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Diario russofobico

Interessante la spy story russa svelata dal FBI. E perfino con tanto di sexy spia, l'avvenente Anna Chapman. Tutto questo per il momento a molti sembrerà del materiale da gossip, buono per il prossimo film di James Bond, al più un incidente che passerà.

E invece è solo la punta dell'iceberg e lascerà delle conseguenze. Naturalmente si può continuare a non volere vedere che la cosa è seria (p.es. dicendo che "quanto al spiare così fan tutti"). Si può continuare ad essere iper-tolleranti con gli intolleranti facendo finta di non vedere le vittime innocenti che questi intolleranti intanto continuano ad arrestare, torturare, uccidere. Tutto questo nella vana speranza di poterli portare a più miti consigli e azioni sperando in cambio favori e scambi geopolitici, economici. Si può continuare a parlare di salvare le relazioni con Mosca e non vedere che in Russia i buoni rapporti con l'occidente non interessano. Chéché ne dicano gli esperti "analisti" di turno che vedono solo gli aspetti superficiali delle nazioni ma poi sono ciechi allo Spirito che le muove e che, malgrado le continue evidenze lampanti, rimangono inossidabili nel ripetere che la guerra fredda sarebbe finita. E invece quel che non vedono è che quando si tratta di politica estera, quello che più rode l'anima e guida le decisioni della gerarchia dell'ex KGB, e sostenuta da larghissimi strati sociali dell'ex URSS, non è tanto il denaro. E' invece il fatto che non si è digerita la sconfitta della guerra fredda, non si accetta l'idea che nel secolo scorso ci si è schierati dalla parte sbagliata. E oggi questo rifiuto si esplicita in un risentimento ed in un irrefrenabile desiderio di rivalsa contro l'occidente e tutto quello che lo rappresenta. E' questo pensiero, anche se più o meno subliminale, che predomina su tutto, anche sugli interessi economici. E' l'odio verso i nemici americani e il modello occidentale in sè, che è totale, onni-pervasivo, alveolare, e che deve avere la precedenza su tutto. Perché questi devono essere sconfitti. Ad ogni costo. Costi quel che costi, anche se necessiterà perdite materiali. Le buone relazioni  con Washington non le vogliono, anzi le temono, e piuttosto si limitano a simularle. Le simulano non solo (e forse neppure poi tanto) perché sperano di ottenere il più possibile da esso, ma perché pensano di potere usare la facciata delle "buone relazioni" come esca, come richiamo di una sorta di Fata Morgana per prendere tempo mentre cercano di dirottarlo verso luoghi dove poi gli sarà più facile giocarci prima e pugnalarlo alla schiena poi (con il beneplacido dell'ONU, della Cina, e magari via "collaboratori" infiltrati vicini ad Obama, il quale incomincerà a non capirci più niente). Specialmente per quanto riguarda l'Iran e il Medioriente. Si potranno pigiare tutti i "tasti di reset" che si vogliono, ma loro ci riproveranno. E il continuare a non volere vedere che questa è la situazione mentale, culturale, psichica, spirituale in cui versa la Russia post-sovietica, e che da quella non la si potrà smuovere con le buone maniere, non è solo un atteggiamento irrealistico, infantile, semplicemente stupido, ma purtroppo anche molto pericoloso.

Pubblicato il 2/7/2010 alle 22.36 nella rubrica Diario.

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