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Mosca: attentato nel metro

Decine di morti nel metro di Mosca a causa di un attentato terroristico: link, link, link, link, link. Come al solito si parla subito di donne kamikaze, le famigerate "vedove nere", ipotesi questa che troppo spesso poi non viene né smentita né dimostrata ma che comunque rimane nell'immaginario collettivo fino all'attentato successivo. In passato ci furono anche altri attentati nei metro moscoviti e che le autorità hanno sempre subito addebitato alla guerriglia cecena, ma senza mai fornire prove convincenti. D'altra parte Dokka Umarov, il leader del movimento indipendentista ceceno ed auto-proclamato "emiro del Caucaso", aveva annunciato poco più di un mese fa l'intenzione di estendere le operazioni militari anche al di fuori del Caucaso settentrionale. Il fatto che poi sia stata scelta la stazione del metro di piazzale Lubjanka, ben nota per ospitare la sede dei servizi segreti russi, è piuttosto indicativa. La guerriglia cecena di oggi non è più quella di una volta, cioè quella di Aslan Maskhadov, ex presidente ceceno, e che ricorse si alla lotta armata, ma mai al terrorismo, ed era di ispirazione laica e disponibile al dialogo. Disponibilità che invece la controparte russa negò fermamente soffocando qualsiasi dissenso nel sangue con la conseguenza che questa politica finì per radicalizzare il movimento aprendo le porte ai fedeli di Shamil Basayev ed al suo attuale omologo Umarov, i cui adepti oggi assomigliano molto più ai talebani sia per l'impostazione ideologica di stampo radicalista islamico che per i metodi adottati. Sarà quindi da vedere se e chi rivendicherà l'attentato di oggi.

C'è il rischio poi che, in un clima di crescente xenofobia in Russia, clima d'odio la cui estensione è impossibile controllare e contenere
per come è strutturato l'attuale sistema politico vigente, possano essere presi di mira non solo cittadini ceceni ma caucasici e stranieri in generale con retate di massa da parte delle autorità e atti di violenza di privati.

Comunque sia, una dozzina d'anni di guerre in Cecenia e le conseguenti repressioni imposte dalla politica di Putin non sono riusciti a riportare "l'ordine" e la "stabilità" che le versioni ufficiali vorrebbero fare credere. Che la politica di Putin di "stabilizzare" è fallita da un pezzo era sotto gli occhi di tutti anche molto prima di questo attentato. Perché in realtà l'unico risultato raggiunto è stato quello che la guerriglia si è estesa a macchia d'olio anche alle altre regioni del Caucaso, in primis l'Inguscezia e il Daghestan. Il Caucaso non è "stabile" e "pacificato", ma solo un'enorme pentola a pressione in cui "l'ordine" è stato raggiunto al costo di pesantissme violazioni dei diritti umani e
con metodi di memoria stalinista proprio per mano dei servizi segreti di piazzale Lubjanka, quali le esecuzioni arbitrarie, la tortura e le "sparizioni" di migliaia di civili . E' un "coperchio" che tiene solo molto parzialmente e potrebbe saltare definitivamente da un momento all'altro.

Pubblicato il 29/3/2010 alle 11.12 nella rubrica Diario.

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