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Rivendicazioni cecene e scuse serbe

Dokka Umarov rivendica, con tanto di dichiarazioni in video, l'attentato al metro di Mosca: link. In particolare motiva la sua azione come atto di vendetta per i fatti avvenuti in Inguscezia l'11 febbraio: link. Proprio come diceva Mironov: "La violenza contro gli innocenti chiama violenza contro altri innocenti",

Intervista di Al Jazeera ad Usman Ferzauli, ministro del deposto governo rappresentato oggi da Zakayev (il cui silenzio è un po' strano...): link. Il mondo aveva la possibilità di sostenere questa posizione alternativa per evitare che la guerriglia cadesse nelle mani degli Umarov & co., ma ha preferito fare orecchi da mercante.

Una decina di morti in una azione
da parte dei "martiri" in Daghestan: link, link, link. E infatti, il Caucaso non è ormai più solo la pista cecena: link. Secondo Putin si tratta della "stessa banda di criminali": link.  Probabile. Quello che è certo è che intanto le sue bande criminali portano avanti la politica di "pacificazione" che continua imperturbabile: link.
                                                                                                                                                                     
La Serbia si scusa per il massacro di Srebrenica: link. Ma molti si rammaricano per il fatto che non l'hanno voluto chiamare "genocidio". E se fosse,
veramente questo cambierebbe qualcosa? Magari i russi si scusassero per le atrocità ben più estese che hanno perpetrato in Cecenia.

Pubblicato il 31/3/2010 alle 19.15 nella rubrica Diario.

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