufficio stampa dell’Associazione internazionale “Pace e diritti umani”

Traduzione di Matteo Mazzoni

I dettagli dell’intervento di Said-Èmin Ibragimov del 2.10 durante la seduta dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa sono stati forniti da testimoni oculari e da lui in persona dopo che Said-Èmin il 4.10 ha riacquistato la parola.

Come è stato comunicato in precedenze, Said-Èmin Ibragimov è stato invitato il 2 ottobre alle 13 e 15 minuti nella sala n. 6 della sede del Consiglio d’Europa. L’invito scritto e le informazioni necessarie per l’intervento di Said-Èmin non sono state inviate, forse casualmente. Noi lo sappiamo, perché, date le sue condizioni di salute, tutta la posta di Said-Èmin passa attraverso la nostra sezione. Vista la nostra inquietudine al riguardo, Said-Èmin ha detto, che non bisogna inquietarsi per questo e che questi dettagli possono mutare poco nella sua esposizione. Nei giorni precedenti il 2 ottobre Said-Èmin è stato a letto in silenzio, riprendendo forza, ha cercato di bere più acqua, non ha quasi mai risposto al telefono e ha conservato le forze. Il 2 ottobre hanno cominciato a giungere persone da vari paesi. Superando grandi distanze, sono giunte persone, a cui non sono indifferenti il destino e il futuro del popolo ceceno e fra queste ci sono persone di varie nazionalità. Ma tra loro non c’erano i molti ceceni, che vivono in qualità di rifugiati POLITICI nella stessa Strasburgo e nelle regioni vicine. Quando le persone che sono giunte hanno fatto notare ciò, Said-Èmin ha risposto molto semplicemente: quando si tratta di amore e dedizione alla propria Patria e al proprio popolo, non ha senso parlare di distanze.

A Strasburgo è arrivata per prima la delegazione austriaca, poi hanno cominciato ad arrivare anche gli altri. Purtroppo, non è riuscito comunque a vedere alcuni di loro e ha chiesto di esprimergli la sua gratitudine. Dalle 10 del mattino in poi presso la sede del Consiglio d’Europa sono state appese bandiere cecene, manifesti e documenti fotografici. I poliziotti, che, soprattutto durante le sedute dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, sono sempre vigilanti e richiedono sempre l’autorizzazione per lo svolgimento di manifestazioni, erano assolutamente tranquilli, e quando gli è stato detto che Said-Èmin avrebbe dovuto arrivare presto con i documenti, si sono fatti da parte e non hanno creato problemi, sapendo che Said-Èmin ha sempre tutti i documenti in regola. Said-Èmin si è avvicinato con gli amici che lo sostenevano dopo le 12 e 30 minuti.

Nonostante il fatto che sia molto dimagrito e che era evidente che si costringesse a restare in piedi con la forza di volontà, ha abbracciato tutti quelli che si avvicinavano a lui e li ha ringraziati perché, malgrado le difficoltà, erano venuti, dopo aver fatto una strada così lunga. Non so se lo stesso Said-Èmin in quel momento pensasse quanto lunga e difficile era stata la strada, che con il suo abituale passo lieve e rapido aveva potuto percorrere 5 minuti prima, quella che gli tocca percorrere nelle sue attuali condizioni fino alla sala n. 6, dove dopo tutto questo deve anche intervenire? Una strada che per poco non lo ha condotto alla morte.

Tutti stavano in piedi e osservavano la piccola delegazione che andava lentamente verso l’entrata della sede del Consiglio d’Europa, da cui tutti costoro aspettavano gesti concreti per una soluzione radicale del problema ceceno per mezzo delle norme del diritto internazionale riconosciute da tutti.

Uno di quelli che osservavano queste persone che andavano a passo lento e che ha visto molte cose nei suoi 40 anni, ha esclamato a bassa voce: “chwjt davisag jaw, hwo ky’gaš twehw c(u vachw jiš elarkcha ciga”[1]. E sul suo volto virile, qua e là coperto di cicatrici, è corsa una grossa lacrima, cosa che i ceceni si concedono molto di rado. Stavolta la procedura di emissione dei permessi per entrare nella sala è durata insolitamente a lungo, forse anche questo casualmente. Ma è arrivato il sig. Günter Schimmler[2] e ha accelerato questa operazione. Siamo saliti al 2° piano e Schimmler ha chiesto se fosse necessaria una sedia a rotelle per Said-Èmin e nel frattempo Schimmler si è affrettato in sala e vedendo questo Said-Èmin ha risposto di no. Nessuno supponeva che per Said-Èmin, nelle sue condizioni, ci volessero circa 20 minuti di cammino. Quando Said-Èmin con enorme sforzo ha percorso questa distanza, la relazione di Dick Marty[3], in cui questi parlava dello sciopero della fame di Said-Èmin, era già terminata. Gli intervenuti hanno parlato molto delle gravi violazioni dei diritti umani in Cecenia. Le loro relazioni venivano tradotte simultaneamente in diverse lingue. In modo particolarmente preciso e univoco i rappresentanti di Human Right Watch e Amnesty International hanno definito le azioni compiute dai militari russi in Cecenia dei crimini, a cui dovrebbero seguire adeguate punizioni. Nei loro interventi si sentiva il sincero desiderio di aiutare le persone che soffrono senza colpa.

Infine, già quasi alla fine della seduta, è stata data la parola a Said-Èmin, debilitato da uno sciopero della fame di 32 giorni, costretto a sopportare la difficile traversata dei corridoi del Consiglio d’Europa e già stanco di aspettare, ma che non manifestava esteriormente in alcun modo le proprie condizioni. Forse anche questa è stata una coincidenza casuale. Said-Èmin ha iniziato il proprio intervento in modo molto meditato e quieto, anche se era molto pallido. Ha ringraziato le grandi organizzazioni internazionali per il loro grande contributo alla causa della salvezza delle persone e della difesa dei loro diritti e delle loro libertà. Inoltre ha aggiunto che, nonostante l’utilità di questo lavoro, questo non porta purtroppo allo sradicamento del problema del mondo contemporaneo. C’è la radice del male, che sempre più estende i propri tentacoli e produce i velenosi frutti del male. E finché non lotteremo con questa radice del male, del dolore e delle sofferenze sulla nostra terra non ce ne saranno meno. Come esempio di passaggio a questa lotta, Said-Èmin ha proposto al Consiglio d’Europa il passaggio effettivo dalla pratica di emettere Risoluzioni e Raccomandazioni, che sono state ignorate dalla Russia, vista la loro inefficacia, all’esame della questione cecena dal punto di vista delle norme del diritto. Progetti di documenti per tale passaggio a una reale soluzione della questione cecena sono stati presentati da Said-Èmin Ibragimov all’ONU, all’UE e al Consiglio d’Europa nell’estate di quest’anno. Il principio fondamentale di questi documenti consiste nel fatto che queste organizzazioni, almeno inizialmente, senza sottostare all’influenza dei duplici standard, ma prendendo spunto dalle norme del diritto internazionale riconosciute da tutti e rimandando ad esse, dovrebbero definire tutto direttamente e apertamente in termini giuridici adeguati. Se è stata compiuta un’aggressione, indichino univocamente nelle loro Risoluzioni, rinviando alla legge, che è stata compiuta un’aggressione e non la manipolino con le parole della parte forte che ha commesso il crimine ed è interessata a nasconderlo con l’uso di preposizioni e di termini e spostando diverse targhette dalla testa malata a quella sana.

Scrivo queste spiegazioni prendendo spunto dai documenti elaborati da Said-Èmin sulla base del suo grande lavoro come giurista e studioso. Ma quel giorno non hanno permesso a Said-Èmin di esprimersi, fosse pure con un decimo della sua relazione, e questo si è unito a molte altre coincidenze non del tutto chiare. Tutto questo era impossibile da sopportare non solo per un uomo che fa lo sciopero della fame da 32 giorni, ma anche per un uomo in salute. Said-Èmin ha perso conoscenza e dopo essere stato soccorso dai medici del Consiglio d’Europa è stato portato rapidamente in ospedale. Dopo essere stato fatto rinvenire dai medici, per altri due giorni è stato steso immobile e non ha potuto parlare. Ha ripreso a parlare il terzo giorno e subito ha richiesto di essere dimesso dall’ospedale. I medici si sono categoricamente rifiutati di dimetterlo quel giorno e lo hanno dimesso il quinto giorno, dopo pranzo. Al momento presente Said-Èmin Ibragimov continua a fare lo sciopero della fame e la sua situazione peggiora continuamente.

Tutti questi dettagli sono stati scritti su richiesta di molte persone, che scrivono da molti paesi del mondo e soprattutto dalla Russia.

Il collaboratore dell’ufficio stampa dell’Associazione internazionale “Pace e diritti umani”,
Al’bert Vachaev

5.10.2007

Mentre, mi preparavo ad inserire questo articolo nei siti, ho ricevuto la notizia, che il Segretario Generale del Consiglio d’Europa Terry Davis ha inviato per posta una lettera indirizzata a Said-Èmin Ibragimov. Ma finora questa lettera, per quanto sappia, non è giunta a Said-Èmin.
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[1] Frase cecena che non sono in grado di tradurre e che trascrivo forse in modo erroneo.
[2] Segretario del Comitato dell'Assemblea per gli Affari Legali e i Diritti Umani.
[3] Deputato liberal-radicale svizzero.




permalink | inviato da CeceniaSOS il 8/10/2007 alle 20:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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